INDICE DI DOCTOR-NDELA SCIENZA E IL PARANORMALE

SOMMARIO   Pag.22

MEDICI INTERESSATI AL PARANORMALE?

E’ il Pensiero che Genera la Materia!

NEWS DAL DR. PARNIA

INTERVISTA AL DR. VAN LOMMEL
 
SCIENZA E COSCIENZA

AWARE II: CI SIAMO?

Consapevolezza durante un arresto circolatorio
IN ipotermiA profondA

 

MEDICI INTERESSATI AL PARANORMALE?  (21-01-20)

In un video presentato nel rapporto della scorsa settimana, il dott. Todd Michael risponde alla domanda:
 "I medici dovrebbero parlare dell'Aldilà?" 

La sua risposta è "Sì, dovremmo parlarne perché  molti dottori e molte infermiere mi dicono: 'Sì, ce ne interessiamo anche noi, a un livello o all'altro, e non c'è niente di sbagliato in questo, sebbene ci critichino in modi sottili. Non escono allo scoperto, non ci sanzionano e non ci censurano, ma almeno non ci impediscano di parlarne. "

Nelle istituzioni scientifiche e accademiche, le sanzioni informali ai professionisti che parlano dell'Aldilà e del paranormale sono molto reali. Nel Journal of Scientific Exploration Etzel Cardena dell'Università di Lund, in Svezia, descrive i palesi tentativi di sopprimere e censurare la ricerca parapsicologica e coloro che la stanno facendo. Le istanze includono l'accusa di false accuse, il blocco dell'accesso alle riviste, la soppressione di documenti e dati e l'ostracizzazione e la persecuzione degli scienziati interessati all'argomento.  [Vedi: http://windbridge.org/papers/unbearable.pdf ]

In molte occasioni siamo stati contattati da scienziati che ci hanno detto che non possono dire nulla dei loro contatti con l'Aldilà fino a quando non si ritirano. Ma i medici e gli infermieri che lavorano quotidianamente vicino alla nascita e alla morte possono essere più aperti a causa dell'esperienza personale diretta. Anche se spesso sentiamo parlare di medici altamente scettici, in un sondaggio condotto su 1.044 medici negli Stati Uniti, il 59% ha dichiarato di credere in una sorta di vita dopo la morte. Un recente libro del Dr. Scott Kolbaba include esperienze "miracolose" di 27 medici (scelti tra 200 esperienze che ha raccolto).

Quindi, sebbene possa esserci ancora una pressione sui medici per mantenere queste esperienze per sé, è incoraggiante vedere che ci sono almeno alcuni medici e infermieri che stanno abbracciando la ricerca (specialmente nei settori delle NDE e delle esperienze di fine vita ) e parlare delle esperienze di contatto nell'Aldilà.

Fonte:http://victorzammit.com
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E’ il Pensiero che Genera la Materia! (09-01-20)

I Pensieri sono Energia… L’Energia è Vibrazione, non si crea né si distrugge, ma può solo cambiare di stato… non esistono coincidenze, e niente succede «per caso». Ogni avvenimento e ogni avventura è richiamata presso il nostro IO da noi stessi allo scopo di creare e di sperimentare Chi Siamo o Chi Vogliamo Essere davanti alle infinite circostanze.
Non esistono vittime né carnefici in questo mondo di Dio… La nostra stessa vita è a causa delle scelte che abbiamo fatto, o abbiamo trascurato di fare.
Siamo noi stessi con la nostra coscienza sempre attiva e operante, a creare la realtà, tutta quanta, sempre e comunque al 100%, che ne siamo consapevoli o no. Esiste una precisa corrispondenza tra la consapevolezza di ciò che siamo e la percezione della realtà che ci circonda, dato che quest’ultima non è che un prolungamento di noi stessi! L’inconscio, con tutte le sue speranze e le sue paure, non è che l’Aldilà, l’altro lato del velo, con tutti i suoi angeli, demoni, paure e mostri. Ciò su cui una persona si focalizza, è ciò che apparirà nella sua vita e nel suo mondo!!! Non riusciamo percepire la nostra realtà come un’opera compiuta da noi stessi, come
parte di noi perché viviamo in una dimensione limitata e operiamo il nostro sistema
organico di forma molto ridotta. Usiamo solo il 5% del nostro cervello, il 5% del nostro DNA
poveretti! – eppure non si tratta di “spazzatura”, ma quel “resto” si trova in un
campo interdimensionale invisibile nelle 3D! Quando si decideranno a trovarlo?

La fisica quantistica
La fisica della meccanica quantistica dimostra scientificamente che l’essere umano è
un Tutto Uno con l’universo, lo spazio non è vuoto… la matrice esiste ed è il collante
del tutto! Tutta la materia è vibrazione e la vibrazione è energia…
Poiché tutto è connesso e tutto si condensa dalla coscienza, è evidente che i nostri
pensieri possono influenzare qualunque cosa, ogni pensiero invia delle increspature

Ogni persona è totalmente responsabile del proprio universo! Questa è la verità.
Per secoli ci hanno privato di questa responsabilità e ci hanno fatto credere che il
nostro destino fosse già scritto; la fisica moderna dimostra il contrario! Se usciamo di
casa, ad esempio, e per qualche motivo, proviamo delle belle sensazioni, nostre
molecole cominceranno a vibrare più alto e tutto ciò che attraiamo, sarà con la
stessa vibrazione e, senza dubbio, positivo. Il contrario se dovessimo scendere di
casa nervosi per altri motivi, ci capiteranno situazioni che potrebbero trasformarsi in
eventi negativi! Essendo noi una vibrazione di atomi
Se raggiungiamo la consapevolezza che la realtà rispecchia i nostri pensieri sia
positivi sia negativi, saremmo in grado di cambiare qualunque aspetto della nostra
vita e non dobbiamo essere più alla mercé di nessuna persona, organizzazione o
situazione. Ciascuno di noi è molto più grande, potente e bello di quanto abbia mai
immaginato.
Eventi, avvenimenti, casi, condizioni, circostanze: sono tutte cose create dalla
consapevolezza. La consapevolezza individuale è potente il quanto basta. E la
consapevolezza delle masse? Ecco, questa è così potente da riuscire a creare eventi
e circostanze d’importanza mondiale e dalle conseguenze planetarie. Eppure non c’è
nessuna vittima, nel mondo, e nessun malvagio. Nessuno è vittima delle scelte altrui.
A un certo livello hai creato tutto quello che dici di detestare, e avendolo creato, lo hai scelto.

Se non ci va, cambia! Come?
Questo è un livello di pensiero elevato, uno di quelli che tutti i Maestri alla fine
raggiungono. Perché soltanto quando riescono ad accettare la responsabilità per
tutto ciò, riescono a conseguire il potere di cambiare una parte di esso. Fin quando
accetti l’idea che ci sia qualcosa o qualcuno là fuori «a farlo» al tuo posto, ti privi del
potere di compiere una qualsiasi azione a quel proposito. Soltanto quando dici: «L’ho
fatto io», sei in grado di trovare la forza di cambiarlo. È molto più facile cambiare
quanto stai facendo che non cambiare quanto sta facendo un altro. Il pensiero è
creazione. Il primo passo nel cambiare qualcosa è sapere e accettare di avere scelto
che sia quello che è. Se non puoi accettare ciò a un livello personale, convienine
mediante la comprensione che Siamo Un Tutto Unico. Cerca allora di creare il
cambiamento non perché una cosa è sbagliata, ma perché non offre più un’accurata
dichiarazione di Chi Sei.
Ogni avvenimento e ogni avventura è richiamata presso il vostro Io, da noi Stessi, allo
scopo di creare e di sperimentare Chi Siamo Realmente. Tutti i veri Maestri lo sanno.
Questa è la ragione per cui i Maestri mistici rimangono imperturbabili di fronte alle
peggiori esperienze della vita.
La Paura è nemica delle creazioni positive. Ecco le leggi per cacciarla via!
La Prima Legge è che tu puoi essere, puoi fare e avere tutto quello che riesci a
immaginare. La Seconda Legge è che tu attiri quanto ti fa paura. L’emozione è il
potere che attira. Quanto tu temi fortemente, lo sperimenterai. Niente di tutto questo
avviene per coincidenza. Non esiste la coincidenza nell’universo, soltanto un grande
disegno; un incredibile «fiocco di neve».
Come se forma la materia attraverso il pensiero
L’emozione è energia in movimento. Quando muovete l’energia, create un effetto. Se
mettete in moto sufficiente energia, create la materia. La materia è energia
conglomerata. Mossa di qua e di là. Compressa insieme. Se manipolate l’energia
abbastanza a lungo in un certo modo, ottenete la materia. Ogni maestro capisce
questa legge. Si tratta dell’alchimia dell’universo. Costituisce il segreto di tutta la vita.
Il pensiero è pura energia. Qualunque pensiero abbia, è creativo. L’energia del
pensiero non muore mai. Mai. Abbandona il nostro essere e si dirige nell’universo, e
si estende per sempre. Un pensiero è per sempre. Tutti i pensieri si coagulano; tutti i
pensieri incontrano altri pensieri, incrociandosi in un incredibile labirinto di energia,
formando un disegno sempre mutevole d’indicibile bellezza e d’incredibile complessità.
Ogni energia attira un tipo consimile di energia, formando piccole entità di energia
dello stesso genere. Quando queste entità consimili di energia s’imbattono le une
nelle altre, si aggregano tra loro. Ci vuole una massa indicibilmente grande di questa
energia per formare la materia. Ma la materia è costituita dalla pura energia. In
effetti, questo è l’unico modo in cui può formarsi.
Una volta che l’energia sia diventata materia resta tale per un lunghissimo tempo, a
meno che la sua costruzione non sia demolita da una forma di energia contraria o
dissimile. Questa energia dissimile, agendo sulla materia, in effetti, la smembra,
liberando l’energia grezza con la quale si era costituita. Questa, in termini elementari,
è la teoria che sta alla base dell’invenzione della bomba atomica. Einstein giunse più
vicino di qualunque altro essere umano a una spiegazione del segreto della creazione
dell’universo. Si può così capire meglio come le persone dalla mentalità consimile
riescano a lavorare insieme per creare una realtà privilegiata.
La frase: «Ogni volta che due o più persone si riuniscono nel Mio nome…» diventa
più significativa. Com’è naturale, quando intere società pensano nello stesso modo,
molto spesso accadono cose stupefacenti, e non tutte necessariamente desiderabili.
Per esempio, una società che vive in preda alla paura, assai sovente – in effetti, in
maniera inevitabile – dà forma a quello che teme di più. In modo analogo, vaste
comunità o congregazioni spesso scoprono il potere di produrre eventi considerati
miracolosi con il pensiero collettivo.
 
1. Il pensiero è creativo.
2. La paura attrae come l’energia.
3. L’amore è tutto quello che esiste.

L’amore è la realtà estrema. È l’unica. Il tutto. Il sentimento dell’amore è la tua
esperienza di Dio. Nella più alta Verità, l’amore è tutto quello che esiste, tutto quello
che è esistito, tutto quello che sempre esisterà. Quando ti muovi nell’assoluto, ti
muovi nell’amore. La paura è l’altro estremo dell’amore. È la polarità primaria. Ora,
nel regno in cui vivete sul piano fisico, ci sono soltanto due luoghi di esistenza: la
paura e l’amore. I pensieri radicati nella paura produrranno un tipo di manifestazione
sul piano fisico. I pensieri radicati nell’amore ne produrranno un altro.
Fonte: Conversazione con Dio.

Tratto da:http://www.kricio.com/fisica-quantistica.html

NEWS DAL DR. PARNIA (30/11/19)
L'unico dato interessante che è emerso dalla conferenza del 19 Novembre scorso
riguarda i suoni generati nelle cuffie Bluetooth descritti come "suoni cronometrati" trasmessi attraverso di esse e percepiti da almeno un paziente in stato controllato di morte cerebrale.
Ciò significa che i suoni sono stati amministrati in modo intermittente e per un numero temporizzato ma limitato di periodi, o che c'era un flusso continuo  con i diversi tipi di suoni temporizzati e l'ora in cui sono cambiati?
Questo è molto importante; se i suoni non fossero continui, il fatto che uno o più dei 4 "NDErs" udissero voci dalla stanza sarebbe potenzialmente meno rilevante, dati i risultati a seconda che esistessero dati EEG e PSO2 (
Ossigenazione) corrispondenti che mostrassero sufficienti livelli di ossigeno per supportare la coscienza. Sospetto che non impareremo di più in questa fase e dovremo aspettare fino alla pubblicazione dei dati, il che potrebbe essere tra molti anni!

Il Dr. Parnia ha fatto riferimento a numerosi nuovi studi che inizieranno nei prossimi mesi e anni.
Quello che ci interessa di più è lo studio che esamina la coscienza durante un arresto ipotermico profondo, chiamato COOL II.
 In questa fase si sta solo eseguendo uno studio pilota per aiutare la progettazione di uno studio di riferimento più ampio.
Sembra improbabile che sentiremo qualcosa per un certo numero di anni, ma ciò ha il potenziale per produrre dati in modo più efficiente di AWARE II a causa delle condizioni controllate. Anche lo studio prospettico sulle NDE dei bambini fornirà spunti interessanti sulle differenze che sono state discusse in precedenza. Ciò richiederà molto tempo poiché, per fortuna, i bambini hanno molte meno probabilità di essere vicini alla morte, o in realtà morti, rispetto agli adulti.
Parnia ha anche presentato alcuni dati che erano stati raccolti risalendo a interviste storiche di numerose NDE. Ciò è stato già fatto in diverse pubblicazioni su IANDS, ma sospetto che il suo team applicherà un maggiore rigore sistematico e accademico.
Non è del tutto sicuro da dove provenissero queste NDE, ma includevano tutta una serie di parametri oltre ai semplici elementi di base precedentemente descritti.
Alla fine, Il Dr. Parnia si è un po 'agitato nel descrivere l'impazienza di persone come noi!  Ha insistito sul fatto che questa ricerca richiede molto tempo, che non c'è sempre abbastanza personale per partecipare agli eventi, ecc. Questo non spiega perché non si sia riferito agli abstract del fine settimana, ma dobbiamo dargli il vantaggio del dubitare e accettare che ci siano protocolli che deve seguire. Ha detto che ora c'erano più dati, ma non così tanto.
Dubito che venga su questo sito, ma se lo fa, spero vivamente che il nostro entusiasmo / impazienza non ostacoli in alcun modo il suo lavoro o danneggi ciò che sta cercando di fare. Se lo fa in qualche modo, allora deve dircelo. Altrimenti sarebbe il caso, dato che è disposto ad andare in TV e a parlare di NDE, di riconoscere che è naturale per le persone come noi che hanno un vivo interesse per il suo lavoro essere desiderosi di imparare  ed esprimiamo la nostra frustrazione per non avere tutte le risposte ora.
 Come sempre gli auguriamo il meglio nella sua ricerca per far luce sulla natura della coscienza prima e dopo la morte.

Anche se potrebbe non esserci stato nulla di "nuovo" dal punto di vista sui recenti risultati di AWARE II, durante gli incontri sono successe un paio di cose interessanti.
In primo luogo c'era la testimonianza della donna che aveva ricevuto la RCP per un'ora e che i dottori erano pronti a rinunciare, tranne uno, che ha preso il controllo e continuato. È successo 10 anni fa e ora sta bene e vive una vita produttiva grazie a quel dottore e alle sue moderne tecniche.

In secondo luogo, la NDE descritta dal medico del pronto soccorso Dr. Tom Aufderheide nella sessione serale.
 Questo è stato strabiliante e mi ha ricordato perché per la prima volta mi sono appassionato all'argomento delle NDE.
 In realtà non ABBIAMO BISOGNO dei risultati di AWARE II, abbiamo centinaia, se non migliaia, di testimonianze umane affidabili, molte delle quali provenienti dagli stessi operatori sanitari, che confermano al cento per cento la validità dell'OBE.
Ma soprattutto attestano la natura spirituale degli umani e il nostro destino finale.

Qui siamo diventati così ossessionati dalla ricerca della "pistola fumante" e ho realizzato ieri sera che potrei aver perso la concentrazione sulla vera meraviglia di questi racconti incredibili ... sono strabilianti. Non ho bisogno di AWARE II.
So per esperienza personale che esiste un'altra realtà oltre questa vita. L'ho sperimentato da solo e attraverso i resoconti degli altri. So di avere un'anima dentro di me ... il mio cervello a volte dimentica!

Ad ogni modo, continueremo a seguire gli sviluppi, ma il dott. Parnia ha detto che dobbiamo seguire il sito web della New York University per eventuali aggiornamenti.

FONTE: https://awareofaware.co/ - ADATTAMENTO WM

INTERVISTA AL DR. VAN LOMMEL
(28/11/19)

"CREDO CHE LA MORTE NON SIA LA FINE DI TUTTO"
Insomma, alla luce di tanti anni di studio "non si può evitare di giungere alla conclusione che la coscienza sia sempre esistita e continui a esistere indipendentemente dal corpo, e che essa non abbia né inizio né fine". Ma esistono prove oggettive di una premorte? "Sì - risponde van Lommel - e sono basate sull'aver potuto comprovare la veridicità di certi aspetti delle 'esperienze fuori del corpo', e sul momento in cui queste esperienze si sono prodotte durante la rianimazione cardio-polmonare. In una recente rassegna di 93 testimonianze di percezioni extracorporee potenzialmente verificabili e avvenute durante le premorti, si è scoperto che circa il 90% delle testimonianze riportate erano accuratissime: la verifica ha provato che tutte le percezioni avvenute durante il coma, l'arresto cardiaco o un'anestesia generale riferivano dettagli davvero accaduti; l'8% delle testimonianze conteneva solo piccoli errori e il 2% era del tutto errato".
Da una luce calda e accogliente a un lungo tunnel, alle parole dei medici e degli infermieri indaffarati in sala operatoria, visti come se ci si trovasse fuori dal proprio corpo, con dettagli precisi sui 'bip' dei macchinari. I racconti delle esperienze di premorte sono intensi e scioccanti: "Secondo una recente indagine randomizzata, circa il 4% della popolazione occidentale sembra averle sperimentate, sarebbe a dire 2,5 milioni di italiani. Ebbene, dopo aver ascoltato migliaia di pazienti, e dopo gli studi scientifici condotti sui sopravvissuti ad arresto cardiaco, sono giunto all'inevitabile conclusione che la morte non è la fine della coscienza, ma solo un cambiamento di stato di coscienza". Lo dice all'agenzia di stampa AdnKronos Salute Pim van Lommel, cardiologo olandese pluripremiato e noto per il primo studio mondiale sulle Nde (esperienze di premorte), pubblicato su The Lancet.
Van Lommel indaga da oltre 30 anni su questo momento delicato e particolarissimo, a cavallo tra vita e morte. La sua esperienza e i suoi studi si sono concretizzati in "Coscienza oltre la vita. La scienza delle esperienze di premorte", un best seller internazionale ora pubblicato anche in Italia (Edizioni Amrita). "Quello che finisce con la morte è solo il nostro aspetto fisico. Non vi è inizio né ci sarà mai fine alla nostra coscienza", dice l'esperto, raggiunto via email.
Ma che cos'è una Nde e perché può verificarsi? "Ci sono persone che sono sopravvissute a crisi in cui era in gioco la loro vita, che hanno raccontato di aver avuto esperienze coscienti straordinarie. Una premorte può essere definita come il ricordo di una serie di impressioni vissute durante uno speciale stato di coscienza, con diversi elementi comuni: un'esperienza fuori dal corpo, sensazioni piacevoli, la visione del tunnel, della luce, dei propri cari defunti, il passare in rivista la propria vita, e il ritorno cosciente nel corpo. L'arresto cardiaco (morte clinica), uno shock a seguito di emorragia (parti difficili), un insulto cerebrale o colpo apoplettico, un quasi affogamento o un'asfissia, ma anche malattie gravi, episodi di depressione, isolamento o meditazione" possono essere all'origine di queste esperienze.
Si tratta comunque sempre di un'esperienza trasformativa, "in quanto causa cambiamenti profondi nel modo di cogliere la vita, elimina la paura della morte e rafforza la sensibilità intuitiva", prosegue van Lommel . Inoltre è "sempre più frequente: i malati che sopravvivono sono più numerosi, grazie alle moderne tecniche di rianimazione e al miglioramento delle cure per chi subisce un trauma cerebrale". Per molti medici però la Nde "è ancora un fenomeno incomprensibile e sconosciuto, perché solleva molti interrogativi fondamentali: come si può avere una consapevolezza lucida all'esterno del corpo, proprio quando il cervello non funziona più, e il paziente è clinicamente morto?".
"Sappiamo dai casi di esperienze fuori dal corpo, occasionali e verificabili durante il periodo di incoscienza, ma non nei primi né negli ultimi secondi di arresto cardiaco; tuttavia, dal punto di vista delle convinzioni mediche attuali - evidenzia l'esperto - non dovrebbe essere possibile una forma di coscienza durante l'arresto cardiaco e il coma profondo".
Proprio per chiarire alcuni aspetti, "nel 1988 è partito in Olanda uno studio longitudinale sulle Nde: all'epoca non c'erano nel mondo altri studi longitudinali su larga scala su questo tema. La ricerca era stata progettata per includere tutti i pazienti con un infarto del miocardio acuto sopravvissuti a un arresto cardiaco in uno dei 10 ospedali olandesi partecipanti. Tutti i pazienti inclusi nello studio erano stati dichiarati 'clinicamente morti' - racconta van Lommel - Per morte clinica si intende il periodo di incoscienza causato da anossia, assoluta mancanza di ossigeno al cervello. Circostanze in cui, se non si procede alla rianimazione entro 5-10 minuti, i danni al cervello sono irreversibili e il paziente muore. Lo studio quindi è stato condotto su pazienti con un comprovato rischio di morte; erano nel primo stadio del processo di morte".
La ricerca "prevedeva anche un gruppo di controllo, formato da pazienti che, pur essendo sopravvissuti ad un arresto cardiaco, non avevano ricordi del periodo di incoscienza. I dati di tutti i pazienti furono attentamente rilevati prima, durante e dopo la rianimazione. Il vantaggio di un progetto del genere era che tutte le procedure potevano essere definite in anticipo, escludendo così pregiudizi legati alla selezione. In 4 anni, tra il 1988 e il 1992, la ricerca studiò 344 pazienti successivi sottoposti a un totale di 509 rianimazioni riuscite". Se i pazienti riportavano ricordi legati al periodo di incoscienza, alle loro esperienze veniva dato un punteggio in base all'indice Wcei (Weighted Core Experience Index). Maggiore era il numero di elementi che venivano riferiti, "più alto era il punteggio e più profonda era la Nde", continua l'esperto.
"Scoprimmo - riporta van Lommel - che 282 pazienti (l'82%) non avevano alcun ricordo del periodo trascorso in incoscienza, mentre 62 (18%) riferirono di aver avuto una esperienza di premorte. Dei 62 pazienti dotati di ricordi, 21 (il 6%) ne avevano pochi; 18 avevano vissuto una premorte di moderata profondità, 17 una Nde profonda e 6 una molto profonda". Ma cosa emerse dalle parole dei protagonisti? "La metà dei pazienti disse di essere stato consapevole di essere morto, e riferì emozioni positive; il 30% di aver vissuto l'esperienza del tunnel, osservato un paesaggio celestiale o incontrato persone decedute; all'incirca un quarto raccontò un'esperienza fuori dal corpo, di aver comunicato con 'la luce', e percepito colori; il 13% aveva passato in rassegna la propria vita e l'8% aveva percepito la presenza di un confine".
"Cercammo una spiegazione per il fatto che solo alcuni ricordano il periodo trascorso in incoscienza - continua il ricercatore - Paragonammo quindi i dati che avevamo rilevato, confrontando i 62 pazienti che avevano avuto una esperienza di premorte con i 282 che non l'avevano avuta. Il grado di anossia cerebrale si dimostrò irrilevante, perché non potemmo riscontrare alcuna differenza fra pazienti il cui arresto cardiaco era stato molto lungo o molto breve. Non scoprimmo differenze neppure rispetto alla durata del periodo d'incoscienza, alla necessità o meno di intubare i pazienti particolarmente gravi. Stabilimmo anche che i farmaci non influivano in alcun modo, così come non influivano le cause psicologiche, per esempio il fatto di avere o meno paura della morte, sebbene influissero sulla profondità dell'esperienza".
"Fummo dunque sorpresi nel non riuscire a trovare una spiegazione" medica. "La spiegazione psicologica era dubbia, perché la maggior parte dei pazienti non riferì di aver avuto paura di morire. Venne esclusa anche la spiegazione farmacologica. E' stato grazie ai casi di percezione avvenuti durante la rianimazione - sottolinea van Lommel - che siamo arrivati all'inevitabile conclusione che tutti gli elementi dell'esperienza di premorte erano stati sperimentati durante l'arresto cardiaco, quando la circolazione sanguigna nel cervello era completamente assente".
"Se ci si basa sulle scoperte e le conclusioni dei quattro studi longitudinali sulle Nde dei sopravvissuti a un arresto cardiaco e sugli studi neurofisiologici durante l'arresto cardiaco, vi sono buone ragioni per dedurre che la coscienza non sempre coincida con il funzionamento del cervello: un'accresciuta consapevolezza, con eventuali percezioni, può talvolta essere esperita separatamente dal corpo". Per lo studioso ciò si spiega con l'ipotesi della coscienza 'al di là del tempo e dello spazio': "La funzione cerebrale dovrebbe essere paragonata a una ricetrasmittente, o a un'interfaccia, non diversamente dalla funzione di un computer. Non siamo consapevoli dell'enorme quantità di campi elettromagnetici da cui siamo costantemente circondati oltre che permeati. Diventiamo coscienti di quei campi elettromagnetici solo quando usiamo il cellulare o accendiamo la radio, la tv o il laptop".
Insomma, alla luce di tanti anni di studio "non si può evitare di giungere alla conclusione che la coscienza sia sempre esistita e continui a esistere indipendentemente dal corpo, e che essa non abbia né inizio né fine". Ma esistono prove oggettive di una premorte? "Sì - risponde van Lommel - e sono basate sull'aver potuto comprovare la veridicità di certi aspetti delle 'esperienze fuori del corpo', e sul momento in cui queste esperienze si sono prodotte durante la rianimazione cardio-polmonare.
In una recente rassegna di 93 testimonianze di percezioni extracorporee potenzialmente verificabili e avvenute durante le premorti, si è scoperto che circa il 90% delle testimonianze riportate erano accuratissime: la verifica ha provato che tutte le percezioni avvenute durante il coma, l'arresto cardiaco o un'anestesia generale riferivano dettagli davvero accaduti; l'8% delle testimonianze conteneva solo piccoli errori e il 2% era del tutto errato".

FONTE: https://www.facebook.com/danilo.modonesi.96/

SCIENZA E COSCIENZA (18-11-19)

Spiegare come qualcosa di complesso come la coscienza possa emergere da un grumo di tessuto grigio simile a una gelatina chiusa nella nostra testa è probabilmente la più grande sfida scientifica del nostro tempo.
Il cervello è un organo straordinariamente complesso, composto da quasi 100 miliardi di cellule - note come neuroni - ognuna connessa a 10.000 altre, che producono circa 10 trilioni di connessioni nervose.

Abbiamo compiuto notevoli progressi nella comprensione dell'attività cerebrale e nel modo in cui contribuisce al comportamento umano, ma ciò che nessuno è finora riuscito a spiegare è come tutto questo si traduca in sentimenti, emozioni ed esperienze. In che modo il passaggio di segnali elettrici e chimici tra i neuroni provoca una sensazione di dolore o un'esperienza di rosso?

Vi è un crescente sospetto che i metodi scientifici convenzionali non saranno mai in grado di rispondere a queste domande. Fortunatamente, esiste un approccio alternativo che alla fine potrebbe essere in grado di svelare il mistero.

Per gran parte del 20° Secolo c'è stato un grande tabù contro l'interrogazione del misterioso mondo interiore della coscienza perchè non è stato considerato un argomento appropriato per la "Scienza seria". Le cose sono cambiate molto e ora vi è un ampio consenso sul fatto che il problema della coscienza sia un serio problema scientifico. Molti ricercatori, però, sottovalutano la profondità della sfida, credendo che dobbiamo solo continuare a esaminare le strutture fisiche del cervello
per capire come possano produrre la coscienza.

Il problema della coscienza, tuttavia, è radicalmente diverso da qualsiasi altro problema scientifico. Uno dei motivi è che la coscienza è inosservabile. Non puoi guardare dentro la testa di qualcuno e vedere i suoi sentimenti ed esperienze.
Naturalmente, gli scienziati sono abituati a gestire oggetti non osservabili. Gli elettroni, ad esempio, sono troppo piccoli per essere visti. Ma gli scienziati postulano entità non osservabili per spiegare ciò che osserviamo, come fulmini o scie di vapore; nel caso unico della coscienza invece, la cosa da spiegare non può essere osservata. Sappiamo che la coscienza esiste non attraverso esperimenti ma attraverso la nostra immediata consapevolezza dei nostri sentimenti ed esperienze.

Come può mai la scienza spiegarlo? Quando abbiamo a che fare con i dati dell'osservazione, possiamo fare esperimenti per verificare se ciò che osserviamo corrisponde a ciò che la teoria prevede, ma quando abbiamo a che fare con dati non osservabili come la coscienza, questa metodologia non funziona.  La  miglior cosa che scienziati sono in grado di fare è correlare le esperienze non osservabili con i processi osservabili, scansionando il cervello e facendo affidamento sui loro rapporti riguardanti le loro esperienze coscienti private. Con questo metodo, possiamo stabilire, ad esempio, che l'invisibile sensazione di fame è correlata all'attività visibile nell'ipotalamo del cervello. Ma l'accumulo di tali correlazioni non equivale a una teoria della coscienza.
Ciò che alla fine vogliamo è spiegare perché le esperienze coscienti sono correlate all'attività cerebrale.
Perché tale attività nell'ipotalamo arriva con una sensazione di fame?

In effetti, non dovremmo essere sorpresi dal fatto che il nostro metodo scientifico standard fatica a gestire la coscienza. L'errore di Galileo fu stabilire che la scienza moderna è stata esplicitamente progettata per escludere la coscienza.
Prima del "padre della scienza moderna" Galileo Galilei, gli scienziati credevano che il mondo fisico fosse pieno di qualità, come colori e odori, ma Galileo voleva una scienza puramente quantitativa del mondo fisico e quindi propose che queste qualità non fossero realmente nel mondo fisico ma nella coscienza, che egli stimava esistere al di fuori del dominio della scienza. Questa visione del mondo fa da sfondo alla scienza fino ai giorni nostri e, fintanto che lavoriamo al suo interno, il meglio che possiamo fare è stabilire correlazioni tra i processi quantitativi del cervello che possiamo vedere e le esperienze qualitative
che non possiamo, in alcun modo spiegare .

La mente è materia
Credo che ci sia una via d'uscita, un approccio che è radicato nel lavoro degli anni '20 del filosofo Bertrand Russell e dello scienziato Arthur Eddington. Il loro punto di partenza era che la Fisica non ci dice davvero cosa sia la materia.
Questo può sembrare bizzarro, ma si scopre che la Fisica si limita a parlarci del comportamento della materia.
Ad esempio, la materia ha massa e carica, proprietà che sono interamente caratterizzate in termini di comportamento: attrazione, repulsione e resistenza all'accelerazione. La Fisica non ci dice nulla di ciò che ai filosofi piace chiamare
 "la natura intrinseca della materia", ovvero come la materia  in sé e per sé.
Si scopre, quindi, che esiste un enorme buco nella nostra visione del mondo scientifico: la Fisica ci lascia completamente al buio su ciò che la materia è realmente. La proposta di Russell ed Eddington era di riempire quel buco con la coscienza.

Il risultato è un tipo di "Panpsichismo" - un'antica visione secondo cui la coscienza è una caratteristica fondamentale e onnipresente del mondo fisico. Ma la "nuova ondata" di Panpsichismo manca delle connotazioni mistiche delle forme precedenti.
C'è solo materia - niente di spirituale o soprannaturale - ma la materia può essere descritta da due punti di vista. La  Fisica descrive la materia "dall'esterno", in termini di comportamento, ma la materia "dall'interno" è costituita da forme di coscienza.
Ciò significa che la mente è materia e che anche le particelle elementari mostrano forme incredibilmente elementari di coscienza. Prima di accettarlo, considera questo. La coscienza può variare in complessità.
Abbiamo buone ragioni per pensare che le esperienze coscienti di un cavallo siano molto meno complesse di quelle di un essere umano e che le esperienze coscienti di un coniglio siano meno sofisticate di quelle di un cavallo. Man mano che gli organismi diventano più semplici, potrebbe esserci un punto in cui la coscienza si spegne improvvisamente, ma è anche possibile che svanisca ma non scompaia completamente, il che significa che anche un elettrone ha un piccolo elemento di coscienza.
Ciò che il Panpsichismo ci offre è un modo semplice ed elegante di integrare la coscienza nella nostra visione del mondo scientifico.
A rigor di termini, non può essere testato; la natura inosservabile della coscienza implica che qualsiasi teoria della coscienza che vada oltre le semplici correlazioni non è verificabile in senso stretto, ma credo che possa essere la migliore spiegazione:
il Panpsicismo è la teoria più semplice di come la coscienza si adatta alla nostra storia scientifica.

Mentre il nostro attuale approccio scientifico non offre alcuna teoria - solo correlazioni - l'alternativa tradizionale di affermare che la coscienza è nell'anima porta a un quadro disgiunto della natura in cui mente e corpo sono distinti.
Il Panpsicismo evita entrambi questi estremi, ed è per questo che alcuni dei nostri principali neuroscienziati lo stanno ora abbracciando come la migliore struttura per costruire una scienza della coscienza.


Sono ottimista sul fatto che un giorno avremo una scienza della coscienza, ma non sarà scienza come la conosciamo oggi.
Nulla di meno che una rivoluzione è richiesta, e si è già sulla buona strada.

By Philip Goff - Durham University

 AWARE II: CI SIAMO? (14-10-19)

Come in molti hanno notato, in questo articolo   il Dr. Parnia sostiene vigorosamente
che la coscienza, o anima, è un'entità individuale in grado di sopravvivere alla morte.
Questo articolo è stato chiaramente approvato dal Dr. Parnia, in quanto è correlato a
'Cosa succede quando moriamo'
, incontro che dovrebbe avvenire
alla New York University a Novembre.
Ciò implica che Parnia è assolutamente convinto che la coscienza sopravviva alla morte.
Le implicazioni di ciò sono molto chiare dal mio punto di vista. Come scienziato prendere una posizione del genere è invitare alla derisione, a meno che non ci siano prove forti a sostegno di questa posizione. Da qui la mia convinzione che ora sia in possesso di uno o più "colpi"
(cioè OBE verificate scientificamente) dallo studio AWARE II.
Utilizzerà questo evento a New York come teaser per i risultati dello studio?

Consapevolezza durante un arresto circolatorio IN ipotermiA profondA (05-08-19)
Seppellito negli studi Aware II c'è qualcosa di grande interesse per quelli di noi che hanno seguito questo studio.
<<Nei nostri studi sull'arresto cardiaco e sui suoi effetti sulla coscienza, i nostri dati ci hanno portato a ipotizzare che la rianimazione di qualità superiore sia associata a un livello più elevato di consapevolezza cosciente durante l'arresto cardiaco e la rianimazione, che a sua volta è associato a una migliore sopravvivenza, poichè il cervello subisce lesioni minime e una minore incidenza di disturbi della coscienza.
Un nuovo modo di studiare la coscienza in un ambiente che imita biologicamente la morte clinica oltre all'arresto cardiaco è quello di monitorare i pazienti sottoposti a arresto circolatorio ipotermico profondo (DHCA), una tecnica medica in cui la temperatura corporea del paziente viene portata a circa 20° C, arrestando la circolazione sanguigna e le principali funzioni degli organi. Questo approccio viene spesso utilizzato dai chirurghi che devono operare sui principali vasi sanguigni. Poiché il DHCA imita biologicamente la morte clinica, ma è molto ben controllato, offre un'eccellente opportunità per studiare la coscienza e la consapevolezza in una popolazione, che a differenza dell'arresto cardiaco, ha un tasso di sopravvivenza molto elevato. Stiamo sviluppando nuovi metodi per determinare cosa succede alla coscienza prima, durante e dopo questo arresto. Stiamo usando varie tecnologie tra cui l'EEG portatile, ossimetria cerebrale e strumenti visivi e audio per testare l'apprendimento implicito ed esplicito, nonché  i ricordi e la memoria.
Questo studio integra il nostro lavoro in AWARE II e prevediamo che scopriremo nuovi eccitanti aspetti della mente umana.
Questo è fondamentalmente molto simile allo studio COOL che è stato avviato a Montreal, ma è terminato quando il chirurgo che ha eseguito i processi si è trasferito. È molto eccitante poiché nel corso degli anni sono stati segnalati numerosi rapporti che hanno dimostrato che si creano effettivamente esperienze simili a quelle della NDE con OBE.>>
 Il punto chiave, che il Dr. Parnia sottolinea, è che le condizioni sono prevedibili e controllate. Mentre ci saranno molti più arresti cardiaci (AC) rispetto a queste procedure, ci sono anche molte meno possibilità di sopravvivenza o di richiamo con una A.C., quindi questa strada ha la possibilità di produrre risultati in modo più coerente. Molto entusiasta di vedere ciò che sta accadendo e il fatto che sia già in corso, e potrebbe portare a risultati prima piuttosto che dopo. I casi riportati sarebbero davvero molto interessanti.

 Fonte: AwareofAware

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