L'ANGOLO LETTERARIO

QUESTA  PAGINA OSPITA BREVI  RACCONTI DEI LETTORI SULLE TEMATICHE DELLA VITA, DELLA MORTE E DELL'ALDILA'. 
INVIATECELI PER E-MAIL , SE CI PIACERANNO LI  PUBBLICHEREMO!

INDICE DEI RACCONTI
Il figlio ritrovato CUCCIOLO' IL VECCHIO FARO
PICCOLO-GRANDE UOMO IL VIAGGIO MERAVIGLIOSO 

IL TUNNEL

IL MAGO POESIE DALL'ALDILà IL MERCANTE DI SOGNI
Il giorno dopo L'INCIDENTE  

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Il giorno dopo (05-05-19)
(Dr. Vittorio Paola)

Adesso ho capito, comincio a vedere chiaro: sono morto!
E certo che sono morto, non dormo, non ho fame, non sento dolore, non avverto più la fisicità del mio corpo. Il mio corpo, buono quello, mi ha abbandonato subito dopo l'incidente, si è distrutto. L'ultima volta che l'ho visto era disteso sull'asfalto pieno di sangue e circondato da molte persone che cercavano di rianimarlo ma io ero due metri sopra che guardavo.
Ora che ci penso come facevo ad essere due metri sopra e non sentire dolore ed essere sereno e tranquillo ?
ah vero sono morto.
Già che ci penso, morto è davvero una brutta parola: ho sempre associato questa parola alla fine, al nulla alla non esistenza, così mi hanno fatto credere tutti quelli con cui parlavo, invece io sono qui, penso meglio di prima, più velocemente, ricordo ogni cosa, ogni piccolo dettaglio, ogni storia ogni carezza, ogni amore ed ogni bacio.
A pensarci bene però alcune cose non le ricordo, o meglio non mi provocano più rabbia o disappunto: si vero, non sono più arrabbiato con il mio vicino di casa perchè posteggiava sempre la sua sporca auto nel mio posto... nel mio posto: ma cosa vuol dire "mio", io qui non ho niente, non posseggo niente eppure non sono mai stato meglio.
Mi sorge il dubbio di avere sbagliato molte cose nella mia vita terrena ma nel pensare questo non provo tristezza, anzi, provo gioia ed amore come se sbagliando avessi dato un senso alla mia vita.
 Quante cose strane mi stanno succedendo da morto, ooopsss... scusa non da morto ma da vivo qui, ad esempio è stata una vera figata incontrare mio padre e non prendere una sberla come quelle che mi dava sempre: è incredibile, lui mi ha abbracciato e baciato e detto che mi ha sempre voluto bene e si è scusato se non è riuscito a dimostrarmelo quando era il momento e mentre eravamo abbracciati, siamo stati avvolti da una luce meravigliosa, dai riverbero dorati e un coro di applausi, o forse suoni, si è diffuso nell'aria.
Ma quanto dovrò stare in questo posto, e poi, questo che posto è? quanta gente strana vi risiede ma sono tutti come me,
 li sento tutti IO li sento tutti in ME.
Ah! dimenticavo, ma se sono morto dovrei incontrare Dio, oh mamma che ansia e come ci si presenta a Dio, sarò all'altezza, sono vestito nel modo giusto ? che parole usare ? mi dovrò inchinare, o prostrare ?
Dovrò iniziare dicendo "oh grande Dio adorato". Oh Mamma che ansia. Ma tu chi sei ? chiedo ad un qualcosa di luminoso che mi si avvicina, chi sei cosa vuoi da me ? e lui o lei non saprei mi risponde con una voce soave che era qui perchè voleva rispondere alle mie domande, insegnarmi come ci si presenta a Dio.
A questo punto ebbi un attimo di qualcosa di indefinito, forse consapevolezza: non avevo le labbra, non emettevo nessun suono, niente corde vocali, niente materia niente corpo, come può avere fatto costui o conoscere i miei pensieri ?
 E lui rispose ancora una volta e mi disse che i pensieri sono come onde nello stagno e si propagano e appartengono a tutti perchè tutti siamo UNO. Adesso comincio a capire, anche perchè ogni frase, ogni pensiero, esplode dentro di me in mille rivoli di luce e... capisco, finalmente capisco. Si, adesso è chiaro... sono a Casa e ciò che ricordo è soltanto un sogno.

https://www.facebook.com/ Vittorio Paola
 

MENTRE NOI LAVORIAMO...  (27-08-15)

Fatevi 4 risate con i tragicomici pensieri della nostra Lettrice Donatella, che vi aiuterà a trascorrere in allegria gli ultimi attimi di riposo estivo e con questo profondo pensiero Twitteriano.

IL MERCANTE DI SOGNI

Cliccate QUI per scaricare il Pdf  e...  Buone risate!

POESIE DALL'ALDILà  (15-07-11)

Caro Claudio,

certo che puoi pubblicare gli scritti che ti ho inviato!
Spero di cuore che possano essere di aiuto ad altri genitori come noi: la condivisione è l'unico mezzo che abbiamo per rendere meno pesante il nostro cammino.Un abbraccio e un saluto che comprende anche i nostri Angeli.

Linda, Mamma di Valerio "per sempre"

Tu non mi vedi,
ma il tuo cuore sa dove trovarmi.
Tu non senti la mia voce,
ma la tua anima sa come ascoltarmi.
La mente razionale si chiede “perché?”,
la Fede risponde “è ancora con te”!
Ascolta allora l’amorevole canto
dell’armonia Celeste in cui vivo,
canta insieme a me le note infinite
di quell’Amore Eterno
che ora mi investe
e che dissolve ogni umana barriera perché…
lì ci incontreremo e saremo nuova vita
nel Regno di Dio che è Storia Infinita!

Sorridi, mamma, e mi fai il dono più atteso
Canta e canterò anch'io con te.
Sii te stessa, nel bene e nel male, e camminerò al tuo fianco per sostenerti.
Cammina fiera per la tua strada
e sarò la tua guida.
Il dono che tu fai a me
è vivere al meglio la vita,
in ascolto e dedizione per ogni attimo che passa...
perchè, in realtà, non passa quell'attimo
ma resta
e completa il nostro mondo
che è un unico mondo.
 (Valerio)

Il mio angelo per me

“Mamma, ti prego, non rendere vano il mio passaggio terreno. Sorridi alla Vita, ringrazia Dio  per averci fatto incontrare, conoscere, amare e poi sorridi, ringrazia, incontra, conosci, ama chi ora si avvcina a te,  abbi cura e comprensione di chi soffre, aiuta come puoi e dove sei nel modo che sai e ogni volta che ci riuscirai sappi che lo avrai fatto anche con me, per me e a me.”


 RACCONTI SOTTO L'OMBRELLONE 

IL MAGO (14-11-09) 
(RACCONTO BREVE DI MARCO BIANCONI)
 

Il mago, un uomo e metà tra illusione e realtà. Solo lui conosce i trucchi dei suoi giochi che per tutti debbono sembrare verità.
Quando si spengono le luci il mago è solo, con le sue magie riposte dentro il baule della realtà. Si guarda allo specchio e si ritrova più vecchio… la sua pelle è increspata come fosse la superficie del mare soffiata dal vento leggero. Sorride passandosi la mano tra i capelli un poco più bianchi di ieri, ma più scuri di quanto saranno domani.
Il mago è stanco… anni magie pesano come un fardello sopra le sue spalle, ma ne è valsa la pena… perché forse, il primo a credere che quelle illusioni fossero realtà è stato proprio lui.
Adesso è solo, davanti allo specchio… chiedendosi quale sia il vero lui. L’immagine di se riflessa, o quella in carne ed ossa ? Accarezza la superficie riflettente e liscia. Sente uno strano calore sulle dita… istintivamente tocca il suo volto. Le dita scorrono su un accenno di barba, ma ciò non impedisce di percepire il freddo della sua pelle.
Un’occhiata all’orologio: il giorno dopo è già arrivato. Si alza dalla sedia gettando un’ultima occhiata allo specchio. Vede la sua ultima immagine riflessa ferma, immobile, come fosse intrappolata dalla cornice. Eppure lui non è più di fronte allo specchio. “Una magia…” pensa tra se.
Il mago apre la finestra. La luna bianca e tonda, sembra un enorme buco sul telo scuro della notte… quasi fosse un passaggio verso chissà dove.
La osserva, immaginando cosa possa nascondersi dietro essa. Continua a fissarla percependone il lento movimento, come fosse una enorme ruota che lentamente rotola sui tetti della case.
Il mago sente il bisogno di uscire. Un istante ed è fuori. La città e li, pronta ad accoglierlo ed a offrirgli qualsiasi percorso lui voglia calpestare. Il mago ora è un uomo e non sa dove andare. Non ha con se i suoi giochi in grado di creare illusioni. In quel momento non c’è illusione ma realtà.
Si avvolge dentro il suo cappotto e comincia a camminare, lasciandosi dietro passi su passi. Un alito di vento gli gonfia i pantaloni. In lontananza il latrare di un cane gli fa capire che non è il solo a girare quella notte.
Fa freddo… ed ha la sensazione che tutto possa accadere… una notte dove qualsiasi miracolo sembra essere possibile, come se il cielo avesse deciso, di esaudire i suoi desideri più reconditi.
Continua a camminare. Ogni tanto arrivano improvvisi aliti di vento freddo che gli sbattono sul viso. Li annusa, cercando di carpirne ogni odori.
L’aria sa di salsedine. In quel momento capisce che i suoi passi lo hanno portato al mare. Ancora un po’, ed il pontile si aprirà ai suoi occhi. Quella lunga striscia che si inoltra nel mare come fosse la prua di una nave. “Quante volte avrà desiderato di staccarsi dalla terraferma e solcarlo il mare….” Pensa l’uomo tra se.
Il pontile… anche lui una illusione regalata a chi, percorrendolo fino in fondo, si illude di stare sopra una nave. Un modo per navigare rimanendo ben saldati sulla terra ferma.
L’uomo percorre il pontile fino in fondo. Arriva alla punta… alla prua… il vento è più forte e scuote il mare. Gli schizzi d’acqua salata che si infrangono sul pontile gli arrivano sul viso. “E’ la nave che come un coltello, divide in due il mare… almeno per un istante… almeno fino al momento in cui le due estremità dell’acqua, rimangono separate dalle pareti dell’imbarcazione per poi ricongiungersi a poppa…”
Tutto sembra possedere un doppio… un qualcosa di diverso da ciò che in realtà è. Tutto sembra in grado di illudere qualcuno. Lui il suo pubblico con i suoi giochi di magia, il pontile nel sembrare una nave, il mare, che per qualche istante si apre al passaggio di una nave, così da non sembrare più formato d’acqua, per poi tornare a richiudersi e ridiventare mare.
L’uomo adesso è spettatore della magia evocata dalla sua fantasia.
Rimane a fissare davanti a se l’oscurità del mare e del cielo che vi sprofonda dentro.
Sulla sua spalla sente poggiarsi una mano leggera… un tocco. Lui si volta. Lei lo guarda sorridendo. Chissà da quale piega della notte è uscita quella visione, talmente reale da sembrare vera.
Chissà quale dio ha riavvolto il tempo pigiando il tasto di un improbabile rewind.
Lui confuso alza la sua mano per accarezzarle il viso. Un istante e lei svanisce, tornando nel luogo sconosciuto da dove è venuta. Il cuore sembra un tamburo impazzito pronto a rotolargli via dal petto.
Lui si riavvolge dentro il suo cappotto e percorre la via del ritorno. Guarda in terra, e scopre che vicino alle sue impronte, quelle lasciate dai suoi passi nel viaggio di andata, vi sono altre impronte, come se qualcuno avesse camminato al suo fianco.
Il mago apre la porta di casa, getta il cappotto sulla poltrona e poi si siede di nuovo davanti allo specchio. Non si vede riflesso in esso… non comprende ciò che sta accadendo. Per un istante prova paura, ma è solo un attimo. Rimane a guardare lo specchio sperando di vedersi. All’improvviso arriva lei… la sua immagine riflessa. L'uomo la vede togliersi il cappotto e prendere posto nello specchio. Ora è di fronte a lui e gli sorride. Ora tutto torna… tutto quadra… i passi visti poco prima vicino ai suoi, erano della sua anima… l’anima del mago. Grazie a lei si è compiuta quella magia… grazie a lei ha potuto rivederla, seppure per un istante.  L'uomo si alza dalla sedia, si distende sul letto sprofondando nel sonno. La sua anima lo raggiunge e torna dentro di lui. L'uomo è tornato ad essere mago, pronto per lo spettacolo di domani… che è già oggi.

MARCO, SCRITTORE  DI GRIDO? (27-07-07)

Il nostro poliedrico amico,  dopo aver mostrato grande talento come critico  fotografico-paranormale ci si presenta nella sua nuova veste di scrittore, ha infatti pubblicato un "Blog" dove....
ma lasciamoglielo dire a lui!

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Cari Amici della Pagina.
Credo di aver preso un colpo di calore. Comunque và bene così ...
Signore e signori, da qualche giorno ho aperto un blog che chi ha voglia lo troverà al seguente indirizzo :
www.traparoleedimmagini.splinder.com
Voi direte "e chissenefregatuttoattaccato !", ed invece vi frega !
Lì troverete l'inizio di un racconto, partorita dalla mia perversa mente. L'obiettivo è un vecchio progetto che volevo sottoporvi. Scrivere una storia che mette assieme le sensazioni di tutti noi. Quindi, chi ne avrà voglia, potrà cimentarsi nel diventare scrittrice o scrittore e mandare avanti il racconto. Alla fine sarà un romanzo scritto a 10000 mani dalla PDA.
C'è una cosa che si deve organizzare, ossia la scaletta degli interventi. Se volete la decidiamo in seguito. Per Claudius WM : Non preoccuparti, questo non toglie spazio al tuo situs, anzi ! Ditemi cosa ne pensate. In caso contrario procederò da solo (mica mi offendo). Ovviamente la cosa non è a scopo di lucro, anzi, se viene su una storia carina, possiamo pensare di pubblicarla e con il ricavato farci delle cose per chi ne ha bisogno ! Aspetto commenti positivi, negativi, belli, brutti e via dicendo ! .
Un'altra cortesia : NUN ME CHIDETE DE MODIFICA' L'INCIPIT NE' IL NOME DELLA PROTAGONISTA. 
(E PERCHE' DOVREMMO??  -  WM)
Un abbraccio forte + issimmo .
Marco
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COMMENTI NON TROPPO POSITIVI.....
gassadamante

 
 


30 Lug., 2007 - 9:57 AM
 Re: Riguardo l'idea ...

Non voglio scoraggiarti ma il romanzo scritto a più mani è una delle idee che da sempre affascinano gli scrittori, ma cncordo con tutti coloro che mi hanno preceduto: è difficilissima da realizzare o per lo meno da realizzare in modo tale che possa essere presentabile ad un editore. Gli stili di scrittura sono per forza di cose molteplici ed omogeneizzarli è un lavoro molto complicato. Recentemente un grosso settimanale ha fatto una cosa del genere invitando i lettori a scrivere il finale di una storia: ci è voluta un'intera commissione per trovare il pezzo giusto da agganciare al resto della storia. Un escamotage potrebbe essere quello di seguire un iter tipo "il Profeta" di Gibran, cioè procedere per capitoli: lanciare la domanda o meglio individuare l'argomento e, sempre in forma di dialogo, lasciare che ognuno lo sviluppi. Procedere cioè senza una trama precisa. A quel punto la figura dell'anziano potrebbe integrarsi in una sorta di "Consiglio di Saggi" e la differenziazione tra i vari stili potrebbe risultare meno stridente ed anche meno difficoltosa da amalgamare.
Scusami se mi sono permessa 
Buon lavoro Marco 
marco

 
 


30Lug. 2007 - 2:34 PM
 Re: Re: Riguardo l'idea ...

E perchè le scuse ? Hai detto una cosa giusta e penso che in effetti sia una cosa un pò troppo laboriosa da realizzare. Ci penso ( e pensiamci ) io intanto scrivo.

Un abbraccio
Marco

Per quanto riguarda l'idea
Ragazzi,
l'idea è quella che ciascuno possa sriverne un pezzo in modo da dare vita ad una storia scritta a 1000 mani !!!!! Non potrò connettermi ad internet fino a tutto lunedì poichè vado fuori. Pensateci e fatemi sapere !!!!!
Un abbraccio
Marco
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WEBMASTER
Lug. 29, 2007 - 9:12 AM Re: Per quanto riguarda l'idea
Marco, sarebbe bene pero' puntualizzare alcune cose onde evitare errori "per strada". Per esempio, luoghi, età dei personaggi, tempo in cui si devono svolgere le azioni ecc, altrimenti si rischia di fare un gran casinòn!
ALS
Claudius
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da:Anto3
Lug. 29, 2007 - 10:32 AM Re: Re: Per quanto riguarda l'idea
se posso esprimere il mio parere, secondo me la collaborazione si dovrebbe avere al livello di idee ma a scrivere dovrà essere marco altrimenti avremo un'accozzaglia di stili di scrittura; provate a leggere i post del forum senza vedere prima chi l'ha scritto, si distingue un post di angela da un post di marco o di tiziana etc..tutti hanno un modo loro di scrivere e in un libro questo risalterebbe ancora di più mentre a livello di idee si può fare..es
qto vecchietto di cui si parla potrebbe essere il nonno della ragazza (e di qui si potrabbe iniziare a parlare della una vita del nonno) oppure potrebbe essere un qcuno che aveva già preannunciato alla protagonsita cosa sarebbe successo e in questo caso al libro si potrebbe far prendere una piega piu misteriosa
...ripeto..è il mio parere
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Lug. 29, 2007 - 11:22 AM Re: Per quanto riguarda l'idea da: Fabio
Sono perfettamente d'accordo con WM e Anto 3.
Per evitare un pot-pourri letterario, è indispensabile rispettare i tre criteri aristotelici dell'unità di tempo, di luogo e della verosimiglianza (coerenza dell'azione, dei fatti, successione dei personaggi e mutamenti dei loro stati d'animo).
E' il realismo e l'unità narrativa che i maestri, da Boccaccio a Manzoni a Pirandello, ci insegnano da sempre. Va da sé che lo stile deve essere omogeneo, e per questo è fondamentale la supervisione marciana (ossia un costante e faticosissimo, estenuante lavoro di revisione da parte di Marco).
Se gli Angeli e i Santi intercedono, si dovrà poi sperare in un Editore abbastanza noto, magnanimo e interessato a pubblicare l'opera (Mursia, magari!!, butto lì).
Con simpatia
Fabio
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Da; WEBMASTER
Lug. 29, 2007 - 12:13 PM Re: Per quanto riguarda l'idea
Mizzeca...!!! La faccenda si complica... e se ci ispirassimo ai Prolegomeni della batracomiomachìa
Mi sa che Fabius si dovrà sobbarcare la correzione delle BOZZE per evitare a Marco i...BOZZI in testa
ALS  -WM
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Da:Fabio
Lug. 29, 2007 - 3:55 PM Re: Re: Per quanto riguarda l'idea
Le cose, in questo mondo a quattro dimensioni, non sono mai facili come a prima vista potrebbero sembrare.
Solo come esempio di novella essenzialmente introspettiva, assai meno impegnativa del romanzo o del racconto breve, si può dare un'occhiata a La carriola, di Luigi Pirandello (per me, novella-capolavoro).
O questa frase, sempre pirandelliana: "Sembra lunga, la vita, ma passa, passa. A me è passata come stando affacciato alla finestra".
Benedizioni
Fabio
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Da:Anto3
Lug. 29, 2007 - 4:45 PM Re: Re: Re: Per quanto riguarda l'idea

non lo so come si sentirà marco quando lunedi leggerà... ma io, in quanto membro della pda,
 mi sento un tantino scoraggiata
 

 IL TUNNEL  08-08-06
(INVIATOCI DA MARCO)

Lei sperò di vivere ancora un istante. Poi di colpo tutto intorno divenne confuso. Tirò ancora il petto inseguendo quel respiro che diveniva sempre più corto, quasi avesse un macigno sul petto. 
Le mani si strinsero attorno alle lenzuola come a volere ancora rimanere aggrappata al mondo... 
Il petto smise totalmente di espandersi e restringersi e di colpo il buio. 
Si guardò attorno e provò ciò che molti anni prima aveva provato. Anche quella volta percorse un tunnel buio, ma era diverso. In quel tempo sentiva le pareti stringersi attorno a ciò che solo dopo avrebbe capito chiamarsi corpo...
Quel giorno sentì sofferenza per poi trovarsi adagiata su un corpo materno caldo e sicuro, con una mano tenera ad accarezzargli la testa. 
In quel momento qualcuno aveva azionato la clessidra del tempo stabilito per la sua vita e la sabbia cominciò a cadere. Durante la sua vita sogno di essere tante lei. Senza meta e senza un porto dove attraccare definitivamente la sua nave. Visse seguendo ciò che le diceva colui al quale l’esistenza aveva costruito attorno un corpo. Per questo tutti quelli che la incontrarono ebbero per lei parole ostili. Capi che quelle persone che vivevano come se dovessero vivere in eterno, si erano consegnate ai loro corpi e che agivano secondo ciò che solo una vita a tempo può dare loro, ossia il niente. 
Comprese l’inutilità dell’avere tutto, quando poi ciò che ottieni non basta mai e spingi i tuoi desideri sempre più in la, fino a farti sfuggire cosa significa respirare con tutta l’aria che i polmoni possono contenere. 
La vita, quella che comincia già dentro quel rifugio sicuro del ventre di una madre, impone a chi vuole farselo imporre, di dare un ruolo ed una immagine al corpo e seguire ciò che altri corpi hanno stabilito per te. 
Lei corse migliaia di sere sulla riva del mare e rimanere stupita per il lento muoversi delle maree e domandarsi ogni volta chi fosse ad azionare quel lento alzarsi ed abbassarsi dell’acqua. Si chiese se le isole hanno la nostra stessa voglia di partire e compiangerle per il fatto che loro stanno ben ancorate sul fondo del mare. Se avesse potuto avrebbe issato su di loro un albero con una vela immensa e vi avrebbe soffiato dentro per strapparle a quel loro destino immobile e sempre uguale. Cercò sempre di vedere i fiori che sbocciavano sui prati alla loro stessa altezza, e non dall’alto. Questo per osservare il loro lento crescere e cercare quindi di capire senza soffermarsi all’apparenza. 
Non pensava alla morte e questo forse fù il segreto della sua eternità. Ebbe il coraggio di amare, e di capire che in fin dei conti la distanza tra i nostri occhi e le stelle non esiste se solo ci si lascia guidare dalla nostra anima. Piangeva per ogni guerra che scoppiava...Lo faceva non per quelli che morivano, ma per quelli che avrebbero continuato a vivere con l’idiota felicità di averla vinta. Capì che la vita è l’attimo che vivi e non è ne domani ne ieri perché ogni giorno nuovo è vita e l’attimo che ti fermi a pensare è già passato. 
Seguiva ciò che da dentro di lei veniva e non ciò che il mondo le imponeva. E per questo visse e seguì il suo percorso fino in fondo. Semplicemente essendo se stessa. Era bella Lena...Perché chi aveva la capacità di non fermarsi all’aspetto del suo corpo ma ne andava a capirne l’anima, scopriva che era tante persone in una sola. 
Tentò di rimanere aggrappata alla vita non per continuare a viverla, ma per rubare ancora una manciata di granelli di sabbia dalla sua clessidra per dire a chi le stava attorno che la sua non era una fine ma un inizio. Non ne ebbe il tempo perché forse è giusto così... 
Percorse quel tunnel buio fino in fondo. Vidde un bagliore accecante, lo stesso che seguì quando era in vita perché dentro di lei. Si voltò per un istante indietro, poi si tuffò nell’eternità.

Il figlio ritrovato    (11-07-06)
(INVIATO DA GRAZIELLA)        

Lei si guarda allo specchio ,è di nuovo sera,una sera come tante,con la stessa malinconia di sempre.

I suoi occhi guardano la sua immagine riflessa ..vorrebbe vedere altri occhi,un altro sguardo ,un altro volto… Il pensiero corre a giorni più felici quando i preparativi per la notte erano altri.

C’erano i giochi da mettere a posto,gli indumenti da preparare per il mattino dopo per la scuola,il ripasso della lezione di storia e geografia o finire quella divisione che non veniva mai .E c’era poi il bacio della buona notte accompagnato dalla frase:" Ti voglio bene mamma". Dà un bacio alla foto di suo figlio posta sulla cassettiera,anche questa giornata è passata… Si spazzola i capelli,un po’ di musica prima di addormentarsi con l’unico pensiero rivolto a suo figlio.
Chiude gli occhi e cerca di dormire,sperando di sognarlo,di rivedere anche per un solo attimo il suo bel volto.
Mentre sta per addormentarsi sente una voce sussurrarle nell’orecchio:"Mamma".
E’ un sogno ,pensa lei.. chiude gli occhi, improvvisamente di nuovo la voce:" Mamma sono qui".
E’ la voce di suo figlio,né è certa.
Lui è lì, vicino a lei,e le sta parlando,sente le sue parole nella mente una dietro l’altra .
"Sono qui mamma,va tutto bene,tutto va bene per me che sono con Dio,Luce infinita maestro di vita superiore. Stai calma, io sono sempre con te notte e giorno. Ti parlo e tu rispondi senza saperlo,senza la coscienza di ciò che accade."
"Perché tutto questo ? Perché Dio ha permesso questo?
" Dio ha voluto così, noi siamo tutti nelle sue mani sia in cielo che in terra."
"Dove sei? Dove sei finito?"
"Ho compiti importanti ora,qui in cielo studio ed opero insieme alla categorie degli Angeli,che si prodigano per aiutare gli uomini a svolgere i loro compiti ."

"Ma sei un bambino …parli come un professore ..non capisco…sei tu veramente?"
"Non sono più un bambino ma uno Spirito Elevato,non ho più il corpo ma sono vivo più che mai e ci rivedremo quando tra tantissimi anni terreni,tu salirai."
"Tantissimi anni terreni?Stai scherzando come facevi di solito!!!! Dimmi che è uno scherzo....!!!"
"No mamma,hai dei compiti ,il tempo non esiste e, quando salirai il mio viso sarà la prima cosa che vedrai, il mio viso che tanto ora ti manca.. Il mio abbraccio ti accompagna sempre e sempre accompagna tutti coloro che in terra ho amato."
"Dimmi cosa fai? Con chi sei? Dimmi di te…mi manchi tanto…"
"Mamma io sono felice ,molto felice,e ti amo tanto,ora sono nell’Eterno,dove non c’è tempo e lo spazio è illimitato ,gioco con gli altri bambini che come me hanno lasciato presto la terra.
Dio è sempre vicino a te e ti sostiene nelle tue giornate. Sii felice mamma ora come allora perchè nulla di noi andrà perduto. Dio ci ridarà ciò che ci è stato tolto in percentuale decuplicata.
Ora vado mamma ma ritornerò a parlarti, ti do un bacio e un abbraccio infiniti come me che sono ETERNO."
Improvvisamente un profumo dolcissimo si spande nell’aria,la luce della lampada si accende e si spegne,il solletico sulle labbra,…un ultimo saluto di una serata magica passata a dialogare con un figlio ritrovato…… così GRANDE.
Quella notte lei, dorme serenamente,come non succedeva da tantissimo ,troppo tempo,stringendo tra le mani, ,un piccolo pallone di stoffa,che era di suo figlio e ,sogna cieli azzurri,distese infinite,prati verdi sui quali giocano a pallone dei ragazzi .In mezzo a loro c’è anche suo figlio che le sorride e le dice 
":A presto mamma ,amando accompagna me,siamo sempre insieme,un bacio mamma."

Grazy

CUCCIOLO' (05-07-06)


 LA COMMOVENTE STORIA DI UN PASTORE ABRUZZESE TRATTA DAL LIBRO DELLA DR.SSA ANNA MAZZIOTTI. CLICCATE QUI PER LEGGERLA.

 

IL PICCOLO-GRANDE UOMO (INVIATO DA TIZIANA) -03-06-06

Sono su un letto e non posso muovermi, ho tubi da tutte le parti e una ferita al torace, che non possono ricucirmi ma non ho dolore. C’è mamma che mi racconta barzellette e mi fá ridere e il mio papá che mi accarezza i piedi. Ho sognato mio fratello J.che ha segnato un goal e mamma, quando mi sono svegliato, mi ha detto che urlavo di gioia: "Bravooo J.la nostra squadra ha vinto!".
C’è tanta gente intorno a me e la mia infermiera preferita, ha due occhioni azzurri e un sorriso
cosi dolce, la mia mamma ci parla sempre e si abbracciano. È arrivata la dottoressa, mi stá dicendo che mi fará dormire un pó, la mia mamma mi sorride e mi tiene la mano e me la bacia e poi mi bacia sulla bocca ( io e lei quando ci salutiamo ci diamo sempre un bacio sulla bocca con lo schiocco)..mi ama tanto!!  
I miei occhi si fanno pesanti, mi stó addormentando, conosco questo feeling, di operazioni ne ho avute 8 o 9 ma accidenti dove sono? Wowww sono sul soffitto ma quante persone intorno a qualcuno su un letto, non riesco a vedere chi è lí, ma è possibile che nessuno si sposti? Ecco la dottoressa se ne è andata e vedo me stesso senza piú tubi infilati nel mio corpo, peró sono verame nte un bel ragazzino e quanto sono grosso!!!  Ma quanto si stá bene qui, non ho un doloretto, sono supersveglio, non ho fame , non ho sete!  È arrivato mio fratello J., stá urlando il mio nome, stó cercando di parlargli ma non mi sente, gli volevo dire che ho visto la sua partita di pallone e il suo goal, per fortuna mamma lo ha calmato, lo stá abbracciando, come potró comunicare con loro? Mi sento bene ma un pó sperso, che dovró fare adesso? Dove vado? Ed ecco che mi arriva la risposta, la mia mamma alza gli occhi al soffitto ( non penso che mi veda ma sembra proprio che mi guardi direttamente nelle pupille) e mi dice:" D.adesso sei libero, vola in alto Ciccio bello, cerca nonno, cerca Dio, cerca la tua libertá ma torna ogni tanto a trovarci". Ho sempre ubbidito a mamma e só che lei ha ragione, devo uscire da qui…non mi piace stare qui, voglio trovare una via per andare e poi tornare! Non mi sembra vero, galleggio come in un mare senza acqua, una sensazione stupenda, come andare sulle montagne russe, il mio problema è che ho un pó paura di andare a sbattere sul muro ma ecco che la mia mamma mi stá aiutando ancora, stá aprendo la finestra e mi stá dicendo :" Piccolo impara, non hai bisogno di porte o finestre aperte per volare, adesso sei libero di scoprire la vera vita". Mi sembra di essere un uccello, stó volandoooo ma a una velocitá pazzesca, che bello, vedere la terra a questa altezza ma adesso che paesaggio è mai questo? Vedo degli alberi enormi, di un verde immenso e se alzo gli occhi al cielo vedo un blu, cosi scuro e che stelleeee ma chi le aveva mai viste cosí scintillanti e luminose? Ma dove sono finito? È tutto cosi bello qui, c’è una luce enorme, devo andare a guardare, sento delle voci e non ho paura, ho solo 13 anni, sulla terra avevo paura ma qui mi sento a casa, come tra le braccia di mamma e di papá.  Ma chi è che mi stá aspettando su quella luce? C’è qualcuno che mi chiama e riconosco la sua voce , è il mio nonno che mi abbraccia e mi fá volare ancora piú in alto! Il mio nonnone ride e mi prende la mano e mi porta nella Luce e il piú bel treno sbuffante mi stá aspettando, una locomotiva a vapore, piena di bambini ridenti, piú splendenti di tutti i soli in questo universo!  E finalmente il mio grande desiderio, guidare un treno, anche se è un pó difficile qui, non per la patente ma perché siamo in tanti a volerlo fare ma abbiamo tempo ( come lo chiamate voi sulla terra), nessuno bisticcia, ci diamo solo i turni ridendo e volando sempre piú in alto!!!  Sono passati sette anni ( i vostri 7 anni) da quando sono volato in Paradiso (esiste solo questo) anche nonna è salita qui..la mia mamma ha conosciuto tante altre mamme, papá, fratelli, sorelle, fidanzate-e, mogli, mariti, cugine etc etc e io, attraverso lei, ho conosciuto chi li ha lasciati! Insieme vi state facendo forza e noi, da qua sú, cerchiamo di darvela! Tante volte siete delle "cozze", come dice un’amica della mia mamma e questo è vero, le martellate vi arrivano, voi volete parole(che vi arrivano attraverso dolci amiche) ma noi cerchiamo di comunicare con voi anche con segni e sogni ( io vado sempre nei sogni dei miei genitori, di mio fratello J. e della mia sorellina A.), con sensazioni, con l’amore per la natura e il rispetto per il Tutto. Dio è in noi, in tutti gli esseri viventi, nell’universo…un sorriso e noi siamo lí ad abbracciarvi! Mamma, papá, J.,A.vi amo e grazie per il vostro amore per Dio, per me e per tutti gli angioletti in cielo..só che vi manco ma io sono sempre con voi e piú vivo che mai!! Mamma il sax lo suono sempre e a te dedico tutte le piú belle melodie! Come mi firmo? La mia mamma mi chiama sempre "piccolo grande uomo" ed è vero, nei suoi sogni, mi vede piccolo e poi grande e poi tutti e due insieme e sbaciucchia sia il piccolo che il grande D! 
Ok adesso me ne vado con gli altri, un treno sbuffante, carico di tutti gli angioletti della vostra chat, stá aspettandomi…ciao vi amo a tutti! 
D. il Piccolo-Grande Uomo.

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L'INCIDENTE

Il colpo non lo sentì...strano, era sicuro di aver avuto un incidente d'auto pochi istanti prima e di aver frenato disperatamente per evitare il mucchio di macchine accartocciate e fumanti apparse dal nulla, dietro una curva, fra la nebbia. Nulla...non c'era nulla di rotto, di sanguinante sul suo viso riflesso dallo specchietto retrovisore ed erano sparite le auto incidentate....la strada era libera e la nebbia aveva lasciato posto ad una bellissima, luminosa giornata di Primavera.
"Avro' avuto un colpo di sonno ed ho sognato tutto" -pensò- "meno male che non c'era nessuno davanti a me, dev'essere durato un istante, altrimenti...."
Paolo si concentrò nuovamente sulla strada, aveva bisogno di un caffè, guidava ormai da troppe ore, tutti i giorni, da anni, su quella maledetta autostrada piena di pericoli, ma che ora gli sembrava più bella, più pulita....strana. Erano anni che faceva sempre lo stesso tratto (consegnava i giornali ai centri di raccolta) ma non lo ricordava mai così libero, vuoto. Nessuno da sorpassare, nessuno che lo sorpassasse, niente TIR, pullmans..... stranissimo... e poi quel cielo luminoso, senza nuvole ma anche senza sole....: "Dov'è il sole?" pensò. Era mattina ormai fatta ed a quell'ora i raggi solari già  avrebbero dovuto scottargli il viso e ferire i suoi occhi azzurri, perché non lo vedeva? 
Forse si stava annuvolando, stava arrivando un temporale? Quell'aria tiepida e profumata che entrava dal finestrino poi, non era certo normale. Troppe cose strane tutte insieme. Meglio fermarsi al prossimo autogrill, un buon caffè gli avrebbe fatto bene.
"Ma quando arrivo all'Autogrill?" penso' Paolo che ormai si era reso conto di guidare l'unico mezzo circolante su quell'autostrada, normalmente strapiena di altri veicoli. Non era possibile che fossero successi due incidenti su entrambe le corsie, contemporaneamente, uno dietro di lui ed un'altro sulla corsia opposta, sì da bloccare totalmente la solita fiumana di metallo scintillante che le percorreva. Nessuna uscita, nessuno svincolo, cartello, autogrill.... Paolo cominciò a sudare freddo e si ricordò di aver letto su Internet di strane storie di dischi volanti che rapivano ignari automobilisti, di buchi spazio-temporali...."E se fossi incappato in uno "stargate", una porta fra universi paralleli? 
Dove sono, non riconosco più il paesaggio, quelle montagne così alte non le ho mai viste prima...Dio mio un enorme tunnel buio le attraversa...!
"

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Franca era invecchiata tutto d'un colpo. Era una bella donna, alta, bionda e con un fisico atletico, ma ora sembrava una vecchia, vestita di nero e con gli occhiali scuri, china su quella bara che a tratti abbracciava. Piangeva sommessamente ed ogni tanto urlava:
"Non me lo avete fatto nemmeno vedere!! Aprite questa bara maledetta!!"
"Per forza, lo hanno tirato fuori dal furgone semi carbonizzato" -sussurrò uno dei suoi amici ad un vicino -"Almeno questo orrore le è stato risparmiato", commentò l'altro che aveva riconosciuto il cadavere all'obitorio.
I due figli di Paolo, un maschio ed una femminuccia, di sei anni l'uno e di sette l'altra, frignavano come due uccellini spauriti. Dov'era il loro papà, quel caro compagno di giochi che tornava a casa stanco dopo centinaia di kilometri di viaggio ma che aveva ancora la forza di afferrarli entrambi per farli volare in giro per casa? Dove era andato? Da Gesù, avevano frettolosamente spiegato parenti ed amici ai quali i due bimbi avevano ripetutamente posto quella terribile domanda, ma loro si chiedevano perché. "Gesù non ha bisogno di un babbo" -sussurrò Natalie la primogenita a Mario,il fratellino- 
"Lui ce l'ha già, Lui puo' volare davvero.... perché ce lo ha tolto, ora chi ci fa volare più a noi?
Mario fece una faccia ancora più triste e scoppiò a piangere urlando:
" Gesù é stato cattivo, voglio essere cattivo anch'io!" e scappò a rifugiarsi fra le braccia della mamma.
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Il furgone continuava dritta la sua corsa verso quel tunnel enorme che lo avrebbe ingoiato di lì a poco, allora Paolo tolse il piede dall'acceleratore e tentò di frenare.....nulla, anzi gli parve di accelerare ancora di più... tolse la chiave d'accensione e tirò il freno a mano; si aspettava che le ruote  s'inchiodassero all'asfalto, ed invece nulla.
"Dio mio, Gesù, aiutatemi!" urlo' ma quel grido gli si congelò nella gola, mentre ormai il suo furgone entrava nella galleria ad una velocità pazzesca.
Nel buio più assoluto, Paolo era ormai sicuro di essere impazzito e che prima o poi sarebbe andato a cozzare contro qualche ostacolo, visto che nemmeno i fari si erano accesi. In quell'oscurità totale, densa come il catrame penso' a sua moglie, ai suoi bambini, a quella vita senza problemi che aveva vissuto fino a pochi minuti...o anni prima? Quanto tempo era passato, da quanto viaggiava su quella strada senza fine, cosa aveva fatto di buono in trentasei anni se non che a pensare a se stesso, al denaro, al lavoro...
Ed ecco che il parabrezza divenne improvvisamente luminoso e ,come in un televisore tridimensionale, si vide al centro di una scena che mai avrebbe pensato di vedere: Franca ed i bambini accanto alla sua bara, nella chiesa piena di amici, colleghi di lavoro e parenti, mentre Don Antonio -il prete che aveva celebrato il loro matrimonio- la benediceva con l'acqua santa.
"
NON SONO MORTO, SONO VIVO!"
urlò disperatamente e questa volta potè cacciare fuori la voce con tutta la forza della disperazione che aveva in corpo.  La scena sparì improvvisamente e si accorse che stava per uscire dal tunnel, che si vedeva di nuovo la luce. Una voce al suo fianco gli disse pacatamente:
"
No, figliolo, sei morto anche tu.....".  "Papà....! " fu tutto ciò che riuscì a dire prima di accorgersi di stare seduto su un bellissimo prato verde pieno di fiori dai colori incredibili, accanto a suo padre, che aveva perso quando aveva sedici anni.

DOPO L'INCIDENTE (WM)

"Dove siamo? All'inferno no di certo, non vedo fiamme e diavoli.....forse in Purgatorio?" disse Paolo ancora confuso per quanto gli era successo.
Suo padre scoppiò a ridere:"Siamo nell'unico posto dove vanno a finire le persone >decenti<  come noi, un posto dove si continua a vivere nello stesso livello di coscienza che avevamo nel mondo fisico, cioé su Gaia -gli disse-. Non esistono inferni o paradisi diversi da quelli che abbiamo immaginato, sono luoghi mentali che facciamo diventare fisici fin dal momento in cui li creiamo con la mente.  Ricordi quando tua madre ti portava a forza in chiesa e tu invece volevi venire con me a pesca o a fare lunghe passeggiate in montagna? Ad 11 anni ti ribellasti alle sue imposizioni e passammo una memorabile giornata insieme sul lago...guarda!"
Dal nulla si materializzò un'immagine sospesa a mezz'aria, solo un lieve baluginìo e poi la scena divenne nitida. Un uomo ed un ragazzino in barca su un lago, intenti a pescare. 
Sullo sfondo le cime Alpine ancora innevate che si riflettevano tremolanti nelle limpide acque, tanto cristalline che permettevano di vedere i pesci sotto la loro superficie.....era tutto troppo reale per essere un film, tanto reale che quell'uomo e quel ragazzino si ritrovarono in barca, uno di spalle all'altro, con una canna da pesca fra le mani . 
"Papà, ma io ho 11 anni e tu... anche tu sei giovane di nuovo, com'é possibile?"
"Paolo, fa' conto che siamo dentro al film della nostra vita, ma un film "interattivo" dove noi -ora- possiamo rivivere tutti i nostri ricordi. Prima mi chiedevi dove eravamo: quel prato è la ...come dire...la "reception" dove gli Spiriti giungono dopo il distacco dal corpo, tu non ti eri fatto alcuna idea su cosa aspettarti e così le Guide hanno predisposto un luogo "neutro" come puo' esserlo un prato fiorito. 
Ora invece siamo nella "Biblioteca dei Ricordi", qui siamo nel regno della memoria, dove ogni nostro pensiero, emozione, moto dell'anima, viene accuratamente registrato. Ti ricordi che proprio quel giorno mi domandasti se dopo la morte c'era qualcosa?"
"Sì -rispose Paolo- e le tue parole ce le ho in mente una per una, come se non fossero passati trent'anni.... Mi dicesti di non stare a sentire le idiozie della mamma, che era una poveretta, una beghina di chiesa, che dovevamo compatirla perché vittima del suo ambiente familiare, che dovevamo amarla lo stesso e,se possibile, aiutarla a capire. Ancora mi spiegasti che Dio é Bontà e non puo' mandarci all'Inferno per aver mangiato carne al Venerdì e per altre stupidaggini simili, che l'importante nella vita é non ferire gli altri.... Ero stupito dalle tue parole, ma mi fecero sentire....come liberato da un peso. 
Provai felicità ed imparai a rispettarti per la tua apertura mentale. "
"Certo figliolo,io e tua madre avemmo molte liti proprio sulla religione ed ora mi spiace di non essermi comportato in modo più amorevole con lei, con più gentilezza... Ma sai, quando certe idee si radicano profondamente nell'anima umana, é difficile eliminarle persino qui."
"Lo sento, papà, sento il tuo dolore come se fosse mio, come ho sentito esattamente le stesse emozioni che provai allora dopo la tua rivelazione.....
ma in che mondo bellissimo siamo capitati?  E Mamma dov'é andata?"
"Siamo a Casa, Paolo, l'unico vero posto che possiamo chiamare Casa. Sulla Terra non eravamo mai felici appieno, eravamo come zingari erranti fra un desiderio ed un altro, non giungevamo a possedere qualcosa che già ne desideravamo un'altra, eravamo continuamente inquieti, agitati..... 
La Mamma é al sicuro, ma non la potremo vedere per un po', é in un "Paradiso Vuoto" dove continua a frequentare chiese ed a recitare salmi inni e rosari. Prima o poi capirà e la rivedremo...."

In quel momento una grossa trota abbocco' all'amo di Paolo che istintivamente la tiro' su in barca.
 Con suo sommo stupore Paolo diventò trota e fece sue le sensazioni dell'animale  morente. 
Agonizzava: si contorceva soffocando e contorcendosi soffocava ancor più, ma tutto duro' un attimo e la trota-Paolo ritorno' in acqua con un guizzo ritrovando la pace. 
Ancora sconvolto, Paolo si porto' una mano alla gola...gli sembrava di affogare. Suo padre gli sorrise: "Hai visto come soffre un pesce quando lo tiriamo fuori dall'acqua? E' come per noi affogare"
"Certo -rispose il figlio- é orribile....che morte atroce...."
"E noi lo facevamo per divertirci.... Vedi, solo provando su noi stessi il male che -anche inconsapevolmente- facciamo ad ogni creatura di Dio possiamo capire cosa vuol dire , così possiamo tornare più buoni e più saggi. "
"Tornare? Vuoi dire che non staremo qui per l'eternità?"
Suo padre scoppiò di nuovo in una fragorosa risata:" Quella poveretta di tua mamma! Quante idee sbagliate  ha ficcato nel tuo cervellino in tanto poco tempo! Si, possiamo tornare a ripetere una nuova esperienza in uno degli infiniti luoghi materiali dell'infinito universo di Dio. 
Passeremo un po' di tempo qui ad imparare, a progredire, a programmare la nostra futura esistenza, ma quando saremo pronti, torneremo nel mondo denso della materia pesante,perchè ne sentiremo il bisogno. Ora pero' ti devo lascire, altri compiti ci attendono...."
"Aspetta, dimmi di Dio, dimmi di Franca, dei ragazzi.... come faranno senza di me?"
"Paolo, nessuno di noi é indispensabile sulla terra, siamo noi che crediamo di esserlo, in realtà Dio ci ha lasciato decidere quali esperienze fare, poi tutto viene programmato in modo che ognuno di noi esca di scena al momento giusto, né un attimo prima, nè un attimo dopo. Franca, i tuoi ragazzi, avevano bisogno di sperimentare cosa significhi vivere senza la tua guida, sono Spiriti leggermente più indietro di te nel cammino evolutivo e non so come reagiranno. Forse dovranno tornare più di una volta per affrontare lo stesso problema e risolverlo, chissà...
Sai, qui gli Spiriti Guida possono vedere tanti possibili futuri per ognuno di noi, ma nessuno di loro sa quali decisioni prenderemo alla fine, perché il Libero Arbitrio ci consente di fare molte cose, nel bene e nel male. Io posso dirti che Franca dovrà affrontare molte "prove" , ma é una donna forte e credo che ce la farà, anche se il suo futuro è ancora incerto. Dipende da cosa deciderà: risposarsi oppure no. Entrambe le soluzioni nascondono molte incognite e molto...come lo chiamavamo prima...ah, si!
 DOLORE!  
I ragazzi invece sono ancora troppo piccoli per poter vedere il loro futuro in modo chiaro, hanno troppe possibilità davanti a loro, troppi "bivii vitali" dove fare scelte.... Ora lasciami andare, lì c'è un bel letto dove potrai riposare." 
Paolo non aveva sonno...o forse sì...  Come un bimbo ubbidiente si stese sul letto più morbido ed accogliente che avesse mai avuto e dormì di un sonno senza sogni.
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IL SONNO RIPARATORE (07-07-06)

A grande richiesta continuiamo a raccontarvi la vita ultraterrena in forma romanzata, ma vi assicuriamo che le descrizioni non sono frutto della nostra fantasia, ma basate su quanto abbiamo appreso da coloro che hanno avuto esperienze di pre-morte  e/o da messaggi ricevuti da famosi Mediums. Comunque non andremo avanti ulteriormente, almeno fin quando anche i Lettori non ci invieranno altri racconti!

Giovanni, il padre di Paolo, lo lascio' dormire e si sedette accanto a lui ad aspettare. Nel frattempo inizio' a costruirgli un ambiente adatto per quando fosse uscito dal sonno riparatore. Cosa di meglio che il loro laghetto, quello dove si recavano a pescare ed a passeggiare sulla terra? Quante volte avevano fantasticato insieme su come sarebbe stato bello avere una casetta proprio là sulla riva, una casetta fatta in tronchi d'albero, come quelle che avevano visto in Canada quando vi si erano recati per trovare lo zio Mimmo?
Gia', ma lui non l'aveva mai costruita una casa del genere! Vivere nell'Aldilà non significa avere la scienza infusa, salvo essere Spiriti molto ma molto elevati, quelli che sulla terra chiamiamo "Santi" e che aveva scoperto esser molti di meno di quanto si pensasse. Le Guide gli avevano detto che la santità é per loro un concetto totalmente diverso da come la intendiamo noi. Una vita di preghiere non serve, servono le opere, il superamento dei propri egoismi e la totale dedizione al Prossimo, tutte cose molto rare nell'umanità, anche se puo' bastare un piccolo gesto di altruismo per farci crescere, per farci diventare Guide. Aveva chiesto come mai vi fossero tanti Spiriti Superiori non provenienti dalla terra, Spiriti elevati che solo di rado poteva incontrare, e gli era stato risposto che la Terra è ancora un pianeta dalle vibrazioni basse, dove é difficile non cedere alle tentazioni della materia e dell'egoismo.
Proprio per questo motivo, le richieste di farvi esperienza erano molto alte, visto che in molti ritenevano che quella dura palestra fosse un posto ideale per crescere rapidamente. Cio' non significava pero' che tutti superassero la prova al primo colpo. Molti dovevano ritornare non una ma decine di volte, altri poi, interrompevano prematuramente la prova: i suicidi. Giovanni ne aveva visti alcuni, ma era entrato in contatto solo con pochi, visto che quasi tutti erano troppo presi dalla rivisitazione delle loro vite. Insieme alle Guide analizzavano ogni pensiero, ogni atto e ne valutavano le conseguenze, le ripercussioni che il loro gesto aveva avuto sugli altri, non una, ma mille volte.

  Interrompere una vita è un diritto di ognuno di noi, ma sulla terra è impossibile valutare appieno la catena di eventi che si crea. A volte le conseguenze sono positive, come nel caso di coloro che grazie alla prematura scomparsa di un genitore, di un figlio, d'un amico, riescono a reagire, a risollevarsi, a crescere intimamente, ma è molto più facile che queste persone invece si demotivino, si trascinino invocando la propria morte. Le Guide gli avevano spiegato che per questi poveretti è quasi come suicidarsi: non avendo più voglia di vivere, si negano alle esperienze terrene che tanto desideravano fare prima d'incarnarsi, perdendo così una grande occasione.  Ma Dio ha pazienza ed è misericordioso e concede sempre altre opportunità di riscatto a tutti, a patto pero' che questi Spiriti capiscano i loro errori e si "ri-programmino" per superarli.
Mentre faceva questi pensieri (che intanto Paolo "assorbiva" nel suo apparente stato di sonno riparatore), Giovanni aveva provato a costruire la loro nuova casa. Purtroppo le leggi terrene e quelle dell'Aldilà a volte coincidono, e la legge di gravità gli aveva giocato un brutto scherzo: gli alberi cui aveva chiesto di cadere -dei giganteschi abeti rossi- a causa della sua inesperienza erano caduti nel lago e la corrente li stava trascinando al largo. Sapeva di non averli "uccisi" (anche gli alberi sono immortali colà) perchè li aveva creati col suo stesso pensiero, si trattava cioè di "forme-pensiero" e non di alberi vissuti sulla terra e poi "morti", pertanto si sarebbero dissolti nell'etere non appena fossero spariti alla sua vista, per la famosa legge d'indeterminazione di Eisenberg.
Bisognava allora chiedere aiuto ed ecco che due guide -sotto le vesti di robusti  boscaioli canadesi e con tutta l'attrezzatura del caso- si erano subito materializzate al suo fianco: gli avrebbero insegnato come si fa ad abbattere un pino di 20 metri ed a trasformarlo in casa.....

IL RISVEGLIO

Paolo aprì gi occhi e si meravigliò che la sveglia non fosse suonata..che ora era? Avrebbe fatto tardi al lavoro e che strano sogno aveva fatto...l'incidente, il tunnel, l'Aldilà... guardandosi intorno si accorse che non era nel suo letto, dov'era Franca? E la sveglia? Non c'era nessuna sveglia sul comodino e nemmeno un comodino!  E poi...quelle pareti in legno grezzo che profumavano di resina fresca di pino...Saltò in piedi...era tutto vero, non era stato un sogno! Allora era veramente "morto"! 
Subito però si rese conto che quella parola non lo toccava più, non gli faceva lo stesso effetto che gli faceva sulla terra. Il sonno riparatore aveva prodotto i suoi benefici effetti ed ora Paolo era tranquillo: sapeva che tutto andava sul binario giusto, che presto (in termini non terreni) anche Franca ed i ragazzi sarebbero venuti a vivere con lui, che tutto era come doveva essere. Aprì la porta su uno scenario mozzafiato: il "suo" lago, le "sue" montagne ed il "suo" papà che steso su di un'amaca si gustava il "suo" capolavoro: capperi.....! 
Aveva creato un piccolo mondo col pensiero, aveva ricostruito in paradiso il loro angolo di paradiso terreno, ma tutto era molto ma molto più bello qui! I colori erano impensabili, i fiori, le farfalle e le creature del bosco che vivevano là erano tutte in contatto con la sua mente e tutte innalzavano un canto di gioia e gratitudine al loro Creatore, vibrando all'unisono con Paolo. 
Se sulla terra aveva solo potuto intuirne la presenza, confermata da rapide visioni di scoiattoli che saltavano da un ramo ad un altro o dal veloce materializzarsi di un'aquila reale lanciata in picchiata su una preda, ora lui era parte della mente di ognuno di quegli esseri, era Paolo-formica o Paolo-aquila, albero, farfalla... 
Le sensazioni che gli giunsero erano mozzafiato e capì che sulla Terra né lui né nessun altro avrebbero potuto sopportare quel flusso enorme di informazioni che ora invece poteva ricevere a piacimento.
 Vide il mondo con la vista aguzza dell'aquila e quello sotterraneo delle formiche, vide gli alberi intenti ad approfondire le loro radici nel terreno, seguendo misteriose linee di forza, e le montagne spostarsi lentamente per crescere e sgretolarsi in un continuo processo di trasformazione che dal grezzo minerale si evolveva in vita cosciente...
Ancora confuso si avvicino' a suo padre che, sorridendo gli disse: 
"Bene alzato, se vuoi un cappuccino non hai che chiedere gentilmente alla mucca di darti un po' di latte e poi andarti a cercare le bacche del caffè.... sai, qui i bar ed i negozi non li ho ancora creati!"

(WEBMASTER )
Continua (?) Decidete voi!

 

RACCONTI SOTTO L'OMBRELLONE (1)  (02-07-06)

PUBBLICHIAMO IL PRIMO RACCONTO "PARA" INVIATOCI DA UN NOSTRO LETTORE CHE VUOL RESTARE ANONIMO. VI CONSIGLIAMO DI STAMPARLO E LEGGERLO SOTTO L'OMBRELLONE, FRA UN CRUCIVERBA ED UN FUMETTO....BUONA LETTURA!

IL VECCHIO FARO

...Allora il faro, dopo averlo osservato per tante e tante notti, decise di parlargli.... : "Perché vieni qui ogni notte a  guardare il mare e le stelle nel cielo ?” L’uomo lo guardò, forse un poco stupito che un vecchio edificio marinaro, oramai in disuso da decenni, potesse parlargli. Era abituato alla magia della notte, ma mai una cosa del genere gli era capitata prima. Passato il primo momento di stupore l’uomo gli rispose “Non guardo il mare e non osservo il cielo” Il faro allora, questa volta rimanendo lui stupito della risposta, gli chiese “allora cosa guardi...Perché vieni qui...” “amo il vento sul viso... Solo così mi illudo di poter volare pur sapendo di avere i piedi piantati per terra...” Il faro sorrise un poco, poi le chiese ancora “Ami volare ?” - “Si” . I due rimasero un poco in silenzio, poi il vecchio faro parlò ancora “Anche a me è sempre piaciuto navigare....Come te ogni volta che il vento spira più forte, immagino di essere a largo, e la punta della scogliera, proprio dove si infrangono le onde dividendosi, mi sembra essere la prua della nave....Anche io sono piantato per terra, e come te, posso solo immaginare di fare ciò che ho sempre desiderato...” 
L’uomo guardò il faro in silenzio ed il faro guardò lui. Poi il faro ancora una volta parlò all’uomo “Ma tu hai mai volato ?” l’uomo allora abbassò lo sguardo e rispose “Si. Molto tempo fa...” - “E perché hai smesso di farlo ?” rispose il faro stupito “perché farlo non aveva più senso...” - “perché ?” - chiese il faro -“perché persi un amico a cui volevo bene come un fratello...” - “E questo è stato sufficiente per farti smettere di volare ? “ - “Si. Forse Dio ha voluto che io smettessi in questo modo “ - rispose l’uomo - “raccontami allora cosa significa volare” chiese il vecchio faro. L’uomo allora voltò lo sguardo verso il cielo e cominciò “Non credo tu lo possa capire...Volare è andare oltre, rincorrere l’orizzonte sempre più velocemente, ma non raggiungerlo mai, illudendosi che domani questo avverrà...Volare significa bucare il buio e correre verso una stella che non raggiungerai mai, malgrado tu possa volare più veloce del suono...Volare significa pensare di poter avere tutto l’infinito da navigare senza limiti...Sfuggire la realtà della terra ed immaginare di viaggiare appesi alla coda del tempo...” - Il faro ascoltò le parole dell’uomo e disse - “ Deve essere meraviglioso volare allora...Io ho sempre immaginato di navigare i mari, ma questi hanno dei confini ben definiti per quanto possa essere lunga la navigazione, si approda sempre da qualche parte.” - “Anche volando poi si torna a terra, però lassù si vive l’illusione di navigare l’infinito ... Navigando i mari, la meta la vedi all’orizzonte, mentre volando per vedere la tua destinazione devi abbassare lo sguardo mentre di fronte a te c’è un orizzonte che non raggiungeresti mai pur andando lui incontro all’infinito. Allora scendi con l’illusione che domani lo raggiungerai.” - “E poi” disse il faro “volando sei ancora più vicino a Dio !” l’uomo si fece serio e disse “Dio è un peso che mi sono tolto da tempo” . Questa volta fù il faro a divenire serio “Cosa stai dicendo “ - “Dio ha permesso che io perdessi un amico...Un amico che amava volare forse più di me...Se fossi stato anche io in volo con lui, forse non sarebbe successo questo” - “pensi sia stato Dio a volere tutto questo ? Pensi che avresti potuto fare qualche cosa per impedirlo ?“ l’uomo attese un attimo prima di rispondere “Lui avrebbe potuto, io avrei almeno provato.” Il faro sorrise, poi disse all’uomo “Ora ti racconto io una cosa. Per anni ed anni, sono stato un riferimento per tutti gli uomini che navigavano queste cose. Con la mia luce li guidavo nelle notti più buie e tempestose, e loro vedendomi erano sicuri e quando il mare era in tempesta, li rassicuravo con la mia presenza. Ero una meta per loro. Tu non sai come mi sentivo tutte quelle volte che il vento mi portava invece le loro grida quando il mare era troppo forte per permettergli un approdo. Io facevo ancora più luce sperando che ciò potesse loro aiutarli. Se avessi potuto , sarei andato loro incontro per salvarli...Ma a volte il mare restituiva i loro corpi e lo faceva facendoli riemergere proprio sotto la mia scogliera...Ed io mi sentivo morire di più, ogni volta che questo accadeva...Ogni mia crepa è il nome di un marinaio morto in mare, ed ogni volta che il vento spira forte portando schizzi di acqua e salsedine, queste crepe bruciano, pur non avendo io responsabilità per la loro morte... Però notavo che ogni volta che dei marinai morivano in mare, la notte seguente guardando in alto, scoprivo che le stelle erano aumentate. Il loro riflesso brillava sulla superficie del mare ed arrivava fino a me. Capivo che erano quei marinai che poche ore prima lottavano contro il mare. La loro luce mi scaldava e mi scalda ancora. Non è stato Dio a volere la loro morte credimi...Hanno seguito solo il loro percorso...Il loro destino...Ma non sono morti. Questa è solo una parola che viene usata per convenzione...Perché non riusciamo a vedere ciò che invece è chiaro...Loro sono tornati semplicemente da dove tutti prima o poi tornano.” L’uomo meditò su quanto il faro gli aveva raccontato. Nel preciso momento che stava per porre a lui una 
domanda il vecchio edificio continuò a parlare “E tu ora pensi di vivere quanto ti romane con questo tormento ? Bruciando ciò che ti è attorno ? Fuggendo anche dalle persone che ti amano ? Puoi vivere con il rimorso ingiustificato che se fossi stato presente avresti potuto salvare il tuo amico ?” - “Questa è la mia vita. Sfuggire ogni cosa bella perché poi finisce. “ - “Questo significa morire pur rimanendo in vita. Lo sai questo vero ?” - aggiunse il faro - “non mi pongo il problema. Ho pregato Dio che mi desse almeno un motivo per avere la certezza che lui non sia morto, ed invece niente. Tu almeno dici di vedere i tuoi marinai nelle stelle del cielo, io invece non riesco a vedere niente...Non mi è rimasto nulla di lui, solo il rimorso ed il dolore di avere perso un amico vero...Mentre lui moriva io non ero presente....” - “non ti è rimasto più nulla di lui ? “ - chiese il faro - “no.” - rispose l’uomo. “Se guardi dentro di te forse c’è qualche cosa che ti è rimasto. Se ascolti bene il vento forse riesci a sentire la sua voce. Dovresti conoscere il cielo; hai mai provato a cercare la sua stella ?....” disse il faro - “sono tutte balle di chi vuole illudersi...” - “dici che Dio non ti ha dato nessuna prova che lui c’è ancora “ disse ancora il faro - “Esattamente ...” - rispose l’uomo - “Ho una cosa da darti....” Disse ancora il vecchio edificio. Di colpo si materializzò davanti ai suoi occhi un’aquila, un oggetto che l’uomo conosceva molto bene. Poi il faro continuò... “Ti sono stato vicino sempre...Sono stato con te nei tuoi momenti difficili e nei momenti di gioia. Invano ho tentato di parlarti nel cuore ma era troppo pieno di risentimento e dolore per poter ascoltare...Sono stato vicino a te ed alle persone che ami...Ero con te quando hai detto si a tua moglie e quando lei dava alla luce i tuoi figli. Sono con te sempre, anche quando fai male a chi ti ama, ed ogni volta che lo fai io soffro perché la tua vita va vissuta e solo facendolo potrai godere un giorno di tutto il bene che stò vivendo io ora....Io ci sono e ci sarò sempre. Volevi un segno e te l’ho dato, ma ora debbo andare pur non abbandonandoti mai.” Terminata l’ultima frase, un fascio di luce partì dal faro staccandosi dalla lampada che, essendo in disuso, mai avrebbe potuto accendersi. Quel fascio di luce raggiunse le altre stelle dal cielo. Poi lasciò cadere il suo riflesso sulla superficie del mare. Questo raggiunse l’uomo che si senti subito invaso da una sensazione di serenità. L’uomo guardò la stella in cielo e sorrise, stringendo forte l’aquila sul pungo della mano. 
Forse quell’uomo aveva imparato ad ascoltare con orecchie diverse, ed a vedere con nuovi occhi.... 

(ANONIMO)

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