L'ANGOLO DEI LETTORI, ovvero Esp-Files

Su queste pagine saranno proposte le esperienze "ESP" dei nostri Amici inviate per e-mail, o pubblicate sul Forum della PdA. Ovviamente verranno resi pubblici foto, esperienze raccontate in altra sede ed indirizzi e-mail, solo previa autorizzazione scritta (apposta in calce) degli Autori. Onde evitare di essere "catturati" dagli spammers, i succitati indirizzi di posta elettronica saranno inseriti all'interno delle foto o, in mancanza,  trascritti senza l'uso della chioccioletta (@) che viene automaticamente ricercata dai programmi che usano gli hackers. Tutti gli altri casi, non provenienti da esperienze dirette dei nostri Lettori, continueranno ad apparire negli appositi spazi indicati dal menu principale.  Su questa "Pagina Zero" troverete solo le storie più recenti.  cliccate sull'argomento di vostro interesse
per raggiungere la pagina corrispondente: 

CONTATTI SPONTANEI   ADC
VIAGGI FUORI DAL CORPO   OBE
STORIE DI REINCARNAZIONE  REI
NON CLASSIFICABILI  ENC
COMUNICAZIONI STRUMENTALI  ITC
ESPERIENZE DI PRE-MORTE  NDE
CONTATTI MEDIANICI  CM
VISIONI SUL LETTO DI MORTE  DBV
FANTASMI GHO


 

UNA OBE IMPROVVISA
(07-07-19)

Una nostra Lettrice, Roberta, ci ha gentilmente inviato il resoconto di una OBE avvenuta spontaneamente diversi anni fa a riprova che tali fenomeni non sempre richiedono un addestramento particolare .

Era un pomeriggio d'estate, avevo circa 30 anni, mi trovavo al mare, avevo affittato un appartamento. Un giorno decisi di fare un pisolino sul dondolo che si trovava nel terrazzo, non lo avessi mai fatto! Non so quanto ho dormito, so solo che quando mi sono risvegliata, ho messo giu' una gamba pero' sentivo che era pesante; mi giro e vedo il mio corpo ancora sdraiato, non sapevo cosa fare, quando ad un certo punto vedo un bambino vestito da marinaretto farmi capolino. Era sorridente. Premetto che ho un fratellino nell'Oltre. Allora ho lottato per rientrare nel mio corpo, non so quanto tempo e' passato, ma alla fine sono riuscita a rientrare e sono scappata terrorizzata in casa. Da quel momento sono passati 21 anni prima che riuscissi a sedermi di nuovo su un dondolo.
 Ecco, questa e' stata la mia prima esperienza

Roberta

LA VERA GIUSTIZIA  (08-12-18)

Ricevo questo breve racconto da un Amico del sito, che, per ovvi motivi, abbiamo chiamato con un nome di fantasia come sua moglie. Ciò che ci colpisce è il messaggio che Alberto ha ricevuto, assolutamente consono a quanto ci dicono le Guide, ovvero che nessun giudice celeste ci aspetta per stabilire se ci siamo comportati correttamente, o meno, durante il nostro breve soggiorno terreno. Citare tutte le fonti sarebbe un lavoro lungo e ponderoso, vi indichiamo solo un link ad un'opera che vorremmo tutti voi leggeste, ovvero:
"LIFE AFTER DEATH IN THE WORLDS UNSEEN
del Monsignor Robert Hugh Benson - Canalizzato da Anthony Borgia. Ecco quanto ci vien detto sul giudizio delle anime, in un dialogo del Monsignore con la sua Guida davanti ad un'anima sofferente per i suoi misfatti:
 [...] Stava ricevendo i suoi meriti - niente di più, niente di meno. Aveva giudicato se stesso e condannato se stesso, e ora stava subendo la punizione che, solo e interamente, aveva inflitto a se stesso. Qui non c'era alcun caso in cui un Dio vendicatore infliggesse una punizione di condanna a un peccatore.
Il peccatore era lì, veramente, ma era la manifestazione visibile della legge inalterabile di causa ed effetto.
 La causa era nella sua vita terrena; l'effetto era nella sua vita spirituale.
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Buongiorno Claudio.
L'altro giorno guardando un disegno, mi sono messo a riprodurlo a modo mio.
Invece di riprendere la faccia presente nel disegno originale e il coltellaccio che la protagonista aveva,
ho disegnato una faccia molto simile a quella di mia moglie Giuliana, con un martelletto da giudice.
Cercavo una frase da far dire in un fumetto, poi mi si è formata quella che c'è nel disegno, accompagnandola anche da
questo scritto: "Mentre qui, da questa parte, alcuni si sforzano ad accusare, a difendere e a
giudicare gli altri, dall'al di là del conosciuto, dove tutto è chiaro, ci sono delle immagini e
frasi di te che arrivano forti a me".
Un caro saluto Alberto
 

Aspettate ancora che siano gli altri a giudicarvi?
Innocenti? Colpevoli?
non importa, perchè allla fine di tutto
solo noi saremo i migliori, e forse unici, giudici di noi stessi.

DUE ESPERIENZE DI CONFINE   (24/11/17)

Caro Webmaster, mi chiamo Sara di professione Infermiera e ci tengo a raccontarti un paio di episodi
significativi della mia vita, dopo una breve premessa.
 Ero in un periodo in cui ce l'avevo con Dio, come capita a molti, ma per fortuna amo leggere e studiare. Stavo leggendo la Cabala ed altri libri non proprio Cristianicome -ad es.- quelli di Aleister Crowley. Poi, ho fatto un sogno in cui un uomo mi diceva : "Io sono Raphael".
 Non sapevo niente di lui! Per caso, sapendo che il mio nome è stato preso dalla Bibbia, ho chiesto a mio padre di mostrarmi dove fosse precisamente citato.
Lui ha preso la Bibbia che si è aperta proprio alla pagina giusta, il libro di Tobia.
Lì si parla di Raphael. Io stupita l'ho presa come se Dio mi stesse richiamando all'ordine. Ho letto tutta la Bibbia, interpretandola con la mia testa, non come il catechismo insegna!
Ho letto molto altro e mi sono convinta al 99% dell'esistenza di Gesù. Questa è la premessa. Non è legata alle esperienze, ma è sempre pertinente con l'argomento!!
Altra cosa: sono solita essere la prima a sfatare le "cose strane".
Per esempio: una volta abbiamo visto dei dischi di luce nel Cielo. Dicevamo "stavolta è vero".
Ma ho cercato il trucco. Erano luci provenienti dalla terra proiettate in cielo, probabilmente da qualche discoteca.
 E così con altre situazioni. Per questo mio padre dice "se lo dice la Sara è vero"a sottolineare che
so ben distinguere l'illusione dalla verità. Quello che racconterò è quindi vero. Grazie per ascoltarmi!

Prima esperienza.
 Avevo 13 anni, ero in auto con i miei genitori, mia nonna e mio fratello. Avevamo
la roulotte a traino e stavamo andando in Puglia per le vacanze estive. Eravamo arrivati, ma mio
padre ha mancato l'uscita. Raggiungendo la successiva, siamo passati per un viadotto dove forti raffiche
di vento hanno iniziato a far oscillare la roulotte finché si è girata e ha raggiunto il
finestrino di mia nonna facendole quasi perdere un occhio. Abbiamo urtato il guardrail di
sinistra, poi quello di destra. Era tutto da buttare. Oltre all'occhio di mia nonna, mia madre
aveva un braccio rotto e null'altro. Mi hanno fatta appoggiare al guardrail. Ricordo che qualcuno
si è fermato per aiutarci. Poi più nulla. Ho camminato priva di coscienza verso la strada.
Lo so perché ho inciampato in una tanica. Devono avermi presa e fatta sedere per terra.
Io ero in uno stato di grazia. Non vedevo nulla, sentivo solo una pace dalla quale non volevo tornare.
Poi i fastidiosissimi schiaffi che mi portavano indietro e non volevo. Infine mi sono sentita anche
chiamare da mia madre e la pace era finita. Lo ricorderò sempre.
Non ho mai più provato un simile stato di pace.

Seconda esperienza.
 
Sono stata operata per XXX, un intervento durato sei ore. Ad un certo punto mi sono sentita in un
posto buio, ma bello ed ero angosciata perché stavo vivendo la mia nascita e non volevo proprio
venire al mondo! Solo dopo ho capito che era il momento del risveglio e l'anestesista non
riusciva a svegliarmi! Così come mia madre non riusciva a partorirmi (dopo 24 ore di travaglio le
hanno fatto il cesareo). Dicevo senza parlare: "non ci vado lì, si sta male!" finché una voce di
donna mi ha detto: "Sara, ma non ti ricordi? Devi andare lì perché devi fare... (Al risveglio non
sapevo più cosa), è un battito di ciglia, poi torni indietro!". Queste parole mi hanno dato
entusiasmo e mi sono svegliata. Purtroppo non ricordo cosa devo fare. Ho pensato di rivolgermi ad
un ipnoterapeuta, ma non l'ho ancora fatto. So che mi sento in generale fuori dal mondo e sento che la
mia vera casa non è qui. Non sono attaccata ai beni materiali e ho scarso interesse per il mondo in
generale. Ciò che mi è accaduto non è stato un sogno! Era troppo vero e é coinciso con gli
accadimenti della vita! Ho la certezza di aver avuto un contatto con l'Aldilà. Il comune
denominatore è la assoluta negazione di tornare al mondo una volta provata la sensazione di
beatitudine che c'è di là. Tutto perde significato. Proprio come se il mondo fosse illusorio, ma
neanche! Non ci si pensa proprio! E ciò ridimensiona i pensieri sul mondo, ma lascia anche
amarezza e nostalgia per avere la consapevolezza di essere "lontani da casa".
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Grazie Sara per la tua preziosa testimonianza. Mi hai detto pure che hai
 totalizzato 18 punti al Test di Greyson, a riprova della genuinità delle tue esperienze.
Webmaster

 

NDE E SCIENZA MEDICA (16-02-17)

Per coloro che non l'avessero letto sul nostro Forum, ripubblico qui un interessante articolo segnalatoci dall'amico Kaomanao.

C'è un interessante commento su youtube della dottoressa Francesca Volando (medico internista) che risponde a chi ritiene che una nde sia frutto di un cervello morente in base all'opinione che dopo un'infarto cardiaco il cervello continui a funzionare sebbene per pochissimo tempo.
(nello spoiler ho inserito il video di youtube sul racconto di una 'ritornata' da una Nde,e in cui tra i commenti compare quello della dottoressa
Francesca Volando
di 1 settimana fa)

Parliamo di dati scientifici, sono medico internista quindi qualcosa di medicina penso di saperla. Il cervello è un organo molto delicato, ha necessità di un flusso costante e continuo di nutrienti ed ossigeno per le sue necessità metaboliche. Consuma da solo il 20% delle risorse quotidiane metaboliche sotto forma di glucosio e ossigeno utili per ossidare lo zucchero ed ottenere rapidamente ATP (adenosintrifosfato) dai mitocondri, che funge da substrato per numerose reazioni biochimiche interne ed esterne ai neuroni. Ciò in virtù della generazioni di potenziali di membrana che altro non sono che delle microcorrenti elettriche che viaggiano lungo gli assoni e i dendriti. Il cervello è molto isolato dal mondo esterno per questioni di fragilità organica intrinseca, essendo facilmente preda di infezioni e degenerazioni qualora non vengano rispettati sempre e comunque le sue necessità. Per comunicare con l'esterno infatti utilizza gli organi di senso, delle sue terminazioni periferiche specializzate nel percepire le differenti forme di energia presenti nell'ambiente in cui si trova col resto del suo corpo. Ogni mancanza di rispetto delle sue esigenze porta alla progressiva interruzione della sua attività, che come si sa è permanente, sebbene dislocata in aree diverse a seconda della funzione in atto al momento. Possiamo però dire che non vi sia un'area mai disattiva tranne in circostanze patologiche che bloccano l'afflusso di sangue (ictus ed emorragie), determinano eccessi dei potenziali d'azione (epilessie) o riducano la quantità di ossigeno nel torrente ematico (ipossie varie o interventi chirurgici). Quando una persona va in arresto cardiocircolatorio, tutto ciò avviene immediatamente venendo a mancare la funzione di pompa da parte del miocardio. In tale circostanza il poco ossigeno presente nel cervello che non subisce ricambio dal torrente circolatorio bloccato, non può far fronte alle necessità metaboliche dei neuroni ed alla fine si bloccano in breve tempo i segnali elettrici prima vigenti in quanto viene a mancare la quota di ATP mitocondriale prima regolarmente fornita. Tutto ciò naturalmente viene rilevato tramite dei sofisticati macchinari presenti di solito nelle unità di rianimazione e cardiologia, proprio per rilevare i voltaggi encefalici (parlo di valori di circa 90 microelettronvolt MeV quindi potenziali molto bassi), e stabilire se sia presente o meno un'attività elettroencefalografica utile alla vita. Ricordo a tutti che il cervello regola le attività vitali dell'organismo specie del respiro con un centro ipotalamico ad hoc per quest'attività che, nel corso di un infarto cessa quasi contemporaneamente a quella cardiaca necessitando di una rianimazione cardiopolmonare o RCP.
Una persona quindi che subisce uno o più arresti dell'attività miocardica non può avere un cervello funzionante nemmeno nelle sue funzioni basilari e, nel caso di un mancato ripristino delle stesse la morte può intervenire in tempi molto rapidi di secondi (vedi ad esempio i decessi dei compianti Pino Daniele e Mango) o comunque entro un'ora dalla sospensione del battito cardiaco. Perciò non si sogna, non si possono avere ricordi di quegli istanti o minuti con una totale perdita di coscienza fisica perché mancano le energie per memorizzarli. Quindi se qualcuno vi dice che durante un infarto ha visto e sentito cose (e l'infarto è documentato dal tracciato ECG che rimane piatto per diversi secondi o minuti prima del definitivo ripristino del battito sinusale), non sta inventando nulla e al proposito ci sono numerosi studi di casi davvero straordinari al riguardo che vi invito a leggere prima di commentare. Non si tratta di qualcosa di religioso anzi, molte religioni faticano ad accettare queste cose perché stravolgono lo status quo delle loro teologie, ma di esperienze che ancora oggi non riusciamo a definire nel loro complesso. Potete crederci o no ma non offendete chi le ha vissute.

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Sempre sul Forum questa interessante segnalazione di Silvio:

Venti minuti senza vita e torna esattamente come prima. Incontra un essere nell'altra dimensione circondato da esseri di luce che Zack riconosce come "angeli". L'Essere, che lui associa alla figura di Gesù, gli dice che tutto andrà bene e infatti così è andata. Un sogno? Una NDE? Bisognerebbe saperne un pochino di più per avere la certezza che si sia trattato di una esperienza di premorte (scala di Greyson in primis), ma certo è che venti minuti senza vita difficilmente possono aver messo in condizione un cervello in stato di morte nella condizione di sognare. Inoltre, e la domanda nasce spontanea, perchè chiunque abbia questa esperienza non riporta mai danni gravi e persistenti? Nonostante i pareri dei medici dicano il contrario? Perchè quanto gli viene predetto si avvera? A voi l'ardua sentenza...

qui l'articolo: https://www.facebook.com/

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ADC... FELINE! (20-11-16)

Come abbiamo già detto in altri articoli, anche gli animali  hanno un'anima immortale, magari è un'animuccia piccolina, ma è certo che la posseggono e perciò, dopo la morte, vanno nella Luce, in un Paradiso tutto loro dove continuano a crescere, ad evolversi, fin -forse- ad affrontare l'esperienza in un corpo umano.
Di certo è che i nostri piccoli amici mostrano per noi un attaccamento ed un amore che va ben al di là del mero opportunismo e, dove c'è Amore, c'è anche un chè di trascendente che ci fa intuire che non sia un comportamento puramente istintivo. A volte i nostri pelosetti sono persino capaci di contattarci dall'Aldilà, come  è accaduto a  Patrizia con Volpina e Sissina, oppure di farci sapere che sono ancora vivi e vegeti ed addirittura "miracolati" e guariti da mali incurabili.

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Ciao Claudio,
so che ami gli animali, avendo letto la tua testimonianza sul micio Wolverine...
( CLIC) ecco perché ho pensato di scriverti.
Vorrei raccontarti alcuni fatti singolari che mi sono capitati negli ultimi anni e che secondo me sono legati ad una gatta, Volpina, morta nel dicembre del 2011, a cui sono particolarmente legata.
Il giorno prima che si aggravasse, l'orologio della cucina si è fermato...recentemente ho perso l'altra gatta che mi era rimasta, Sissina e la cosa impressionante è che lo stesso fenomeno è avvenuto quando lei si è aggravata... Vedendo l'orologio fermo, ho capito che il tempo della sua vita era terminato.
So bene che a tutto c'è una spiegazione fisica, che le pile si sono scaricate, ma quello che colpisce è la coincidenza...quel giorno anche mio marito (che è un Fisico) si è sentito gelare...

(Anche Cocò fece fermare un orologio a muro sull'ora esatta della sua dipartita. Quando, mesi dopo, provai a cambiare la batteria, l'orologio si riavviò da solo e continuò a funzionare per oltre un anno, a riprova che la pila non era scarica. -NdR)

Ma veniamo a Volpina: alcuni giorni dopo la sua morte io e mio marito abbiamo sentito distintamente in camera da letto il rumore di quando saltava giù dalla sedia...non penso si sia trattato di una mia fantasia, perché eravamo in due a sentire...mio marito si è alzato subito per vedere se fosse l'altra micia, Sissina, ma lei russava tranquilla nella sua cuccia...Nei giorni seguenti abbiamo trovato accesa la bilancia dove la pesavamo tutte le settimane  Il fatto è avvenuto due volte e poi non si è più verificato.
La sera di S. Silvestro del 2011 eravamo tristissimi per la perdita di Volpina...avevamo invitato a cena due amici che la conoscevano e le volevano molto bene. Mentre eravamo seduti a tavola, la ricordavamo...Né loro né noi eravamo in vena di festeggiare la fine dell'anno...
Verso le 22.30 la sveglia del forno, che non usiamo da anni, si è messa a suonare da sola e i due amici sono rimasti molto colpiti...infatti la micia era solita, anche in loro presenza, suonare una campana appesa al muro per attirare l'attenzione...
Abbiamo brindato allegramente alla nostra Volpina!  
Un altro fatto singolare successo alcuni mesi dopo la sua morte: tornati a casa dal lavoro, io e mio marito abbiamo trovato una finestra aperta...la finestra dove è attaccata la campana di Volpina...ci è sembrato molto strano, anche perché quella mattina faceva un freddo micidiale e se fosse stata aperta, ce ne saremmo accorti sicuramente.
Ho scritto una mail ad una mia amica che conosceva Volpina, per raccontarle il fatto curioso. Poiché non mi rispondeva, il giorno dopo l'ho chiamata sul cellulare per avvisarla che le avevo spedito la mail in cui le parlavo di Volpina.
Al telefono "B." mi ha detto che non aveva ancora letto la posta elettronica, che stava viaggiando in macchina con il marito e mi doveva lasciare... mi avrebbe richiamato lei con calma. Il giorno dopo mi ha riferito, non senza una certa riluttanza, che durante quella breve telefonata lei e il marito hanno sentito miagolare. Temendo che ci fosse un micio chiuso nel cofano, mi ha salutato e hanno pensato di fermare la macchina. Nel frattempo hanno sentito di nuovo miagolare!...
La cosa incredibile è che  i miagolii li ha sentiti anche il marito!
Tieni conto che suo marito non sapeva che le stessi parlando di Volpina e soprattutto non amava i gatti, li disprezzava.
Hanno fermato la macchina per far uscire il presunto gatto...hanno aperto il cofano, hanno battuto dappertutto ma il gatto non c'era!
A casa hanno raccontato al figlio quanto era successo...di lei mi fido, è una persona seria e degna di credito.
Secondo "B."la cosa più prodigiosa è che suo marito, pochi giorni dopo questo episodio, ha trovato una gattina e se ne è innamorato follemente....per lei è incredibile che il marito, a quasi sessant'anni, ha capito cosa significa voler bene ad un gatto!
Da Volpina ho avuto diversi "segnali", che mi hanno aiutato a sopportare il dolore ...Ne cito solo alcuni.
Pochi giorni dopo la sua morte è bruciata la spina del frigo che usavamo solo per lei, per conservare una medicina americana per l' insufficienza renale... Come se avesse voluto  dirci che stava bene e non ne aveva più bisogno!...
In questi anni la sveglia del forno è suonata altre due volte da sola, l'orologio del forno si è messo in funzione da solo più volte e in camera da letto si sono accese numerose volte le luci da notte che dovrebbero accendersi al passaggio di una persona...
Ciò è avvenuto soprattutto quando parlavo di Volpina o ero triste, oppure quando le chiedevo un segnale.
E sono successi tanti altri fatti singolari...ci vorrebbe molto tempo per raccontarteli tutti...
Per quanto riguarda Sissina, l'altra gatta morta recentemente, alcuni giorni dopo la sua morte ho pregato per avere un segno della sua presenza e una notte si è accesa la televisione...inoltre ho avuto altri piccoli "segnali"...
In questi 5 anni il mio computer ha fatto delle stranezze...forse perché Volpina amava molto il computer?
Diverse volte si è bloccato e sullo schermo sono comparsi disegni geometrici a colori...li ho fotografati e una volta, osservando una foto, ho visto che il riflesso del flash aveva la sagoma di un gatto!
Cosa ne pensi? Dimmi pure con sincerità qual è la tua opinione... forse sono io che interpreto i fatti in maniera troppo personale e vedo quello che non c'è... Ed ora, ecco anche la storia di Sissina.

TORNA A CASA, SISSINA
Adottai Sissina nel 2000. Era uno dei gatti randagi della piccola colonia felina a cui portavo da mangiare. Avrà avuto 7 mesi; la presi per curarla...era messa molto male e se non lo avessi fatto sarebbe morta. Mi colpiva il suo carattere affettuoso e dolce: a differenza degli altri mici del gruppo, prima di mangiare si strusciava ripetutamente ai miei piedi per ringraziarmi e faceva le fusa.
La curai a lungo e si riprese. Ma rimase afona, non riusciva a miagolare come gli altri gatti ma emetteva un soffio, un miagolio sottovoce; inoltre quando respirava si sentivano dei sibili.
Da qui deriva il suo nome: un nome onomatopeico, senza alcun riferimento alla principessa...
Dopo un anno e mezzo io e mio marito la portammo ad una scampagnata insieme a Pestello, l'altro micio di casa...allora eravamo soliti portarli fuori con noi perché non si erano mai allontanati ...quella volta, invece, prevalse in lei l'istinto della gatta randagia.
Chissà, forse decise di riprendersi la libertà...insomma scomparve e non la vedemmo più.
Iniziammo a cercarla...La cercavamo invano tutti i giorni... Riempii di manifestini il paese e i dintorni nella speranza di ritrovarla, anche perché aveva una malattia, il  granuloma miliare e tutti i giorni doveva prendere una medicina.Anche Pestello aveva la stessa malattia ed era sotto cura. Secondo il veterinario i due mici avrebbero dovuto continuare così per il resto della vita...

Riuscii a ritrovare Sissina solo dopo 5 mesi e una settimana...fu un periodo terribile per me perché non sapevo se fosse viva o morta.
I mesi passavano ed io continuavo a cercarla...mi venivano le crisi di cuore...infatti poi nel 2003 sono stata operata...
Tutti i giorni pregavo per Sissina...avrebbe dovuto prendere quotidianamente il farmaco e temevo che sarebbe morta perché con quella malattia i gatti non mangiano. Pensavo che averla smarrita fosse per me la cosa peggiore...peggio che saperla morta!
Una notte feci un sogno singolare: sognai un'entità piccola...non ricordo bene il suo aspetto...se era un Felix, un gatto stilizzato o un'umana piccola... Mi disse queste parole:
"Sono la Santa protettrice di Sissina. Lei è viva e sta bene...non le può succedere nulla di male perché la proteggo io."
Mi disse anche il nome. Ma non sono sicura di ricordare bene...mi pare Remigina...Io da allora la chiamo così.
Mio marito commentò che quel sogno era solo l'espressione di un mio desiderio...desideravo che stesse bene...aggiunse che dopo mesi di randagismo  certamente era morta oppure stava molto male senza le sue medicine...
Successivamente ho adottato Volpina; ma la mia ricerca di Sissina continuava... A Dicembre, avvicinandosi il Natale aumentava la nostalgia... Io e mio marito eravamo molto malinconici...Pensavamo che ritrovare Sissina sarebbe stato il regalo di Natale più bello che il Cielo potesse farci... Da tempo avevo fatto una promessa: se l'avessi ritrovata avrei smesso di fumare e avrei dato tutti i mesi in beneficenza i soldi che spendevo in fumo...

Il 17 dicembre mattina tornai a casa dopo il lavoro , mi preparai un caffè e mi misi a fumare una sigaretta...mi cadde dal davanzale il portacenere...andai a recuperarlo e lo trovai in frantumi...
Dentro di me si accese una speranza: e se fosse stata l'ultima sigaretta della mia vita?
Nel pomeriggio mio marito andò a vedere una gatta nera che un signore gli aveva segnalato... Ma con poca speranza: era l'ennesima telefonata...per mesi ci avevano chiamato per via degli annunci...e sempre si era trattato di falsi allarmi.
Invece, poco dopo, tornò con Sissina e scoppiò a piangere...
Ma non eravamo del tutto sicuri che fosse proprio lei: il suo pelo era nero e più lungo, non sbiadito per la malattia come quando l'avevamo persa...  Mio marito inizialmente non l'aveva affatto riconosciuta...pensava che fosse un altro gatto. Poi ha provato a prenderla in braccio e lei si è lasciata prendere docilmente...invece il signore che l'aveva accolta nel suo giardino raccontava che a lui aveva dato un morso...
Sissina aveva perso il collarino rosso e l'unico segno di riconoscimento che le era rimasto era il suo essere afona, il suo miagolare sottovoce. Con poca convinzione mio marito l'ha messa in macchina, giusto per non lasciare nulla di intentato... in effetti lei era molto cambiata! Durante il viaggio ha notato con piacere che stava buona e tranquilla sul sedile posteriore come se fosse abituata a viaggiare e quella fosse proprio la sua macchina. Appena giunti in paese, si è messa a miagolare sottovoce come faceva quando era contenta...aveva riconosciuto il posto in cui abitava! A quel punto mio marito ha avuto quasi la conferma che fosse Sissina...
Lei invece lo aveva riconosciuto fin dal primo istante!
Nei giorni successivi il veterinario l'ha visitata e ha sentenziato che non poteva essere la nostra gatta, ma una sosia...
era impossibile secondo lui guarire da quella malattia!

Invece è possibile: dopo qualche mese è guarito anche l'altro gatto, Pestello, che quando l'ha rivista l'ha accolta subito con gioia...lui sì  che l'ha riconosciuta a primo colpo! Concludo la storia...dopo un mese circa Sissina si è messa a grattare uno sportello dell'armadio della camera da letto...prima di sparire era solita fare così quando chiedeva che le aprissimo per entrare dentro.
A quel punto non abbiamo più avuto dubbi sulla sua identità!
Dunque nel 2001 ci siamo trovati con tre gatti: Pestello, Sissina e Volpina.
Patrizia


GRAZIE, PATRIZIA E COMPLIMENTI PER L'AVVINCENTE DESCRIZIONE DEGLI STRAORDINARI ACCADIMENTI CHE HAI VISSUTO. SON CERTO CHE LE TUE STORIE DARANNO GRANDE CONFORTO A CHI HA PERSO UN SUO TESORINO,OLTRE A FUGARE I DUBBI SULLA CONTINUAZIONE DELLA VITA DOPO LA MORTE FISICA IN CHI CE NE AVESSE ANCORA.
VOLEVO FARTI SAPERE CHE, DA PIU' D'UN MESE, ANCHE IN CASA PdA  C'E' UN NUOVO GATTINO, SI CHIAMA GIGGINO ( con 2 "g" perchè è nato a Cosenza dove si usa dire così ! ) ED AMA GUARDARE LA TV, SPECIE IL TG,OLTRE A BERE DAI RUBINETTI SENZA PAURA DI BAGNARSI! 

CLAUDIO -WM-
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Sofferenza: Il solo modo di acquisire la sensazione
 di esistere
(13-10-16)
Spesso CHIEdiamo ai nostri amici di inviarci articoli, notizie o loro articoli sulle tematiche care alla pDa e noi siamo sempre felici di pubblicarli. andrea, un giovanissimo lettore, si è addirittura diplomato l'estate scorsa con una tesina sul dolore, ispirata proprio daLLA "PAGINA" !
nel ringraziarlo per la stima accordataci, che gli è valsa un bel 96/100, gli auguriamo un brillante avvenire lavorativo nel campo della psicologia, essendosi appena iscritto a questa facolta' presso l'università di pisa.

Buongiorno
sono sempre Andrea quel ragazzo che diversi mesi addietro ti scrisse una mail con la propria tesina sulla sofferenza,  avevo promesso che ti avrei fatto sapere l'esito dell'esame. Felicemente ti dico che ne sono uscito con 96 e che ho ricevuto i complimenti dai professori, per la qualità e l'originalità del mio lavoro che, non dimentico mai essere in parte anche merito tuo.
 Appena finita la scuola mi sono iscritto alla facoltà di psicologia a Pisa,  passando prima però un test a numero chiuso,  eravamo circa seicento e ne avrebbero presi cento.Per quanto riguarda la pubblicazione della tesina sulla pagina per me va bene non ci sono problemi anzi mi fa onore
Saluti e grazie.
Andrea

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Prefazione

Succede spesso, leggendo libri, guardando la televisione o semplicemente conversando, sentire persone che fantasticano di una vita esente da qualsiasi tipo di difficoltà afflizione o disagio, mentre contemplano le loro vite che paiono piene di intoppi, messi quasi di proposito da un dio crudele che non dà possibilità di riscatto. Ci hanno sempre insegnato che ciò che dà piacere è bene e ciò che da dolore è male, in un’equazione molto basilare della lotta per la vita che la riduce a un mero conflitto, un’arena nella quale ognuno egoisticamente sogna l’utopia di una vita senza sofferenza.

Definizione e significato

In realtà, per quanto possa apparire strano, soffrire è un elemento essenziale nella vita, non tanto perché dobbiamo conviverci, soffrire, infatti, deriva dal latino “sufferentia” che significa appunto portare pazienza, sopportare, ma perché essa è un potente mezzo per la progressione della civiltà che se, compresa e indirizzata nella giusta maniera, riesce a dare corpo e spessore a una società stanca donandole nuovi impulsi vitali, rendendo peculiare un determinato periodo storico. La sofferenza è dunque un ingranaggio nascosto che, senza grandi esternazioni, agisce nella psiche dell’uomo a livello profondamente istintivo ma che, elaborato in maniera più profonda ha la capacità di sublimare le azioni degli uomini, dalla più semplice alla più nobile, passando dalla letteratura e l’arte. Per comprendere questo ragionamento bisogna partire da due presupposti fondamentali: primo l’uomo è costantemente sottoposto alla basilare tensione della ricerca del piacere in qualunque modo e in qualunque situazione, la sofferenza nasce dall’impossibilità momentanea o perpetua di soddisfare tale desiderio. Il secondo punto invece è la presa di coscienza che un mondo eternamente felice è, sì un posto estremamente piacevole, ma anche un luogo culturalmente povero, eticamente indifferente verso chiunque e dunque vuoto.
Ora immaginiamo che queste due premesse corrispondano a realtà.

Mondo ideale e ribaltamento della visione
Il mondo da domani diventa per assurdo perfetto e noi, prendendo coscienza delle contrapposizioni tra dolore-piacere riusciamo ad essere comunque totalmente appagati, che mondo ci troveremmo davanti?
Probabilmente un luogo simile alla leggendaria età dell’oro greca oppure al paradiso cristiano, dove esistono solo felicità e nessun dolore. Inizialmente ci troveremo abbagliati da tanta bellezza ma ci ambienteremmo velocemente, tuttavia con il passare del tempo persino il più coriaceo degli uomini si annichilirebbe, poiché rifletterebbe se stesso non in ciò che pensa o fa ma soltanto nell’oggetto del suo godimento perdendo persino la sua identità. Questa situazione estrema serve a chiarire quanto soffrire sia indispensabile e spinga l’uomo non solo a sopravvivere ma anche ad accettare la propria vita con identità e pienezza poiché dà il senso della misura alle cose; accettare questo dato di fatto di per se non allevia nessun dolore ma permette di guardare le cose con un occhio diverso, più acuto ma al tempo stesso più distaccato. Insegnamento questo, che molte religioni fanno da millenni, vivere la sofferenza con occhi diversi per renderla più sopportabile ed usarla per diventare persone migliori, ma per questo non è necessaria una grande trascendenza.
Vale la pena, per non essere dispersivi, inquadrare questa visione della sofferenza in un periodo storico, che sicuramente è stato un momento di profonda trasformazione politica, sociale, civile e psicologica per l’uomo cioè il periodo a cavallo tra la fine dell’ottocento e i primi anni del novecento.
In questo periodo si assistette a repentine trasformazioni ideologiche che crearono grande confusione nell’uomo. Verso la metà-fine 800 vigeva un’incondizionata e ingenua fiducia nel progresso e nella scienza, credute capaci di soddisfare ogni desiderio dell’uomo semplicemente attraverso un’evoluzione scientifica la quale, in effetti, migliorò la vita sotto il profilo materiale, ma lo costrinse a guardare la realtà del mondo che sotto l’influsso meccanicista del positivismo e del sistema economico capitalista schiacciava la maggioranza indigente delle persone, composta prevalentemente da operai, costringendoli ad una vita miserevole. Nemmeno i ricchi però si salvavano, infatti, spesso facevano professioni nelle quali il guadagno operato in maniera metodica e scientifica era l’unica cosa importante, ciò finì per alienare gli spiriti più sensibili delle classi agiate e in particolar modo scrittori e artisti, protagonisti nell’ombra di questo periodo i quali vedevano con sofferenza il fallimento di una filosofia basata sulla scienza e di un sistema sociale rivelatosi disumano che li isolava e rendeva inutili.
Bisogna pertanto concentrarsi in particolar modo su quest’ultima classe la quale si trovava in una condizione di estrema emarginazione, considerati alla stregua dei barboni. La sofferenza provocata dalla loro emarginazione acuì maggiormente i loro sensi, permise loro di vedere ciò che, in effetti, si nascondeva dietro nuove mode ideologiche, create soltanto per soddisfare superficialmente il primario bisogno di sicurezza dell’uomo moderno; ciò che si definisce decadentismo non è altro che un’ampissima apertura in un irrazionale abisso interiore, nel quale l’uomo non aveva mai osato avventurarsi.
Ovviamente questa fu un’esperienza molto soggettiva, ogni grande spirito dell’epoca esplorò in maniera inedita la propria interiorità e ciò che complessivamente ne uscì diede un quadro generale di quello che il decadentismo fu.

In Italia ad esempio spiccano personaggi come d’Annunzio e Pascoli, grandi interpreti del 900 i quali tuttavia avevano visioni completamente diverse del mondo derivanti dal modo di concepire e reagire al loro dolore interiore.
Pascoli ad esempio fu una persona estremamente sensibile alla confusione e alla sofferenza esistenziale nata dalla crisi dei valori positivisti, di conseguenza, unitamente ad un carattere mite e introverso, anche a causa delle gravi difficoltà familiari che ebbe, forgiò una poesia in grado di proiettare l’anima del poeta oltre il suo dolore, in una esperienza estremamente soggettiva nella quale il poeta, si abbandona ad una visone del mondo da “fanciullino” dove l’essenza della realtà è pura e intatta come se fosse vista per la prima volta e senza essere violata dagli adulti disillusi e insensibili. Analizzando più nello specifico il suo caso si nota come egli soffrisse perché desiderava una vita che non poteva avere e una famiglia oramai a pezzi; incapace di superare razionalmente la morte dei suoi cari rimase attaccato alle sue sorelle in vita, quasi come a voler mantenere intatto il suo nucleo familiare originario perché incapace di crearsene uno nuovo, considerando questa scelta come tradimento verso i suoi consanguinei. Pascoli nelle sue dolorose e opposte tensioni fuggì dalla realtà e introdusse nella sua psiche una valvola di sfogo che convogliava il suo dolore nella sublimata vita campagnola da fanciullo rendendolo, almeno per un illusorio momento, felice e libero. Tuttavia queste fughe avevano spesso un sapore amaro per via dell’inevitabile cozzare con la realtà e ciò lo spinse a elevare ancora di più il fanciullino nella poesia, con metafore e simboli, in modo da cercare un piacere sempre più lontano.
Personaggio quasi opposto ma insospettabilmente simile a Pascoli fu d’Annunzio, egli interiorizzò l’estetismo inglese, in specialmente quello di Wilde, portandolo in Italia, rendendolo suo e adattandolo al suo modo di vivere.
Dobbiamo superare il concetto secondo il quale d’Annunzio era solamente un superficiale megalomane, assetato di notorietà; Persona né introversa né timida, sicuramente aveva subito come tutti l’influsso asfissiante di una crisi di valori europea. In reazione a ciò egli esternò la sua sofferenza in una sorprendente controffensiva ideologica inneggiando alla creazione di un uomo in grado di dominare le folle, compiere azioni eroiche ed essere mentalmente indistruttibile, il cosiddetto “superuomo” cui s’ispireranno i totalitarismi europei degli anni a venire. Difatti la società del 900 era in piena crisi di valori, l’Italia in particolare non aveva guide forti, delle quali necessitava, era corrotta e impregnata di meschinità mascherata da estetismo raffinato. Con la sua personale rappresentazione del superuomo d’Annunzio non voleva dunque affermare la propria superiorità rispetto agli altri ma tentava solamente di essere d’esempio per le altre persone, di modo che si svegliassero dal torpore delle loro menti per reagire e costruire una società migliore.
Pascoli e d’Annunzio sono quindi due esempi di come il proprio dolore possa essere canalizzato in diversi modi facendo al tempo stesso progredire il mondo con nuove idee: l’uno come una volpe la utilizzò per fuggire dalla realtà ricercando una lontana serenità, l’altro come un leone usò la propria tensione interiore come molla per affrontare la realtà nemica in una lotta per la sopravvivenza.

Filosofia: Nietzsche
In questo scontro tra personalità e società, vi fu una persona che ebbe l’occhio talmente acuto da comprendere che la crisi occidentale era dovuta all’inadeguatezza di una verità assoluta e di valori universali immutabili, tipici dell’uomo teoretico platonico e del credo cristiano. Questo filosofo fu Nietzsche il quale auspicava la nascita dell’ “oltreuomo”, figura in grado di superare la crisi dei valori o “morte di dio” come la chiamava, il quale perfettamente consapevole di sé, ribalta tutti i vecchi sistemi , esce dalla condizione di nichilismo passivo trasformandolo in un nichilismo attivo o, per meglio dire, esce dal torpore secolare accumulato utilizzandolo come propulsore per lanciare una nuova evoluzione spirituale facendo affidamento solo su se stesso, sperimentando una forma di vita più alta dotata di una volontà autonoma, spingendosi verso il nuovo eliminando il vecchio, non però senza una certa sofferenza, L’oltreuomo è infatti una forza distruttrice che può emergere solo da una rivoluzione precedente.
 

Storia: Causa dei totalitarismi europei
Da tutto questo discorso può sembrare che la sofferenza sia quasi una condizione da cercare poiché essa ha la capacità di generare profonde trasformazioni nel tessuto sociale o nel singolo individuo se compresa, controllata e indirizzata nella giusta via; in realtà la difficoltà dell’essere umano a gestire tensioni molto forti derivanti dalla sofferenza porta spesso l’uomo a soccombere di fronte alle proprie difficoltà, o perché queste sono insormontabili o perché nel cercare di soddisfare i propri impulsi e desideri si commettono errori dettati dalla fretta derivanti da un’analisi incompleta o sbagliata delle nostre potenzialità e dell’ambiente esterno, oppure pura fatalità la quale prescinde da ogni nostra congettura più bizzarra.
Molti dei totalitarismi sono nati ed hanno potuto proliferare nel periodo successivo alla fine della prima guerra mondiale. I paesi sconfitti come la Germania o “mutilati” come l’Italia versavano in condizioni economiche disastrose, in un clima di decadenza culturale e politicamente instabile, fazioni ed ideologie in lotta tra di loro, tentavano di causare rivoluzioni in stile bolscevico, basti pensare alla “Lega di Spartaco” (Spartakusbund) in Germania.

Due fondatori del movimento, Karl Liebknecht  e Rosa Luxemburg,
Adesso è facile, forse scontato, immaginare come dovevano sentirsi i cittadini Italiani e Tedeschi stanchi, affamati, delusi e furiosi, in una parola: sofferenti e sul punto di esplodere.
Coloro che sfruttarono la rabbia della gente furono rispettivamente Mussolini e Hitler, due esponenti di estrema destra della politica Italiana e Tedesca che con un’abile canalizzazione del dolore e della rabbia dei cittadini ottennero potere politico usando, entrambi, ogni mezzo coercitivo a loro disposizione per ottenere il consenso, ad esempio violenze, minacce o boicottaggi elettorali.
Hitler deviò queste tensioni sugli ebrei, in modo da creare un nemico comune, una nazione che avesse un obiettivo unico da combattere e dunque coesa, inoltre alimentò, come Mussolini l’ideale nazionalistico di una patria salda, forte e centralizzata dove le decisioni erano prese da un capo carismatico che guidava il suo popolo verso un bene comune.
In questa situazione fu facile per i cittadini cadere nella trappola del nazismo e del fascismo in quanto essi furono ingannati in primis dai loro stessi leader, senza nessun riguardo reale verso i bisognosi o la loro patria e successivamente ingannarono se stessi, poiché con il senso critico annebbiato dalla loro sofferenza cercarono la soluzione che in quel momento pareva più adatta a soddisfare velocemente e efficacemente i desideri e le rivendicazioni deluse di ognuno, senza riuscire ad immaginare le conseguenze delle loro azioni.
Questi errori di valutazione però non annebbiarono tutti, difatti chi ebbe un occhio acuto si oppose ai totalitarismi trasformando il proprio disappunto in lotta politica, in lasciti scritti o ideologici che ci permettono, oggi, di analizzare e capire meglio un determinato periodo storico. La sofferenza è quindi molto soggettiva, non solo nel campo della politica, della letteratura o della filosofia, ma in ogni ambito della nostra vita, compiamo delle scelte anche in base alla duplice tensione dolore-piacere che viviamo in quel momento, la decisione agirà a livello finemente psicologico influenzando il comportamento e la volontà che sarà a sua volta influenzata dalla massa generando cambiamenti, il modo in cui queste tensioni si esternano o si sublimano determinano, sovente, i valori dell’individuo.
Dunque, a ragione, si può parlare della sofferenza come uno degli ingranaggi fondamentali che muovono il mondo, senza il quale esso non progredirebbe, ma sarebbe inerme ed immobile.
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IL BAGNO DI GONG (29-02-16)

http://www.centrocinofiloluponero.com/wp-content/uploads/2015/11/Gong_F2222.jpgESPERIENZA DI CONFINE INVIATACI DA DONABELLA

Ciao a Tutti, essendo una patita del bagno di gong, volevo condividere con voi alcune delle esperienze che faccio o che sento durante questa meditazione sonora. Non vi tedio molto con la spiegazione, ma ci si trova in diversi, ci si sdraia ben coperti e ci si lascia massaggiare dalle vibrazioni, dalla musica del gong. Alla fine i partecipanti condividono un pensiero, una emozione, una visione.
L'ultimo l'ho fatto lunedì e a causa di una forte stanchezza l'ho passato quasi tutto dormendo, tranne che per una serie di brividi che mi hanno massaggiato il corpo almeno 3 volte. Perdonatemi l'analogia, ma mi sono sentita come l'impasto per fare gli gnocchi che viene allungato sotto le mani e forma una cordicella.
Eravamo in 16 e vi dico brevemente le varie condivisioni:

in 4 hanno visualizzato nel loro stato di dormiveglia lucido, se vogliamo chiamarlo così,
una forte luce emanata da un diamante

in 5 abbiamo visto una bimba in un bosco

una signora è riuscita a salutare il proprio nonno e a riappacificarsi con il papà,
ovviamente scomparsi

in 2 sono riusciti a "uscire" dal proprio corpo e osservarsi

c'e' chi ha volato su un tappeto volante e altri due hanno avuto esperienze molto particolari con i loro spiriti guida..molto particolari, al limite del pauroso..


Vorrei consigliare, ognuno nella propria città, di provare a fare un bagno di gong. Io ad Aprile ho avuto la fortuna dopo quasi 41 anni di riabbracciare la mia mamma, in un bellissimo giardino e vi assicuro che era viva vivissima.
Quando riesco a non dormire..provo anche a disturbare le mie amiche, mandando pensieri...A gennaio alla fine del bagno di gong..dani mi ha guardata e mi ha detto...cosa ci facevi nel mio sogno..sei arrivata su un cavallo bianco mi tendevi la mano sorridevi e mi chiedevi di salire con te.... Ovviamente io non arrivo a tanto..cerco solo di mandare buoni pensieri..e qualche volta funzionano.
SECONDA PARTE

Diciamo che adesso il bagno di gong va di moda e molti si improvvisano gong master, ma credo che digitando in internet nella propria città si possa trovare qualcuno competente..bastano pochi bagni per avere visioni, sogni lucidi...con un po' di pratica e rilassamento a tanti succede di comunicare con i propri cari.. o sognare di viaggiare tra i pianeti...o provare..uscite dal corpo.
Vi racconto una esperienza riportata, quella sera non ero presente...per cui la racconto, come mi è stata detta.
Daniele inizia normalmente la serata con diversi strumenti: un piccolo organino o le campane di cristallo oppure un tamburo intonando canzoni dei nativi americani. Alla fine di quel bagno (che mi sono persa!!!) l'ultima persona che ha fatto la propria condivisione, ha ringraziato Daniele per aver cantato con un suo conoscente, dicendogli di quanto fosse bella la seconda voce che questo suo amico gli aveva fatto durante il canto dei nativi.  Il resto del gruppo ha iniziato a vociare dicendo che la voce non era quella dell'amico di Daniele, ma c'era chi l'aveva sentita vicino alla porta, chi vicino al gong.  L'amico di Daniele, dice di non aver cantato e Daniele dice di non aver sentito altra voce.  Le mie 3 amiche presenti hanno detto che il canto era bellissimo, armonioso, melodioso.
Daniele ci sta ancora pensando... non sa chi sia venuto a cantare con lui..... credo che chiunque sia venuto non fosse uno spiritello
 basso..o burlone ..o cattivo..altrimenti non avrebbe cantato.
Ciao, da DONA.

PER INFO: www.antropologiaholistica.com

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AIUTI DAL CIELO? (01-12-15)

Alzi la mano chi di noi, in un momento di difficoltà, non ha mai chiesto aiuto al Cielo, soprattutto se Lassù ci "abita" un nostro Figlio di Luce! E' quello che ha fatto Orazio che ha chiesto l'intervento del suo Figliolo, non per sé stesso, ma per un caro parente, per di più acquisito.
Da quel che ci ha voluto gentilmente raccontare si direbbe che la sua preghiera é stata ampiamente accolta, come tutte le preghiere dettate dall'Amore Incondizionato verso il Prossimo.  Diversi studi condotti in molti Ospedali di tutto il mondo sembrano dimostrare la validità delle preghiere nell'accelerare le guarigioni o,  addirittura, di stravolgere prognosi decisamente gravissime, come è avvenuto in questo caso.

Egregio amico Dott. Pisani ti voglio raccontare un episodio che mi è capitato circa due mesi addietro, non so se è il caso di pubblicarlo vedi tu, siccome è capitata a me non la so valutare . Cerco di essere molto sintetico.
(Orazio, siamo sempre felici di ricevere questi racconti, ma per favore lasciate stare i titoli,
qui sono solo il Vostro Webmaster, OK? - NdR)
Io abito in un paesino in provincia di Enna, a circa 70 Km da Catania e vicino casa mia abita mio cognato  Gianni (fratello di mia moglie). Premetto che Gianni per me é come se fosse un figlio, o un mio fratello minore, forse a causa della prematura scomparsa dei suoi genitori: all'epoca lui aveva 10 anni e di conseguenza é rimasto orfano assieme a mia moglie e ad un'altra sorella.
Gianni, che ora ha 42 anni, il 7 ottobre 2015, si trovava a Catania e come spesso gli capitava, era da solo in macchina, in una zona poco distante dal centro quando, ad un tratto, ha sentito un forte dolore al petto.
Non capendo subito di che cosa si trattasse, ha telefonato ad un suo amico che si trovava nei dintorni e successivamente ha avvisato sua moglie che allertava anche noi parenti più vicini.
 In questo frattempo arrivava il suo amico e lo portava immediatamente in ospedale, mentre io, mio figlio maggiore e mio nipote, non esitavamo a correre verso l'ospedale di Catania. Arrivato in ospedale, Gianni subìva un primo infarto e poi, subito dopo, un secondo,  molto più grave del primo. Passò circa un'ora fino a quando non siamo arrivati ed abbiamo subito chiesto notizie di Gianni.
Il personale sanitario ci rispose che era in sala operatoria pronto per l'intervento. Dopo pochi istanti usciva il chirurgo per parlare con noi parenti prima dell'intervento, ovvero io, mio figlio e mio nipote, perché sua moglie e gli altri parenti erano ancora in viaggio.
Il dottore ci disse subito, senza peli sulla lingua, che la situazione era gravissima e quando gli domandai  (con molta paura della risposta) se c'era qualche speranza, lui con uno sguardo molto triste non ci fece nessun cenno d'incoraggiamento, il che era già una risposta molto negativa. A quel punto siamo entrati nella disperazione più totale ed abbiamo rivissuto momenti terribili, da incubo.
Io pensavo e ripensavo ad Alberto (mio figlio passato nell'Aldilà 3 anni fa) e d'istinto ho preso in mano la sua foto che porto sempre con me, e mi sono seduto in una sala d'aspetto dove c'ero solo io. Non sapevo cosa fare, cosa pensare e guardando la foto sentivo una sensazione strana, quasi di conforto mentre lo imploravo di aiutare suo zio Gianni, sebbene fossi convinto che chiedevo l'impossibile!
Gli dicevo pure di farsi aiutare (
da qualche entità superiore - NdR) affinché lo facesse sopravvivere, perché non potevamo sopportare un'altra perdita così grande, lo supplicavo e quasi glielo ordinavo da padre, come se fossimo stati tutti e due li presenti,a tu per tu.
Non so quanto tempo è durato tutto questo, non percepivo più il senso del tempo, so solo che mentre provavo tutta questa angoscia è uscito un medico dalla sala operatoria, credo che fosse un'assistente del chirurgo che, con uno sguardo palesemente stupito ci ha detto queste parole che credo non dimenticherò per tutta la vita:
 "Il Dott.-Rossi (nome a caso) questa volta ha superato se stesso! "
 A quel punto siamo scoppiati a piangere, un pianto liberatorio, ed io ancora con la foto di Alberto fra le mani sudate che con orgoglio la facevo notare a mio figlio Salvatore per fargli capire che Alberto c'è.  Grazie Albè!!
Ora, dopo circa di due mesi, Gianni tutto sommato sta bene, ma non sa nulla di questa storia.
Comunque questo non è l'unico evento che mi é capitato fra me e mio Figlio, ce ne sono stati altri, meno drammatici, ma molto reali.

 A presto dal vostro lettore:  Orazio Nasca. 
(Pubblicato col suo consenso scritto)

 I SOGNI SONO CONTATTI? (29-11-15)

Pubblichiamo (col suo permesso) una mail inviataci da una nostra affezionata Lettrice, in cui ci racconta un sogno...fin troppo reale!

Ciao...sono qui... ti racconto il sogno di ieri mattina, finchè non mi sono svegliata, ero
convinta di essere sveglissima.
Ho aperto gli occhi, era soleggiato ed ero arrotolata nelle coperte. Mi sono srotolata dalle
coperte e mi sono messa il rossetto (???)
(NOTA DI MIA FIGLIA: da questo gesto dovevi capire che era un sogno!)
Mi sono alzata e sono andata in corridoio, dove c'era mio marito..nel centro del corridoio c'era
la mia bisnonna ..ho guardato lei ....poi mio marito e ho realizzato che non poteva essere possibile.
Le ho detto:  >PORCAMISERIA nonna Tilde....è un sogno...ma ti abbraccio lo stesso!>
Lei si è spostata, molto severa,ma pensavo che fosse per il mio abbigliamento.
Vicino alla porta di casa, c'era un'altra donna..e io ho pensato a mia mamma le ho detto:
Vabbè..dai .....è un sogno ma ti abbraccio lo stesso.. Le ho dato un bel bacio sulla
guancia...GUARDA TI HO LASCIATO IL ROSSETTO
L'ho guardata...non era lei..(ma per me in quel momento era lei)... aveva i capelli molto
curati....(non era lei per capirci) e poi mi sono svegliata davvero stavolta: ero nella stessa stanza soleggiata.
Dopo la piccola delusione del risveglio mi sono detta: per me era lei,ma non era il suo viso.
Oggi è mancata per un infarto, purtroppo per strada, una mia anziana parente, cugina di mia
mamma. Ho chiesto di vedere le foto di quando era giovane dicendo, sai che forse l'ho salutata ieri mattina.
Non ho la certezza, le foto erano di 40 anni fa, in bianco e nero, ma la persona che ho sognato per corporatura,
naso stretto, capelli, era più simile a lei che alla mia mamma.

(Donatella)
Ancora oggi (13/09/15)
UN TENERO INCONTRO PARANORMALE FRA DUE SORELLINE SULLE COLLINE DEL CHIANTI

la collaborazione dei Lettori,  che per un bel po' di tempo sembrava cessata, con nostra grande gioia sta riprendendo. oggi pubblichiamo la storia inviataci dalla nostra amica  manuela, con la speranza che ne incoraggi molti altri a raccontarci le proprie esperienze "di confine"

Ancora oggi, quando mi chiedono quanti fratelli ho, rispondo:” una sorella più piccola e una più grande, che però è “morta” quando ancora non ero nata. Non l’ho conosciuta, sarei la seconda” ; questa è più o meno la risposta che do,  ma io so che non è esatta, Manola, così si chiama(va) non ha mai lasciato la sua famiglia, di questo sono certa…è sempre stata con noi. Ha abbandonato il suo corpo il 30 Agosto del 1966, l’anno successivo, nel mese di Giugno sono nata io, il suo stesso mese di nascita e tre anni dopo, nacque l’altra mia sorella, sempre di Giugno. Ricordo di aver trascorso gran parte dell’infanzia e adolescenza nel cimitero dove era stata sepolta Manola: mia madre era sempre lì, le foto di mia sorella erano ovunque, così come i fiori che le accompagnavano… e poi quelle foto che la ritraevano nella bara con gli occhi aperti.. mio padre non volle che le fossero chiusi.
Ho respirato questo clima di dolore, questa sofferenza, che solo un genitore che ha perso un figlio può comprendere, uno dei dolori più grandi.. ma forse non è giusto fare confronti riguardo al dolore, anche la perdita di un coniuge, di un genitore, di un animale può provocare un dolore immenso…solo che la morte di un figlio sembra andare  contro il naturale ciclo della vita…questo almeno secondo il nostro modo umano di pensare… il Mondo dello Spirito ha invece una sua logica, che per noi esseri umani, è spesso incomprensibile, inaccettabile… 
Qualche tempo fa, Manola, attraverso una medium mi disse:
 
“ Ti ricordi come eravamo felici quando giocavamo insieme?”

Nell’udire queste parole io restai di sasso.. ricordo di aver pensato:” ma io non ho conosciuto mia sorella in vita..” e lo comunicai anche alla medium alla fine dell’incontro; Lei mi rispose che questo era il messaggio che le era giunto… perplessa mi allontanai, ma il pensiero di quella frase continuava a martellarmi in testa, fino a quando un giorno, così all’improvviso, ebbi come un flash, rividi me bambina che correvo in mezzo alle tombe; mi capitava spesso, mentre mia madre restava sulla tomba di mia sorella, di andare in giro, giocare a nascondino e non ebbi dubbi, non so spiegare perchè, ma sapevo che mia sorella si riferiva a quei momenti…la mia parte cosciente aveva dimenticato, ma non la mia anima..…
All’età di 10 anni mi capitò un episodio che ancora oggi ricordo benissimo, è indelebile:
ero andata a letto da poco, ma non dormivo ancora e all’improvviso vidi sulla porta della camera, la stessa in cui dormiva Manola, proprio lei…mi guardava...io avrei voluto parlare, muovermi, ma ero come paralizzata, bloccata a letto, .non saprei dire quanto tempo sia trascorso...poi scomparve..…qualcuno mi ha detto che probabilmente è stato un sogno: io so che ero sveglia, non dormivo ancora e non l’ho sognata ..era lei.. voglio credere che fosse venuta a farmi una visita.. se chiudo gli occhi, la rivedo ancora…La “morte “ o meglio l’altra vita, è un argomento di cui si parla poco e mal volentieri, questo è ciò che constato nel mio quotidiano, si preferisce parlare d’altro, senza però considerare che è l’unica certezza che abbiamo, solo per questo meriterebbe un po’ più di considerazione, interesse, studio…il materiale non manca. 

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Ringrazio Claudio Pisani per l’opportunità che mi ha dato di raccontare e così di rivivere dei momenti
importanti della mia vita….grazie di cuore.. anche a nome di mia sorella…

Ho sempre considerato le visite dall’Aldilà delle lettere d’amore spedite dall’infinito .
 -(Lee Lawson)-

Allego foto. Acconsento alla pubblicazione F.to Manuela Ghini

Siamo noi che ringraziamo te, Manuela, io e Coco' che di certo sta giocando  a nascondino con la sua nuova amichetta!

ADC AL CIOCCOLATO
(23-05-15)

Le ADC più comuni e frequenti sono quelle per cui si percepiscono odori, in genere floreali, o di cibi, prodotti cosmetici, tabacco, ecc. strettamente collegati alla Persona Cara appena scomparsa, oppure si notano strani comportamenti dei cellulari. Una nostra gentile Lettrice- che vuole rimanere anonima- ci ha raccontato che nel suo caso i due tipi di ADC si sono verificati, in modo diremmo quasi sincronico. Pubblichiamo la sua esperienza sperando, come sempre,  che possa aiutare chi in questo momento pensa che la morte sia la fine di tutto.
Webmaster

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Salve a chi mi legge.... stavo cercando su internet qualche testimonianza relativa ai profumi che si sentono dopo aver perso una persona cara e mi sono imbattuta nel vostro sito. Poichè chiedete di scrivervi per raccontare le esperienze vissute, eccomi qui, ma preferirei mantenere l'anonimato per rispettare la privacy delle persone coinvolte.  Tempo fa è venuto a mancare il papà del mio compagno che era, per me, quasi un secondo padre. Gli volevo davvero bene e non quel genere di bene che si vuole ai parenti acquisiti, c'era invece una profonda empatia e condivisione tra noi. Ed ovviamente il legame che aveva con sua moglie e con i suoi 2 figli era strettissimo e direi anche raro. Mi è capitato poche volte di incontrare famigliari così uniti dall'amore reciproco.
Una mattina di domenica, io e il mio compagno stavamo ancora dormendo nella casa dei suoi genitori. La mamma era in ospedale dalla sera prima per fare la notte. Poco prima delle 7 è squillato il mio cellulare che era sotto carica in cucina. Il mio ragazzo si è svegliato e si è precipitato in cucina a rispondere a sua mamma che gli ha spiegato che la situazione era drasticamente peggiorata. Fino alla sera prima eravamo convinti che avrebbe superato il brutto momento, il papà era stato ricoverato il giorno prima per polmonite. Poco dopo aver riagganciato il telefono Fabio mi suggerisce di richiamare sua mamma poichè lei aveva espressamente chiamato il mio numero, quindi forse voleva dire qualcosa solamente a me.  La richiamai, ma lei mi rispose che non mi aveva chiamata di sua iniziativa, che aveva semplicemente richiamato dopo il mio squillo.  Io penso semplicemente che abbia fatto un pò di confusione con il telefono, stavo dormendo in camera e il telefono era in cucina, non potevo averla chiamata, inoltre il suo numero non era nell'elenco chiamate dell'ultimo giorno in quanto eravamo sempre state insieme. Controllo le chiamate per scrupolo e vedo che alle 6.52 è effettivamente partita una chiamata dal mio telefono verso il suo numero.  Alle 6.54 lei ha richiamato. Dopo neanche mezz'ora il papà di Fabio è  morto, proprio mentre eravamo al telefono per la seconda volta. Più tardi, tornando dall'ospedale ad un certo punto le mie narici si sono riempite di profumo di cioccolato e vaniglia. A Natale gli avevo regalato un cestino pieno di prodotti a base di cioccolato perchè era la sua passione. Questo profumo mi è rimasto "dentro" per tanti minuti ma nessuno oltre a me lo ha sentito. Questa cosa non mi ha scossa, mi ha rassicurata. Poi non è successo più  nulla. Provo molto dolore per aver perso una persona che non aveva con me legami di sangue ma che per me ha significato tanto... 
 Questa è la mia piccola esperienza...

Un caro saluto. (Anonima)

ADC AL CELLULARE (22-01-15)

Una nostra Lettrice -che vuol rimanere anonima- ci ha inviato il resoconto di quanto le è accaduto pochi giorni fa, mentre il papà del suo compagno lottava contro la morte. Nel ringraziarla vivamente per la collaborazione, esorto tutti gli altri Lettori che hanno da raccontarci qualcosa a fare lo stesso.

Salve a chi mi legge.... stavo cercando su Internet qualche testimonianza relativa ai profumi che si sentono dopo aver perso una persona cara e mi sono imbattuta nel vostro sito. Poichè chiedete di scrivervi per raccontare le esperienze vissute, eccomi qui, ma preferirei mantenere l'anonimato per rispettare la privacy delle persone coinvolte. Tre giorni fa è venuto a mancare il papà del mio compagno che era, per me, quasi un secondo padre.
Gli volevo davvero bene e non quel genere di bene che si vuole ai parenti acquisiti, c'era invece una profonda empatia e condivisione tra noi. Ed ovviamente il legame che aveva con sua moglie e con i suoi 2 figli era strettissimo e direi anche raro. Mi è capitato poche volte di incontrare famigliari così uniti dall'amore reciproco. La mattina di domenica io e il mio compagno stavamo ancora dormendo nella casa dei suoi genitori. La mamma era in ospedale dalla sera prima per fare la notte. Poco prima delle 7 è squillato il mio cellulare che era sotto carica in cucina. Il mio ragazzo si è svegliato e si è precipitato in cucina a rispondere a sua mamma che gli ha spiegato che la situazione era drasticamente peggiorata. Fino alla sera prima eravamo convinti che avrebbe superato il brutto momento, il papà era stato ricoverato il giorno prima per polmonite. Poco dopo aver riagganciato il telefono  lui mi suggerisce di richiamare sua mamma poichè lei aveva espressamente chiamato il mio numero, quindi forse voleva dire qualcosa solamente a me. La richiamo, ma lei mi risponde che non mi aveva chiamata di sua iniziativa, che aveva semplicemente richiamato dopo il mio squillo. Io penso semplicemente che abbia fatto un pò di confusione con il telefono: stavo dormendo in camera e il telefono era in cucina, non potevo averla chiamata, inoltre il suo numero non era nell'elenco chiamate dell'ultimo giorno in quanto eravamo sempre state insieme. Controllo le chiamate per scrupolo e vedo che alle 6.52 è effettivamente partita una chiamata dal mio telefono verso il suo numero. Alle 6.54 lei ha richiamato.
Dopo neanche mezz'ora il papà del mio compagno è morto, proprio mentre eravamo al telefono per la seconda volta.
Più tardi, tornando dall'ospedale ad un certo punto le mie narici si sono riempite di profumo di cioccolato e vaniglia. A Natale gli avevo regalato un cestino pieno di prodotti a base di cioccolato perchè era la sua passione. Questo profumo mi è rimasto "dentro" per tanti minuti ma nessuno oltre a me lo ha sentito. Questa cosa non mi ha scossa, mi ha rassicurata. Poi non è successo più nulla.
Provo molto dolore per aver perso una persona che non aveva con me legami di sangue ma che per me ha significato tanto......

Questa è la mia piccola esperienza...
Un caro saluto.

 

ADC DA CATALDO (06-01-15)

Il nostro fraterno amico Cataldo di Ladispoli si fa risentire dopo molti anni di silenzio con queste sue esperienze di contatti post-mortem (ADC) ricevuti dalla figlia Angela, passata ormai da un paio di decenni. Lascio a lui la parola, sperando che le sue esperienze possano essere di conforto per tutti voi.

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Caro Claudio. Posso raccontarti alcune mie esperienza vere?
Noi abbiamo perso una figlia anni fa, non mi dilungo perchè lo hai già detto
QUI.
Una mattina verso le 5 -lo so per certo perché a mia moglie alle 6.30  squilla la sveglia per andare a lavorare (avevo le imposte semi-aperte e quindi era già giorno), quando vedo in fondo alla porta della nostra camera da letto mia figlia Angela che viene verso di noi. Le faccio cenno di venire, lei a ginocchioni sale sul letto, io le apro le lenzuola e lei si mette a dormire in mezzo a noi...!
Mi fece un bel sorriso e si rigirò verso la mamma abbracciandola. Le dissi: "Angela come sei leggera non fai neppure sprofondare il letto" e l'abbracciai. Era... ovattosa! Quando suonò la sveglia e mia moglie  Loredana si alzò....la guardai, lei mi guardò: avevamo fatto lo stesso sogno?. Angela era qui, è svanita...

SECONDA ADC

Nel 2000 circa mi recai al convegno dei famigliari vittime della strada (Angela è morta a causa d'un pirata della strada), un convegno dove si riunivano tutte le mamme, papà e famigliari di chi aveva subìto la  perdita di un figlio o altri cari a seguito d'incidente.
Avevo comprato, tanti anni fa, a mio figlio Andrea uno dei primi cellulari appena usciti, oggi farebbero solo ridere, antiquariato tecnologico, perché volevo la reperibilità di Andrea quando usciva con gli amici. Era uno dei primi cellulare Mitsubishi.
Mia figlia Angela assillava continuamente il fratello affinché lo desse anche a lei e alla fine, mio figlio, pur di levarsela dai piedi e di non sentirla protestare, glielo cedette. Angela ebbe quel fatidico incidente stradale che le tolse la vita. Mentre era all'obitorio Andrea prese il cellulare e lo mise dentro la cassa. Erano presenti a tale gesto, io il padre, la madre e nessun'altro.
Io ogni giorno chiamavo Angela al telefono...e ovviamente ricevevo la risposta: " La persona da lei chiamata al momento non è raggiungibile, provi più tardi". Sapevo che Angela era irraggiungibile.....ma la chiamavo comunque, fino a quando il numero non venne assegnato ad un altro utente.  Andammo a questo convegno del Pu.Ri  [http://www.puri.altervista.org/ ] ed andammo io e mia moglie da una sensitiva a dir poco stupefacente, la signora Laura Paradiso, del gruppo " Ass. L'albero della Vita - Parma".....
Ci sedemmo davanti a lei e, grazie alla metafonia,  ci disse attraverso il registratore:
 "
Tua figlia Angela mi dice: Papà il telefono squilla, squilla. Io lo sento ma non ti posso rispondere...il telefono squilla...papà lo sento...".
A tali parole, ovviamente, affogai nel mio stesso pianto...

Una storia vera.
Mia moglie per un mio compleanno mi regalò un orologio col cinturino nero e quadrante bianco, un Tissot. Quando Angela ebbe l'incidente e morì...penso che sai cosa si prova al riconoscimento ......vidi mia figlia stesa nuda sul marmo dell'ospedale.....coperta col lenzuolo bianco. Quando la misero nella bara ed era nella camera ardente, mi accorsi che non aveva più il suo orologio al polso, mi tolsi il mio,  lo misi al suo polso e la baciai sulla fronte e piangendo le dissi: Angela....torna a casa...

Dopo molti mesi, sognai mia figlia Angela e la vidi che stava sul molo di un porto e c'era una nave bianca con tanta gente che partiva.
 Lei si avvicinò e mi disse:
"Papà tieni questo dove sto andando non mi servirà, tienilo tu...ciao papà vado". Non riuscii a vedere cosa mi aveva dato. Dopo circa un mese, una dolcissima vecchietta, Silvia , una sensitiva che nessuno sa che lo è, si recò al reparto dove lavora mia moglie Loredana (che è Infermiera) a fare terapia. Salutandola,  mia moglie le disse:
" Silvia, Aldo ha sognato nostra Figlia... gli ha messo in mano qualcosa ma non ha fatto in tempo a capire di cosa si trattasse".
 Silvia la guardò e le rispose:
"Si tratta di un orologio, un orologio col cinturino nero e quadrante bianco che il padre le aveva messo al polso nella bara. Lo voleva ridare al padre, perchè dove è andata non le servirà, il tempo Là non esiste.".
Nessuno poteva saperlo, solo io e mia moglie e nessun'altro.

(Da Cataldo Zitolo, col suo entusiastico permesso -WM-)

CONTATTO CON L'EX CAPO   (16-11-14)
IL MIO EX-CAPO ED AMICO <<D.>> È VENUTO A TROVARMI A 48 ORE DALLA MORTE PER DIRMI CHE I “TERMINALI” SIAMO NOI E CHE NELLA VITA NON BISOGNA MAI AVERE RIMPIANTI
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Riceviamo da una gentile Lettrice (che vuol restare anonima)  questa bellissima storia di contatto post-mortem e messaggio medianico con tanto di validazione a conferma della realtà della sopravvivenza della coscienza dopo il "passaggio".
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<<D.>> aveva 55 anni. L’ho conosciuto intorno al 1990, quando il mio capo di allora dirigeva la direzione alimentare di una grande multinazionale americana, che a sua volta possedeva il 30% dell’azienda che <<D.>> portava avanti, dopo la malattia e prematura scomparsa di suo padre. Anche se i nostri uffici erano separati da più di 200 km, ogni tanto <<D.>> veniva a trovarci per relazionare il mio capo sull’andamento dell’attività. Poi, dopo circa tre anni, la multinazionale per cui lavoravo ha deciso di disfarsi delle proprie attività in Italia e il mio capo è stato trasferito in America.
Il mio lavoro successivo non è durato a lungo: l’azienda faceva parte di un’altra multinazionale che faceva del mobbing il suo mostruoso punto di forza e io mi sono ben presto resa conto che, pur essendo una segretaria di direzione, lì avrei potuto ammalarmi seriamente.
Era già da un paio d’anni che frequentavo l’Arthur Findlay College di Stansted (Regno Unito), sede dello Spiritualist National Union, che dedicava all’epoca ogni anno una settimana di insegnamento sulla medianità agli italiani (adesso le settimane sono diventate due: ce n’è una per i principianti e una per i più avanzati). A Stansted c’erano medium professionisti, che acquisivano questo titolo dopo un adeguato corso di studi e di pratica: persone che erano in grado non solo di mettermi in contatto con i miei cari nell’Aldilà, per trasmettermi i loro messaggi e consigli, ma che riuscivano, tramite le proprie Guidi Spirituali, a vedere la mia vita da una prospettiva più ampia, proprio quello di cui avevo bisogno in quel momento così delicato.
Data la situazione di effettivo pericolo in cui mi trovavo a causa del mobbing, decisi, nel Maggio del 1995, di andare a Stansted per una settimana, per avere un consiglio mirato su come tirarmi fuori da questa triste situazione.
 Nel corso di quella settimana ebbi una seduta con un giovane medium, eccezionalmente bravo: Simon James.
Pur non sapendo nulla di me,
Simon mi disse che mi vedeva in una situazione di difficoltà, per quanto riguardava il lavoro, una situazione che stava minando la mia salute (incredibile!!!). Ma mi disse di non preoccuparmi, perché, tempo sei mesi, ci sarebbe stato un cambiamento di lavoro e un trasferimento geografico.  Devo precisare che, durante un consulto come questo, con un medium professionista, questi deve essere tenuto rigorosamente all’oscuro sulle circostanze di vita del consultante, per evitare condizionamenti ma soprattutto per assicurare che il contatto con il Mondo dello Spirito sia genuino. 
Inoltre, i medium spiritualisti ci tengono a precisare che
non fanno previsioni sul futuro, anche perché, nel Mondo dello Spirito, non esiste il nostro tempo lineare e in più noi abbiamo il nostro sacrosanto libero arbitrio. Tuttavia, se le circostanze che porteranno a un determinato esito sono già in moto e sono oggettivamente prossime a verificarsi, e un nostro caro dall’Aldilà o una nostra Guida Spirituale desidera rincuorarci mettendocene a parte, si possono ricevere messaggi come quello che io ho ricevuto da Simon.
Tornai a casa un po’ risollevata. Era Maggio. A Novembre, di punto in bianco, ricevo una telefonata da <<D.>> (la cui azienda si trovava a oltre 200 km di distanza). Mi chiede di contattarlo telefonicamente appena posso. Ricordo di averlo chiamato da una cabina telefonica quella sera stessa: <<D.>> mi aveva conosciuto nelle vesti della segretaria di direzione di una persona che stimava e aveva avuto modo di conoscermi in quel contesto; adesso aveva bisogno di una segretaria e mi chiedeva se volevo trasferirmi.
Inutile dire che quella telefonata ha cambiato il corso della mia vita, e forse me l’ha anche salvata.
Nel giro di un mese mi ero trasferita in una ridente cittadina di collina, non lontano da dove avevo vissuto per diversi anni, prima della mia avventura metropolitana, che mi aveva visto prima all’apice di una carriera fantastica, con un lavoro decoroso, stimolante e piacevole, poi nel cupo inferno del mobbing.
Con il formarsi della mia famiglia e la nascita di mio figlio, pochi anni dopo, dovetti però dire addio al lavoro dipendente, perché purtroppo inconciliabile con gli impegni di mamma. Ma sono sempre rimasta amica di <<D.>> e della sua famiglia, ci siamo frequentati prima del mio successivo trasferimento, e negli anni siamo sempre rimasti in contatto, vuoi per motivi di lavoro (sono poi diventata una libera professionista nel settore delle traduzioni), vuoi per i nostri comuni interessi per l’Aldilà e la medianità.
Una volta cessato infatti il rapporto di subordinazione professionale, abbiamo potuto sviscerare in totale serenità questi argomenti che per tanti restano un misterioso tabù. Fatto sta, che, verso la fine del 2012, <<D.>> mi ha telefonato dall’ospedale dove era appena stato operato, informandomi di quello che si rivelò l’inizio del suo prematuro calvario, che dopo quattro interventi e invasive terapie, lo ha portato alla morte nel Settembre di quest’anno. L’ultima volta che ci siamo sentiti era fine Maggio di quest’anno, ed eravamo rimasti in contatto per un po’ per motivi di famiglia e di lavoro.  La sua voce era squillante, il suo entusiasmo per la vita immutato, il suo coraggio encomiabile.  Poi, una sera di fine Settembre sono venuta a sapere della sua scomparsa il giorno prima. Non potevo crederci.
Quella sera l’ho passata su internet a leggere tutti gli articoli che confermavano quella tragica verità: una vita spezzata!!!
Dissi in cuor mio:
«<<D.>>, se vuoi testimoniarmi la tua sopravvivenza io sono qui!
Non sono appannata dal lutto come potrebbe esserlo un familiare. Forse riesco a vederti!»

La prima metà della notte mi sono semplicemente sentita martellare in testa una data. Era la data del suo ultimo giorno di vita, ma anche il giorno del compleanno dei nostri figli (sono nati lo stesso giorno a un anno di distanza). Poi, all’alba (era ormai il 25 Settembre), c’è stato un contatto fantastico, di una vividezza straordinaria. Preciso che nel mese di Giugno avevo perso il mio papà, e, a causa del lutto, pur avendo svariati contatti con lui, non ne avevo mai avuto uno così vivido come lo ebbi con <<D.>> quella mattina. Non posso definirlo sogno: era qualcosa di più, anche se sicuramente in quel momento il mio corpo dormiva.
<<D.>> appariva il ritratto della salute. Eravamo a casa sua, e vedevo quanto sua moglie stesse male. <<D.>> la vegliava con infinito amore, e le è rimasto accanto fino al momento in cui si è addormentata.  In quel frangente, mentre eravamo a casa sua e vicino a sua moglie, <<D.>> ha espresso due concetti molto chiari. Uno era inteso a farmi capire che i veri “terminali” siamo noi, che ci consideriamo “vivi”.
 Lui, deceduto da 48 ore in una situazione che noi definiamo “terminale”, mi si presentava come il ritratto della salute e mi ha mostrato come noi fisicamente vivi non siamo che l’ombra di Noi Stessi, un pallido riflesso rispetto alla nostra vera essenza spirituale, unica, sconfinata, eterna. Poi ha fatto un articolato discorso sui rimpianti (che in quel momento era diretto a sua moglie, ma che sembrava valere per tutti),
dicendo che ciascuno di noi ha, in questa vita terrena, una o più missioni da seguire: che siano di natura pratica o di natura spirituale, non importa; l’importante e portare avanti quella missione, quel progetto, con tenacia, coraggio ed entusiasmo, senza voltarsi indietro. Poi, dopo il momento in cui, vegliando sua moglie, lei si è addormentata, è sparito tutto il contesto attorno a noi: casa, persone… Siamo rimasti solo noi due. È stato un momento molto emozionante per entrambi, e, per un qualche motivo, sembrava che lui mi fosse grato. L’emozione non derivava solo dal fatto che non ci vedevamo di persona da circa 14 anni, ma dal fatto che ci trovavamo là, oltre le frontiere della morte. E la sua gratitudine?
Me lo sono chiesto e la risposta che mi sono data è stata che forse mi era grato perché io riuscivo a vederlo, e potevo testimoniare che lui era VIVO e che stava benissimo. Dopo questo momento particolarmente emozionante, <<D.>> mi ha fatto un regalo speciale.
 Mi ha accompagnato in un luogo dove c’erano tante persone, e fra queste c’era anche il mio papà, mancato tre mesi e mezzo prima, che per il dolore avevo difficoltà a incontrare. I miei genitori conoscevano benissimo <<D.>> di fama, essendo la persona che mi aveva tirato fuori dal mobbing e, salvandomi da quell’inferno, fatto trasferire lì dove avrei conosciuto mio marito e formato la mia famiglia.
 I miei sapevano anche che eravamo rimasti amici e che <<D.>> si interessava moltissimo alle mie ricerche ed esperienze nell’Aldilà e che nel mese di Aprile di quest’anno era stato fra i primi a leggere un mio scritto sull’argomento. Ma non sapevano forse le cose che avevo letto in tutti quegli articoli su internet la sera prima, della sua intraprendenza, delle sue molteplici attività, della sua vita entusiasta e coraggiosa stroncata a 55 anni. Per questo motivo, quando <<D.>> mi ha accompagnato da mio papà nell’Aldilà, mi sono sentita onoratissima di poterglielo presentare di persona, quasi fosse stato una star del cinema.
 Ecco, questo è <<D.>>: uno spirito gentile ed entusiasta, che appena ne ha avuto l’occasione, dopo quasi due anni di lotta contro un male incurabile, è venuto da me a testimoniarmi che era vivo, a dirmi che i “terminali” siamo noi, ma che non dobbiamo avere rimpianti se portiamo avanti la nostra missione di vita, qualunque essa sia. Inoltre <<D.>> mi ha anche accompagnato da mio papà, e questo è stato un regalo enorme. Qualche notte dopo, ho rivisto <<D.>> in sogno: era assieme alla sua famigliola, come se non fosse mai andato via. Un’altra testimonianza di quanto i nostri cari non scompaiano nel nulla al momento della morte, ma rimangano pienamente partecipi della vita delle persone che amano. Ho saputo, circa un mese dopo questi avvenimenti, che <<D.>> è stato ugualmente presente con i suoi familiari, e in modo decisamente eclatante, specie nei giorni della veglia che hanno preceduto il funerale, e che continua a essere loro vicino con grande forza e abnegazione. Mi basta chiudere gli occhi per sentire la sua voce entusiasta che mi incoraggia a fare questo o quest'altro.
 Ho sentito una constatazione simile da un suo stretto familiare e questo mi dice che, anche dopo il nostro ritorno a Casa, conserviamo la nostra personalità, unica e speciale. Cosa posso dire di più? Grazie, <<D.>> Grazie di esistere!

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