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 PIU'SIGNIFICATIVE. (PAG 8)

Secondo gli Esseri di Luce,  "...lo scopo del tempo e dell'esperienza terrena
è quello di aiutarci a ricordare chi siamo veramente."

 

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LA NDE DI CARL GUSTAV JUNG (06-04-22)

Nel 1944 lo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, persona molto attenta ai fenomeni interiori e spirituali, visse un’esperienza che descrisse poi nel capitolo “Visioni” del suo libro autobiografico “Ricordi, sogni, riflessioni” raccolti ed editi dalla sua collaboratrice Aniela Jaffé. Eccola con le sue parole: "Al principio del 1944 mi fratturai una gamba e a questa disavventura seguì un infarto miocardico. In stato di incoscienza ebbi deliri e visioni che dovettero cominciare quando ero in pericolo di vita e mi curavano con ossigeno e iniezioni di canfora... Mi pareva di essere sospeso nello spazio, sotto di me, lontano vedevo il globo terrestre avvolto in una splendida luce azzurrina e distinguevo i continenti e l’azzurro scuro del mare. Proprio ai miei piedi c’era Ceylon e dinanzi a me, a distanza, l’India.

La mia visuale comprendeva tutta la terra; la sua forma sferica era chiaramente visibile e i suoi contorni splendevano di un bagliore argenteo, in quella meravigliosa luce azzurra. In molti punti il globo sembrava colorato o macchiato di verde scuro, come argento ossidato. Sulla sinistra, in fondo, c’era una vasta distesa, il deserto giallo rossastro dell’Arabia; come se l’argento della terra in quel punto avesse preso una sfumatura di oro massiccio. Poi seguiva il Mar Rosso e lontano — come a sinistra in alto su una carta — potevo scorgere anche un lembo del Mediterraneo, oggetto particolare della mia attenzione. Tutto il resto appariva indistinto. Vedevo anche i nevai dell’Himalaya coperti di neve, ma a quella distanza c’era nebbia e nuvole. Non guardai per nulla verso destra. Sapevo di essere sul punto di lasciare la terra. Più tardi mi informai dell’altezza a cui si dovrebbe stare nello spazzo per avere una vista così ampia: circa 1500 chilometri. La vista della terra a tale altezza è la cosa più meravigliosa che avessi mai visto".

Oggi che le fotografie scattate dagli astronauti dallo spazio ci hanno resa familiare l’immagine del nostro globo azzurro avvolto di nubi bianche, la visione di Jung acquista un realismo eccezionale: nel 1944 però, quando Jung visse la sua esperienza, di voli spaziali non si parlava e dovevano passare parecchi anni prima che la famosa immagine facesse il giro del mondo. Ma l’avventura continua: sospeso nello spazio cosmico, Jung vede una pietra, una specie di meteorite, grande come una casa simile a certi blocchi di granito che aveva visto a Ceylon, nei quali viene talora scavato un tempio. E anche nel “meteorite” è scavato un tempio: la porta è incorniciata da lampade accese e a destra di essa siede, in attesa, un indù a gambe incrociate, nella posizione del loto.

E qui avviene un processo interiore di liberazione e contemporaneamente di immedesimazione con il proprio bagaglio terreno: "Quando mi avvicinai ai gradini che portavano all’entrata accadde una cosa strana: ebbi la sensazione che tutto il passato mi fosse all’improvviso tolto violentemente. Tutto ciò che mi proponevo, o che avevo desiderato o pensato, tutta la fantasmagoria dell’esistenza terrena, svanì, o mi fu sottratta: un processo estremamente doloroso. Nondimeno qualcosa rimase: era come se adesso avessi con me tutto ciò che avevo vissuto e fatto, tutto ciò che mi era accaduto intorno. Potrei dire: era tutto con me e io ero tutto ciò. Consistevo di tutte queste cose, per così dire: consistevo della mia storia personale e avvertivo con sicurezza: “Questo è ciò che sono. Sono questo fascio di cose che sono state e che si sono compiute”. Questa esperienza mi dava una sensazione di estrema miseria e al tempo stesso di grande appagamento. Non vi era più nulla che volessi o desiderassi. Esistevo, per così dire, oggettivamente: ero ciò che ero stato e che avevo vissuto..."

A questo punto il processo però si blocca perché avviene qualcosa che fa capire che bisogna tornare indietro: "Mentre mi avvicinavo al tempio avevo la certezza di essere sul punto di entrare in una stanza illuminata e di incontrarvi tutte quelle persone alle quali in realtà appartengo. Là finalmente avrei capito — anche questo era certezza — da quale nesso storico dipendessero il mio io e la mia vita e avrei conosciuto ciò che era stato prima di me, il perché della mia venuta al mondo e verso cosa dovesse continuare a fluire la mia vita... Mentre così meditavo, accadde qualcosa che richiamò la mia attenzione. Dal basso, dalla direzione dell’Europa, fluiva verso l’alto un’immagine: era il mio medico... Quando questa immagine mi fu dinanzi, ebbe luogo tra noi un muto scambio di pensieri. Il mio medico era stato delegato dalla terra a consegnarmi un messaggio, a dirmi che c’era una protesta contro la mia decisione di andarmene. Non avevo il diritto di lasciare la terra, dovevo ritornare. Non appena ebbi sentito queste parole, la visione finì..."

Se si considera con attenzione il racconto di Jung, non avremo difficoltà a individuare in esso elementi che abbiamo già incontrato in altri casi: un’esperienza fuori dal corpo, la dimensione diversa nella quale il protagonista viene a trovarsi, la situazione di confine simbolizzata dal medico che fa capire che non è il momento di morire, che è necessario tornare indietro; oltre naturalmente a sensazioni di bellezza, compiutezza, armonia. Ma l’esperienza non finisce qui: durante le tre settimane che seguirono l’infarto, Jung ebbe ancora, praticamente ogni notte, echi e riflessi di quella prima esperienza cosmica. Ricordando quanto gli era stato concesso di vivere, Jung scrisse di essersi sentito “come sospeso nello spazio, al sicuro nel grembo dell’universo, in un vuoto smisurato ma colmo di un intenso sentimento di felicità... E impossibile farsi un’idea della bellezza e dell’intensità dei sentimenti durante quelle visioni...”.

E aggiunge: "Sebbene in seguito io abbia ritrovato la mia fede in questo mondo, pure da allora in poi non mi sono mai liberato completamente dall’impressione che questa vita sia solo un frammento dell’esistenza, che si svolge in un universo tridimensionale, disposto a tale scopo... Posso descrivere la mia esperienza solo come la beatitudine di una condizione non temporale nella quale presente, passato e futuro siano una cosa sola".

La realtà terrena era parsa a Jung come “una sorta di prigione fatta per scopi ignoti, che aveva un potere ipnotico che costringeva a credere che essa fosse la realtà, nonostante si fosse conosciuta con evidenza la sua nullità.” Carl Jung affermò anche che solo dopo la sua malattia aveva scritto le sue opere principali: le intuizioni e le conoscenze derivate da quella esperienza gli avevano infuso “il coraggio di intraprendere nuove formulazioni.” Dopo la malattia era avvenuta anche un’altra cosa: "un dir di sì all’esistenza, un sì incondizionato a ciò che essa é, senza pretese soggettive. L’accettazione delle condizioni dell’esistenza così come le vedo e le intendo. L’accettazione della mia esistenza, proprio come essa é...
Nel bene e nel male, quindi, nella gioia e nel dolore – e si tratta di un insegnamento profondo.

Fonte: https://www.facebook.com/

 NDE DI GRACE CON IL SUO CANE (16-07-21)
di Kevin Williams

La seguente esperienza di pre -morte appare nel libro della dottoressa Cherie Sutherland , Within The Light .
 La Dott.ssa Sutherland è una NDEr la cui esperienza l'ha portata a condurre uno studio approfondito del fenomeno per tre anni. È anche l'autrice di Reborn in the Light: Life After Near-Death Experiences che esamina gli effetti del fenomeno della pre-morte e ciò che i sopravvissuti sono arrivati a credere sulla vita. È ricercatrice in sociologia presso l'Università del New South Wales. A seguito della sua ricerca e pubblicazione, la Dott.ssa Sutherland ha tenuto conferenze ed è stata coinvolta in una varietà di progetti NDE. Quella che segue è la testimonianza  di Grace
che ha incontra il suo cane e suo  padre, ovviamente "defunti" da tempo.

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Ero in travaglio, per la prima volta, ed è stato un travaglio estremamente difficile. Avevo trent'anni e la cervice non si dilatava bene e non succedeva niente. Questo stava andando avanti e avanti e avanti, ed è stato atroce. Stavo iniziando ad entrare e uscire dalla coscienza e stavano andando in preda al panico. Continuavano ad entrare e ad ascoltare il cuore fetale e a controllare il mio polso. Penso che sia abbastanza normale, ma all'improvviso sembravano molto spaventati e stavano portando apparecchiature dentro, dentro e fuori, e all'improvviso non ero più lì. Voglio dire, fino a quel momento c'era stata la consapevolezza di quello che mi stava succedendo, anche se ero andata alla deriva, dentro e fuori dall'oscurità. Ma l'ultima cosa che ricordo prima di muovermi, o di avere la sensazione di movimento, è stata: "La stiamo perdendo!" Poi improvvisamente ero da qualche altra parte.
Ricordo una sensazione di movimento fuori di me, come se avessi lasciato qualcosa dietro. E mi sembrava di muovermi attraverso un portale. C'era un bagliore, ma non mi sembrava di fermarmi a pensare, non c'era pensiero, non c'era  un "Ce la farò, vero?"

Improvvisamente, mi sono ritrovata in un posto, ed era un posto reale, ed ero lì. Ero in piedi appena oltre il portale e mi sono guardata intorno. C'era un'intensità di colore. Era un verde smeraldo intenso.  C'erano dolci colline ondulate, non c'erano dirupi, né spigoli vivi, niente di crudele, niente di diverso dal gentile. Il cielo era di un azzurro intenso, la scena si srotolava dolcemente
 (so che l'hai già sentito prima, ma era proprio così).
Sembravano esserci figure, raggruppate, quasi un insieme teatrale, come una scenografia, e all'inizio erano solo figure amorfe e oscure e io ero marginalmente ma intensamente consapevole di un gruppo alla mia destra, davanti a me, ma non l'avevo davvero osservato. Sapevo che erano lì, ma ciò non stava influenzando troppo la mia coscienza in quella fase
- ero troppo impegnata a guardare dall'altra parte. E mentre guardavo, una delle figure sembrava risolversi da sola, e ho pensato: "Conosco quella faccia", e all'improvviso ho realizzato: "Oh Dio, è mia zia Hannah",  morta undici anni fa.
E poi ho visto mio zio Abraham, che è morto prima che io nascessi, e li ho riconosciuti. Non parlavano, le loro bocche non si muovevano, ma erano lì, ed erano lì per me. Sapevo che erano lì per vedermi, e mi conoscevano, anche se non mi avevano mai incontrato (finirò per piangere). Mia nonna, che non avevo mai incontrato, mio nonno, proprio tutte le persone che non ho mai conosciuto e anche quelle che conoscevo un po' che erano morte molti anni prima, o che erano morte anche di recente, ed erano Là.
Comunque, poi mi sono girato e ho guardato questa figura in piedi accanto a me: era mio padre.

Mio padre è morto quando avevo sedici anni. Ero un' adolescente molto ribelle ed eravamo sempre ai ferri corti e il giorno in cui è morto, ci stavamo trasferendo - avevamo venduto la casa e stavamo per trasferirci in un appartamento - e io e lui abbiamo avuto una lite imponente e gli ho detto: "Ti odio", e ho fatto una normale brutta cosa da adolescente.
Comunque, è andato a casa con i facchini per l'ultima volta, dicendo che sarebbe tornato a prendermi più tardi. Stavo aspettando che tornasse papà e il pomeriggio è passato e di lui non c'era traccia. Stava giungendo l'imbrunire quando vidi passare una macchina della polizia a dire che papà aveva avuto un infarto.
È morto all'improvviso, non c'era modo di dire addio, non c'era possibilità di dire:
 “Papà, mi dispiace davvero, non intendevo questo. Ti amo."
Era solo... se n'era andato. E non sono mai stata davvero in grado di piangere come si deve:
Era tutto molto semplice:"Ora, non piangere, andrà tutto bene."

Ho sempre nutrito la terribile sensazione di non aver mai avuto la possibilità di dirgli addio, o di dire semplicemente "Mi dispiace".
E poi, stando in quel posto, pensavo: "È reale o è la mia immaginazione, perché è quello che voglio che accada?"
È davvero strano, ma in realtà ho proprio pensato che lo stavo facendo dentro di me perché era quello che volevo.
E poi papà mi ha parlato e mi disse:
"No, tesoro" (perché così mi chiamava), non stai immaginando, non proviene da te,
 sei con me e questo è il nostro momento di parlare".


Comunque, abbiamo parlato, messo a tacere i fantasmi. Poi ho guardato in basso e c'era il mio cane Lucky. È morto quando ero molto giovane, ed era lì. Ovviamente ora se dovessi andare nello stesso posto, ci sarebbe anche il mio pastore tedesco.
Non vedo l'ora di rivedere Razzy. Sembra pazzesco, vero?
Non avevo il senso del tempo, non so come fosse, ma abbiamo parlato di ogni genere di cose.
E gli ho detto:
"Devi chiederti cosa ho fatto,  devi sentirti arrabbiato con me".
E lui disse: "No. Qui, quello che succede nel mondo non ha significato».
Poi aggiunse:
"Siamo qui per prenderci cura di te, siamo qui per prenderti cura di te".
E poi c'è stato come una sensazione di ritrarsi, sono andata nel panico e ho urlato:
"Papà, non voglio andare via!"
Lui mi rispose:
“Devi andare, non è ancora il tuo momento, devi tornare indietro.
Avrai un figlio, e dovrai allevare questo ragazzo, allevarlo tu stessa".

Poi papà mi ha detto che il mio matrimonio sarebbe andato in pezzi. (Eravamo sposati da appena un anno!)
E ricordo di aver detto:
“Papà, non voglio che accada. Ho sempre pensato che quando mi fossi sposato non sarebbe successo".
È stata una sensazione molto intensa. Dissi:
“Papà, non voglio andare, voglio stare con te. Lasciami stare con te."
 Ero molto angosciata, non volevo tornare indietro, ma mi ha rimandato indietro. Mi ha detto che ci sarebbe stato, che ci sarebbe stato di nuovo per me. E mi sembrava di tornare indietro velocemente, non c'era il senso del viaggio, ma ero lì.
E ha ripetuto di nuovo:
"Avrai un maschietto".

Poi il panico: ho pensato:
"Mio Dio, non ho scelto il nome del bambino!"
Poi sono arrivata, ero di nuovo lì in sala parto e piangevo.
Comunque, molte ore dopo, mio figlio è nato con taglio cesareo.

Fonte: https://near-death.com/grace/

  LA NDE DI BEVERLY BRODSKY (24-06-21)
Beverly Brodsky è cresciuta in una famiglia ebrea conservatrice in un quartiere prevalentemente ebraico di Filadelfia e trascorre la sua adolescenza da atea convinta. Da quando aveva appreso dell'Olocausto all'età di otto anni, si era rivolta con rabbia contro ogni  credenza in Dio . Come potrebbe Dio esistere e permettere che accada una cosa del genere?
Nel luglio 1970, le sue domande ebbero risposta quando un incidente in moto portò alla sua esperienza di pre-morte. La sua testimonianza di NDE proviene dal libro di Evelyn Elsaesser Valarino e Kenneth Ring , Lessons From The Light , ristampato con permesso. Ring ha descritto la NDE di Beverly Brodsky come "forse la più commovente della mia intera collezione".
 

Beverly Brodsky ci dice questo sulla sua NDE:
“Nel 1970 ho avuto un incontro profondo in cui sono stata portata nel cuore della creazione, e di nuovo al momento prima del Big Bang. La mia NDE mi ha insegnato tutto ciò che contava:
 chi siamo, perché siamo qui e la natura della realtà stessa. Condividere e meditare su questo mistero è il mio più grande onore e gioia. Per favore contattami per approfondimenti, dialoghi, lezioni, istruzioni , interviste o per parlare con il tuo gruppo.


Laureata al Vassar recentemente in pensione dopo 28 anni di servizio per il governo federale come analista aziendale e informatico, Beverly ha avviato diverse attività spirituali, tra cui la redazione di libri. Sta lavorando al suo libro, che include ricerche raccolte da 15 anni di gestione di gruppi a Philadelphia e San Diego associati all'International Association for Near-Death Studies . Beverly è affascinata dalla connessione tra le visioni sul letto di morte e le esperienze di pre-morte , così come la loro strana somiglianza con gli stati mistici . Consulente internazionale per i media e partecipante a numerosi studi di ricerca, ha un fascino permanente per la nuova scienza che conferma la possibilità e il potere di trasformazione e risvegli spirituali . Beverly è stata profilata in McCall's, è apparsa in un documentario della BBC (The Human Body), ha rilasciato la prima intervista alla radio pubblica israeliana ed è inclusa nell'edizione 2006 di Who's Who in America.

Testimonianza della sua NDE.

"In qualche modo una pace inaspettata scese su di me. Mi ritrovai a fluttuare sul soffitto sopra il letto guardando il mio corpo privo di sensi. Ebbi appena il tempo di realizzare la gloriosa stranezza della situazione - che ero io ma non nel mio corpo - quando fui raggiunta da un essere radioso immerso in un luccicante bagliore bianco. Come me, questo essere volava ma non aveva ali.
Provai un riverente timore quando mi rivolsi a lui; questo non era un angelo o uno spirito ordinario, ma era stato inviato per liberarmi. Tale amore e gentilezza emanavano dal suo essere che mi sentivo alla presenza del Messia .
Chiunque fosse, la sua presenza aumentò la mia serenità e risvegliò un sentimento di gioia quando lo riconobbi. Delicatamente mi prese la mano e volammo attraverso la finestra. Non mi sentivo sorpresa dalla mia capacità di farlo,
con questa meravigliosa presenza, tutto era come doveva essere.
Sotto di noi si stendeva il bellissimo Oceano Pacifico... Ma ora la mia attenzione era diretta verso l'alto, dove c'era una grande apertura che conduceva a un sentiero circolare . Sebbene sembrasse profondo e lontano fino alla fine, una luce bianca brillò e si riversò nell'oscurità dall'altra parte, dove l'apertura mi attirava. Era la luce più brillante che avessi mai visto, anche se non mi rendevo conto di quanto della sua gloria fosse velata dall'esterno. Il sentiero era inclinato verso l'alto, obliquamente, a destra.
Ora, ancora mano nella mano con l'angelo, fui condotta nell'apertura del piccolo passaggio buio.

Ricordo poi di aver percorso una lunga distanza verso l'alto verso la luce. Credo che mi stessi muovendo molto velocemente, ma l'intero regno sembrava essere fuori dal tempo . Finalmente raggiunsi la mia destinazione. Solo quando emersi dall'altra parte mi resi conto che non ero più accompagnato dall'essere che mi aveva portato lì. Ma non ero sola: là, davanti a me, c'era la presenza viva della luce. Al suo interno ho percepito un'intelligenza, una saggezza, una compassione, un amore e una verità onnipervadenti.
Non c'era né forma né sesso in questo essere perfetto.

Esso
, come in futuro lo chiamerò secondo la nostra sintassi comunemente accettata, conteneva tutto,
come la luce bianca contiene tutti i colori di un arcobaleno quando penetra in un prisma.
E nel profondo di me arrivò in un istante una meravigliosa consapevolezza: io, proprio io, stavo di fronte a Dio.

Mi sono subito rivolto a Esso con tutte le domande che mi ero  posta su tutte le ingiustizie che avevo visto nel mondo fisico.
Non so se l'ho fatto deliberatamente, ma ho scoperto che Dio conosce immediatamente tutti i tuoi pensieri e risponde telepaticamente. La mia mente era nuda; infatti, divenni pura mente. Il corpo etereo in cui avevo viaggiato attraverso il tunnel sembrava non esserci più; era solo la mia intelligenza personale di fronte a quella Mente Universale , che si rivestì di una luce gloriosa, viva, più sentita che vista, poiché nessun occhio poteva assorbirne lo splendore.
Non ricordo l'esatto contenuto della nostra discussione; nel processo di ritorno, le intuizioni che sono venute così chiaramente e pienamente in Cielo non sono state riportate con me sulla Terra . Sono sicura di aver fatto la domanda che mi assillava fin dall'infanzia sulle sofferenze del mio popolo. Ricordo questo: c'era una ragione per tutto quello che è successo, non importa quanto orribile fosse apparso nel regno fisico. E dentro di me, quando mi è stata data la risposta, la mia mente risvegliata ora ha risposto allo stesso modo:
“Certo”, pensavo, “lo so già. Come avrei mai potuto dimenticare !”
In effetti, sembra che tutto ciò che accade qui è per uno scopo, e quello scopo è già noto al nostro sé eterno .
Col tempo le domande cessarono, perché improvvisamente fui riempita di tutta la saggezza dell'Essere.
Mi son state date più che delle semplici risposte alle mie domande; tutta la conoscenza mi si dispiegava, come l'istantaneo sbocciare di un numero infinito di fiori tutti in una volta. Ero piena della conoscenza di Dio, e in quel prezioso aspetto della sua Essenza, ero un tutt'uno con lui. Ma il mio viaggio di scoperta era appena iniziato.

Infatti mi fu offerto un viaggio straordinario attraverso l'universo. Istantaneamente viaggiammo al centro della nascita delle stelle, dell'esplosione di supernove e di molti altri gloriosi eventi celesti per i quali non ho nome. L'impressione che ho ora di questo viaggio è che mi sembrava che l'universo fosse un unico grande oggetto intessuto della stessa sostanza.
Lo spazio e il tempo sono illusioni che ci tengono nel nostro regno fisico; là fuori tutto è presente simultaneamente.
Ero come un passeggero di un'astronave divina nella quale il Creatore mi mostrava la pienezza e la bellezza di tutta la sua Creazione.
L'ultima cosa che vidi prima che la visione esterna finisse fu un fuoco glorioso, il nucleo e il centro di una stella meravigliosa.
Forse questo era un simbolo per la benedizione che ora doveva giungere a me. Tutto svanì tranne un vuoto riccamente pieno in cui
Esso e io racchiudevamo Tutto ciò che è. Qui ho sperimentato, in ineffabile magnificenza, la comunione con l'essere di luce.
Ora ero piena non solo di tutta la conoscenza, ma anche di tutto l'amore. Era come se la luce si riversasse dentro e attraverso di me. Ero oggetto di adorazione di Dio; e dal suo/nostro amore ho tratto vita e gioia oltre ogni immaginazione. Il mio essere è stato trasformato; le mie delusioni, peccati e colpe furono perdonati ed eliminati senza chiedere; e ora ero amore, essere primordiale e beatitudine. E, in un certo senso, rimango lì, per l' eternità. Una tale unione non può essere spezzata. È sempre stato, è e sarà.

Improvvisamente, non sapendo né come né perché, tornai al mio corpo distrutto, ma miracolosamente, avevo riportato l'amore e la gioia. Ero piena di un'estasi oltre i miei sogni più sfrenati. Qui, nel mio corpo, tutto il dolore era stato rimosso.
Ero ancora affascinata da una gioia sconfinata. Per i due mesi successivi rimasi in questo stato, ignara di ogni dolore,
mi sentivo come se fossi stata creata di nuovo.
Ho visto significati meravigliosi ovunque; tutto era vivo e pieno di energia e intelligenza.
Anche se sono passati 20 anni dal mio viaggio celeste, non l'ho mai dimenticato, né di fronte al ridicolo e all'incredulità, ho mai dubitato della sua realtà. Niente di così intenso e che cambiava la vita avrebbe potuto essere un sogno o un'allucinazione .
Al contrario, considero il resto della mia vita come una fantasia passeggera, un breve sogno, che finirà
quando mi risveglierò di nuovo alla presenza permanente di quel donatore di vita e felicità.

Fonte: https://near-death.com/beverly-brodsky/

L'UOMO CHE CADDE DALL'EVEREST (30-10-20)

Un amico recentemente mi ha chiesto di identificare l'esperienza di pre-morte (NDE) più interessante di cui ho sentito parlare o di cui ho letto. Gli ho detto che non avrei potuto farlo senza una riflessione considerevole, ma una che mi è venuta subito in mente, e che sarebbe sicuramente tra quelle in cima alla lista, è quella di Roger Hart, un geofisico in pensione.
La sua NDE ebbe luogo il 29 maggio 1962, all'età di 21 anni, quando faceva parte di una squadra americana che cercava di scalare l'Everest.


Ho avuto l'opportunità di intervistare Hart a Newport, Oregon, poco dopo l'uscita del suo libro del 2003 The Phaselock Code , sottotitolato Through Time, Death and Reality, the Metaphysical Adventures of the Man Who Fell off Everest.

Come capitano della squadra di sci di fondo alla Tufts University, Hart aveva appena vinto una gara contro l'Amherst quando incontrò Woody Sayre, un professore di filosofia alla Tufts. I due diventarono amici e hanno subito condiviso il loro comune interesse per l'arrampicata su roccia.
Alcuni mesi dopo il loro primo incontro, Sayre chiese a Hart di far parte di una squadra che avrebbe tentato di scalare il Monte Everest senza l'uso di ossigeno supplementare.

Durante quella salita, un rampone cedette e Hart e Sayre caddero a circa 50 metri da uno sperone roccioso innevato. Hart ricordava le stelle che gli correvano accanto come proiettili traccianti mentre urlava e urlava. Non appena ha pensato che stava per morire, la sua anima si è liberata. Come descritto nel libro, si lanciò in uno spazio senza stelle, fluttuò libero dalla gravità e guardò il suo corpo, come se al rallentatore, ruzzolasse sulle scogliere di ghiaccio sottostanti. "Mi sono appollaiato sulla cuspide del tempo, dove, come una goccia d'acqua tra due bacini idrografici, potevo scegliere tra i mondi."

Hart ha inoltre ricordato il grande calore e l'euforia che lo hanno colto e la sensazione meravigliosa che stesse per morire.
“Potevo vedere in tutte le direzioni contemporaneamente, non con la vista degli occhi ma con la vista dei sogni. Non ho sentito né paura né freddo; lo spazio sembrava restringersi intorno a me, o forse mi sono espanso in esso. In ogni caso, non avevo più paura del vuoto sotto di me. "
Si ricorda di aver pensato, qui stai per morire e ti senti benissimo - è così strano!

Sebbene si pensasse che fosse impossibile per gli umani sopravvivere a una notte di temperature sotto lo zero senza una tenda, Hart e Sayre hanno sopportato la notte rannicchiati insieme con un lembo di tenda di nylon avvolto intorno a loro. La sporgenza su cui erano atterrati era troppo stretta per piantarvi una tenda completa.

Prima dell'esperienza, Hart identificava l'essere vivi con il successo materiale, come l'avere il controllo di quanti più beni possibili.
"Non credevo a nulla a meno che non lo avessi effettivamente sperimentato o non potessi provarlo scientificamente, come con la radiazione elettromagnetica, la meccanica quantistica o la relatività", ha spiegato Hart, che prima del pensionamentoa era professore ricercatore presso la scuola dell'Oregon State College of Ocean and Atmospheric Sciences. La caduta, anche se ci sono voluti solo pochi secondi per come avvenne, ha cambiato le idee di Hart al riguardo, convincendolo che c'è vita dopo la morte e che l'intelligenza spirituale guida l'universo.
“Prima della mia NDE sull'Everest ero un materialista razionalista, riduttivo e scettico.

I suoi studi universitari a Yale divennero privi di significato per lui e rimase sconvolto dall'avidità e dall'ambizione dei suoi colleghi, tuttavia, due delle sue competenze conseguite a Yale - meccanica quantistica e termodinamica statistica - lo hanno aiutato a capire l'esperienza. La pionieristica ricerca sulle NDE dei Dr. Raymond Moody e Elisabeth Kübler-Ross non avevano ancora avuto luogo e quindi Hart non poteva dare alcun senso a quell'esperienza. È rimasta in lui ed "è cresciuta come un seme che germogliasse nella mia psiche".

Dato che la mia intervista con Hart è avvenuta più di 40 anni dopo la sua esperienza, gli ho chiesto quanti dettagli ricordava effettivamente.
"Ho un forte ricordo degli aspetti mentali", ha risposto. "Inoltre, poiché la sensazione durante la NDE era così straordinaria, l'ho meditata, rivissuta per così dire, nel corso degli ultimi 40 anni."
Ha aggiunto che a partire dal libro di Moody's -Life After Life- è stato in grado di confrontare la sua esperienza con quelle degli altri. “Ci sono alcune somiglianze ma molte differenze. Provavo euforia, dilatazione del tempo e separazione della mente dal corpo, ma non ricordo di aver attraversato un tunnel, aver fatto una revisione della vita o aver incontrato i miei cari nell'Aldilà. Penso che la cosa importante nel mio caso sia stata aver abbandonato il normale dialogo interno e gran parte della normale elaborazione delle informazioni. Ciò ha permesso, momentaneamente, una realtà priva di tempo e interconnessa con altre parti dell'universo, piena di luce con una straordinaria sensazione di beatitudine. Credo che la NDE abbia aperto nuovi percorsi neurali e abbia consentito l'accesso a una funzione mentale superiore con connessioni al campo universale dell'informazione ".

Una seconda NDE durante una spedizione sponsorizzata dal National Geographic al Darwin Icecap nella Terra del Fuoco nel 1966 si aggiunse alla sua ricerca di significato e verità. Catturato in una tormenta e in uno stato di fame, Hart perse conoscenza e trovò un'altra parte di se stesso che osservava la scena sottostante come attraverso un telescopio posto in un altro universo.
Era diventato "sicuro, concentrato, calmo e distante" da ciò che lo circondava.

Il Codice Phaselock , come lo definisce Hart, è il campo delle informazioni nascoste nel tessuto della realtà. Phaselock si riferisce all'idea che le informazioni siano bloccate insieme e correlate su grandi distanze. "Ognuno costruisce la propria realtà personale utilizzando una piccola parte delle informazioni tratte dal codice phaselock", ha spiegato così il suo punto di vista. “Il processo di costruzione è inconscio e la maggior parte delle volte non ne siamo consapevoli. Si tratta di scegliere tra infinite interpretazioni possibili ". Mentre lo vedeva ulteriormente, durante una NDE e durante i momenti trascendentali il normale processo di costruzione viene abbandonato, consentendo l'esperienza di una realtà espansa attraverso una parte della nostra mente superiore che si collega direttamente al codice di blocco di fase.

"Non sono la prima persona a rendersi conto che la mente sopravvive al corpo, o che la realtà dell'universo è un meraviglioso campo di informazioni e potenziali infiniti", rifletté, "o che noi stessi creiamo il tempo aprendo capsule temporali statiche in campo delle informazioni. Ma ho avuto la gioia di scoprire queste idee in modo indipendente prima di essere esposto ad esse da altri ".

FONTE:  http://whitecrowbooks.com/

 

NDE CONDIVISA DI JEFF OLSEN 09-09-20

Una delle prove più schiaccianti della realtà del fenomeno NDE è la condivisione delle visioni con soggetti sani e non certamente in punto di morte. In questo caso, un Medico del Pronto Soccorso
(il Dr. O'Driscoll) ed un'infermiera, hanno visto esattamente quel che ha visto il loro paziente. Chiedo agli scettici di riflettere sulle loro teorie negazioniste,
please!
++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

L'incidente è avvenuto mentre stavamo tornando a casa nostra a Bountiful, Utah, da una visita ai parenti nella parte meridionale dello stato. Mia moglie, Tamara, dormiva accanto a me e  nostro figlio di sette anni, Spencer, era sul sedile posteriore e giocava con i suoi giocattoli. Il nostro secondo bambino, Griffin, dormiva nel suo seggiolino per auto. La strada si estendeva davanti a me e i miei occhi si fecero pesanti.
Mi sentivo come se avessi sbattuto le palpebre solo per un secondo.

Era tutto quello che ci voleva.
Ho perso il controllo. L'auto rotolò, i finestrini che esplodevano, la ghiaia che volava, mentre giravamo più e più volte finché non persi conoscenza. Mi sono svegliato solo per un secondo dopo che ci siamo fermati. Ho sentito un dolore orribile e ho sentito Spencer piangere sul sedile posteriore. Tutto è diventato di nuovo nero. Ero terrorizzato. Dov'è la mia famiglia? Sono al sicuro?
Poi, all'improvviso, ero calmo. Il dolore era sparito. Mi sono guardato intorno. Stavo fluttuando sopra il nostro incidente d'auto.
Prima che potessi reagire, sentii una presenza vicino a me. Era Tamara. Eravamo circondati da una bolla di luce che emanava una pace completa . Allora ho capito che se n'era andata, ma era come se il mio dolore fosse sospeso. Tutto quello che potevo sentire era serenità. Mi chiedevo se stessimo andando in paradiso.
Tamara mi guardò, il suo viso serio. "Jeff, non puoi essere qui", ha detto. "Devi tornare indietro." Come potrei? Lei era qui. Poi ho ricordato le grida di Spencer. Era ancora vivo. Aveva bisogno di me. Sapevo di dover fare una scelta. Ho attirato Tamara vicino a me. "Arrivederci", ho detto. Lascio andare. Poi mi sono sentito allontanarmi da Tamara e dalla luce confortante ...

DR. JEFF O'DRISCOLL: Avevo appena finito il mio giro al pronto soccorso quando ho saputo che era stato portato un paziente. Incidente d'auto. Il figlio maggiore ha riportato ferite lievi. Il padre aveva gravi ferite e necessitava di un intervento chirurgico.
 La madre e il bambino non ce l'avevano fatta. Fu allora che Rachel, un'infermiera del pronto soccorso, mi afferrò il braccio.

"Vieni a vedere questo", ha detto. "Sua moglie è ... qui."

Sapevo esattamente cosa intendeva. Rachel e io avevamo scoperto di avere qualcosa in comune. Dopo che ci conoscevamo da un paio di mesi, Rachel ha confidato che a volte vedeva o sentiva cose che non poteva spiegare. Cose che non avevano alcun senso logico, che mostravano una mano divina al lavoro - e ho rivelato che lo facevo anch'io. Ero abituato a tenere per me queste esperienze, per timore che i miei colleghi potessero mettere in dubbio la mia credibilità. Ma Rachel era una confidente con cui ho potuto discutere alcuni dei miracoli a cui abbiamo assistito.
Per me, questi incontri sono iniziati molto prima che diventassi un medico. La prima volta che è successo, avevo 16 anni. Ero un ragazzo ribelle. Una sera ero fuori con alcuni amici, guidando troppo veloce lungo strette strade di campagna. Mentre ci avvicinavamo a una brusca svolta, ho sentito una voce chiara nella mia testa. "Devi rallentare." Ho frenato proprio quando un'altra macchina ha svoltato la curva. Ci siamo scontrati, ma poiché avevo rallentato nessuno è rimasto ferito.
In seguito ho capito di chi avevo sentito la voce . L'unica persona che ascolterei: mio fratello maggiore. Stan era morto cinque anni prima in un incidente agricolo, ma avrei riconosciuto la sua voce ovunque.
Da allora, ho avuto più di queste esperienze. Mi avevano aiutato come medico di pronto soccorso alcune volte. Come la volta in cui un uomo è arrivato da un incidente in moto con ferite lievi. Stavamo per rilasciarlo, ma qualcosa mi diceva che aveva bisogno di una TAC. Non c'era una spiegazione medica per questo, ma la sensazione era così forte che alla fine ne ordinai uno. La scansione ha mostrato sanguinamento nel cervello. La mia misteriosa intuizione, o qualcosa di più, probabilmente gli ha salvato la vita.
Mi ero abituato a questi momenti e quando avevo bisogno di ascoltarli. L'uomo nell'incidente d'auto non era un mio paziente.
Altri medici stavano già lavorando su di lui. Ma quando Rachel è venuta a prendermi sapevo che dovevo andare.

OLSEN:  Improvvisamente, ero in ospedale. Non ero ancora tornato nel mio corpo: ero ancora senza peso, senza dolore. Mi muovevo liberamente per i corridoi, osservando le persone intorno a me. In qualche modo, sono stato in grado di vedere le loro intere vite mentre le guardavo. Le loro storie, le loro paure, le loro esperienze. Non ho sentito alcun giudizio verso nessuno di loro.
Ero pieno dell'amore e dell'unità più incredibili con ciascuno di loro.
Alla fine ho raggiunto una stanza e un corpo con cui non sentivo alcun legame. Il paziente era in condizioni terribili ei medici gli correvano intorno. Le sue gambe erano schiacciate, il suo addome un disastro, il suo braccio destro era stato quasi strappato via. Aspetta , ho pensato. Quello sono io? Riconoscevo la mia faccia adesso. Ero inorridito. Non potevo tornare indietro!
 Poi mi venne in mente quello che aveva detto Tamara. Ho pensato a Spencer. Non potevo lasciarlo solo.
Ho lasciato andare e ho scelto di muovermi verso la barella. La pesantezza è stata la prima cosa che ho notato, poi è arrivato il dolore orribile. Ma la parte peggiore era la colpa. Mi ha colpito come un maremoto. Tamara e Griffin erano scomparsi. Anche se percepivo i medici su di me, che lavoravano furiosamente per salvarmi la vita, l'unica cosa che riuscivo a pensare era: era colpa mia.

O'DRISCOLL: Rachel e io eravamo sulla soglia. La stanza era rumorosa. Un team di medici ha lavorato per stabilizzare il paziente. Mentre guardavo, i suoni intorno a me svanirono. Non riuscivo nemmeno a sentire Rachel parlare accanto a me. Ho percepito una presenza divina nella stanza. E poi ho notato una luce. Dentro c'era la forma di una donna, che galleggiava sopra il letto del paziente. Aveva capelli biondi ricci e fluenti ed era vestita in varie tonalità di bianco. La sua forma era quasi trasparente e lo sguardo sul suo viso era sereno. Aveva un aspetto vibrante, ultraterreno: sapevo per natura che quella era la moglie dell'uomo. La presenza divina nella stanza mi stava permettendo di vedere la sua anima eterna.
Mi sorrise, come se mi conoscesse da sempre. Ho percepito la sua immensa gratitudine verso i medici che stavano lavorando per salvare suo marito. Ha guardato direttamente me e di nuovo suo marito, poi di nuovo me. I suoi occhi erano attenti.
Poi tutto è tornato lentamente alla normalità. Potevo sentire i dottori parlare, e potevo sentire di nuovo Rachel.
"L'hai vista anche tu?" lei chiese. Ho guardato di nuovo. La moglie del paziente se n'era andata.
Il chirurgo traumatologico ha portato l'uomo in chirurgia.
Quando tutto fu finito, dissi a Rachel quello che avevo visto ma, a parte questo, rimasi zitta. Speravo che l'uomo si riprendesse e si riunisse a suo figlio. Allora non capii che non sarebbe stata la fine della nostra storia.

OLSEN: Dopo alcuni mesi e 18 interventi chirurgici , sono finalmente passato all'ala di riabilitazione. Una notte, pochi giorni prima del mio rilascio, caddi in un sonno profondo e feci un sogno più potente di qualsiasi altro avessi mai fatto. Mi trovavo in un grande campo. Tornò la serenità che avevo provato nella bolla di luce il giorno dell'incidente. Il mio corpo era guarito e potevo camminare liberamente. Mi sentivo leggera e ho iniziato a correre. Ho notato un corridoio apparire alla mia sinistra. Sono entrato e l'ho seguito fino alla fine. Ho trovato Griffin lì, addormentato nella sua culla. Sembrava perfetto. Le lacrime mi riempirono gli occhi mentre lo sollevavo e lo tenevo vicino. Potevo sentire il suo respiro sul mio collo mentre lo cullavo.
Non credo che riuscirò mai a perdonarmi, ho pensato.
Poi ho sentito una presenza divina dietro di me. Trasudava puro amore. Era come l'amore che avevo provato per le persone in ospedale il giorno dell'incidente, senza giudizio. Ora capivo che mi era stato mostrato un assaggio del tipo di amore completo che Dio aveva per me. Ho sentito due braccia avvolgere me e Griffin, avvolgerci. Una voce rassicurante disse: "Non c'è niente da perdonare".

O'DRISCOLL: Rachel alla fine mi ha incoraggiato a condividere ciò che avevo visto con questa paziente. Ero riluttante - non avevo mai detto ai pazienti quello che avevo visto prima - ma alla fine acconsentii.
Quando siamo entrati nella sua stanza, ho visto che la sua gamba era stata amputata e sapevo che stava ancora combattendo una grave infezione. Inoltre, sembrava emotivamente esausto.
Ho lasciato che fosse Rachel a parlare per la maggior parte del tempo. Le ha detto tutto. La mia esperienza di una presenza divina, poi il vedere sua moglie fluttuare sopra di lui nella stanza, il suo aspetto, il suo sentimento di gratitudine verso i dottori. Le lacrime gli scorrevano lungo le guance.
"Suona proprio come se fosse Tamara", ha detto. “Grazie per avermi detto questo.
Ho avuto la mia esperienza il giorno dell'incidente. "
Ho ascoltato mentre descriveva di aver avuto un'incredibile esperienza fuori dal corpo. Mentre parlava, ho iniziato ad avere un'intensa sensazione che fossimo stati uniti e che avremmo dovuto rimanere in contatto. Ho scritto il mio nome e il mio numero di cellulare da dare a quest'uomo.
"Se hai mai bisogno di parlare con qualcuno, per favore contattaci. Sono Jeff O'Driscoll."
"Jeff Olsen", rispose, stringendomi la mano.

OLSEN: Dopo essere stato dimesso dall'ospedale, sono rimasto a casa di mio fratello per continuare la mia guarigione. Non ho dimenticato la straordinaria esperienza che avevo avuto durante l'ala di riabilitazione, ma sentivo che non importava quello che aveva detto quella voce divina, avevo fatto qualcosa che era imperdonabile . Per come la vedevo, avevo distrutto la vita di tutti nella mia famiglia. Non meritavo di portare questo fardello?  Un pomeriggio, ho ricevuto una chiamata. Era il dottor Jeff O'Driscoll, l'uomo che mi aveva visitato mentre ero nell'ala di riabilitazione. Non lo sentivo da tempo e non lo avevo contattato; Ero stato troppo sopraffatto. Mi ha detto che voleva passare e vedere come stavo. Toccato, ho accettato.
Non appena Jeff ha varcato la soglia, mi sono sentito a mio agio. Sapevo di potermi fidare di lui perché entrambi eravamo stati parte della stessa strana esperienza divina. Abbiamo iniziato a parlare. Ho condiviso il sogno che avevo fatto con lui e lui ha ascoltato in silenzio. Avevo tenuto tutto per me ed era un tale sollievo avere qualcuno con cui parlare.
Quando sono arrivato alla parte in cui ho menzionato la voce che mi diceva che non c'era niente da perdonare, Jeff mi ha fermato.

"Jeff", ha detto. "Quella voce? Devi trovare un modo per ascoltarla. "

O'DRISCOLL:
Da quel giorno, Jeff Olsen e io siamo diventati amici. Ci sono state alcune volte durante la sua guarigione che ho sentito una spinta a raggiungerlo e l'ho fatto. Fu solo anni dopo che mi disse quanto fossero importanti questi momenti.

OLSEN: Mesi dopo l'incidente, ho dovuto affrontare l'arduo compito di disfare le valigie dall'incidente. Erano rimasti seduti intatti dopo essere stati rimossi dalla nostra macchina. Non pensavo di poter sopportare di vedere le cose di Tamara, mentre spiegava tutti i vestiti di Griffin. Non potevo parlare con la mia famiglia di cose del genere. Mi hanno già trattato come se fossi fragile. Inoltre, mi sembrava ingiusto scaricare i miei guai su persone che avevano perso anche Tamara e Griffin. In quel momento squillò il telefono. Era Jeff. "Ehi," disse. "Volevo solo controllare e assicurarmi che stessi andando bene." Gli ho detto cosa stavo facendo e Jeff è rimasto al telefono con me, parlandomi attraverso la raffica di emozioni che mi stava colpendo.
Alla fine, sono tornato a lavorare. Stavo ancora lottando per riconciliarmi con me stesso. Alcuni giorni sono stati peggiori di altri. Una sera, tornando a casa dall'ufficio, mi sentii sprofondare nella depressione . Odio ammetterlo, ma ho pensato di farla finita. Tornando a quel luogo indolore che avevo visitato, stando con Tamara e Griffin. Ma quando sono arrivato a casa, ho visto un libro  sulla veranda. Era del dottor Jeff. Aveva scritto un biglietto dicendo che pensava che mi sarebbe piaciuto e voleva che lo leggessi.
Quel libro sembrava un'ancora di salvezza. Mi ha dato un altro motivo per restare.
Jeff ha continuato a raggiungere. Sembrava sempre presentarsi proprio quando ero nei miei punti più bassi, un promemoria che non ero solo. Ogni volta sembrava confermare che condividevamo una connessione divina.
Negli anni successivi, Jeff mi ha aiutato a dare un senso a ciò che non riuscivo a spiegare. Parlare della mia esperienza con lui mi ha aiutato a riprendermi e ad addolorarmi - alla fine ho perdonato me stesso. Col passare del tempo, è diventato sempre più chiaro che eravamo stati riuniti per un motivo.

O'DRISCOLL:
Jeff e io siamo rimasti in contatto. Ci incontriamo spesso per parlare delle nostre vite e discutere di ciò che abbiamo vissuto. La mia amicizia con Jeff mi ha aiutato a capire che avrei dovuto condividere le mie storie, perché possono aiutare a mostrare agli altri la mano nascosta al lavoro nelle nostre vite.
Vent'anni dopo l'incidente, Jeff si stava preparando a trasferirsi fuori città. Una sera, ero a casa mia a prepararmi per andare a letto, quando ho sentito la presenza di Dio, seguita da una voce. La riconobbi come la voce di Tamara, anche se non l'avevo mai sentita parlare. "Non perdere il contatto con lui, Jeff," disse. "Non lasciare che nulla interferisca con la tua amicizia."
 Un altro messaggio dal cielo, che ricorda a me ea Jeff la profonda connessione che condividiamo.



Fonte: https://www.jeffodriscoll.com/blog/

 

LA NDE di Nicole Dron  (12-08-20)

Questo lungo racconto è particolarmente interessante per vari motivi. e' accaduto nel lontano 1968, in francia e non in usa, quando la ricerca sulle nde era ancora agli albori; poi possiamo trovare molte descrizioni riportate da altri famosi ritornati, dalle tipiche sensazioni di distacco dal corpo, all'autoscopia e persino al sense of humor delle guide, oltre alle promesse del ritorno di cristo e alle catastrofi che si sono poi verificate nel xxi secolo.
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La protagonista di questa esperienza di premorte si chiama Nicole Dron, una donna francese che nel 1968 all’età di 26 anni ha vissuto la sua avventura nell’altra dimensione. Nicole Dron è stata una delle prime persone a raccontare la sua esperienza nel 1978, affrontando all’epoca lo scherno e la derisione. Con il passare del tempo è riuscita a superare la sua apprensione e la sua resistenza ed ha accettato di raccontare la sua storia alla televisione e alla radio oltre che di tenere delle conferenze.
« Tutto avvenne nel 1968. Tre settimane dopo la nascita del mio secondo figlio ebbi una grave emorragia. Fui ricoverata in ospedale e operata d’urgenza. Nel corso dell’intervento (isterectomia, o ablazione dell’utero) ci fu una seconda violenta emorragia. Il mio cuore smise di battere, mi fu detto, per circa 45 secondi, con elettrocardiogramma piatto.
Durante quei 45 secondi vissi un istante di eternità!
Ricordo prima di tutto di essermi trovata all’altezza del soffitto. Ero là con tutti i miei pensieri, le mie emozioni, le mie impressioni, con tutto ciò che costituisce il mio essere profondo. Presi coscienza di essere in grado di vedere contemporaneamente da tutti i lati, ma soprattutto provavo un sentimento nuovo e incredibile: quello di esistere fuori dal mio corpo fisico. Vi assicuro che sentirsi vivere al di fuori di sé stessi è una cosa sconvolgente. Presi coscienza che ero l’inquilina del mio corpo, che era steso sul tavolo della sala operatoria. Lo guardai e non lo trovai bello. Ero cadaverica, avevo dei tubi che mi uscivano dal naso e dalla bocca, non ero assolutamente in forma. Cosa che non aveva più alcuna importanza, perché quel corpo non ero io, non era che il mio veicolo. Sentii il chirurgo esclamare: «Mi sfugge dalle mani!». Queste parole mi furono confermate un mese dopo dall’infermiera che aveva assistito all’operazione. Non rimasi a lungo in quella sala operatoria, perché pensai a mio marito e a mio suocero che erano in attesa nella sala d’aspetto. Pensando a loro, istantaneamente mi ci trovai accanto. Presi coscienza del fatto di poter attraversare i muri. Tutto mi sembrava naturale, solo in seguito mi sono chiesta come fosse stato possibile! Come avevo potuto attraversare i muri e ritrovarmi in quella sala d’aspetto, dal momento che non sapevo dove fosse ubicata?
Constatai che in quella sala d’attesa non c’erano sedie, cosa che mio marito mi confermò in seguito. Vedevo che mio marito e suo padre andavano su e giù per la stanza e io cercavo di manifestarmi a loro, ma invano. Non mi vedevano. Non capivo cosa stesse succedendo, provavo una sorta di disperazione per non essere in grado di comunicare con le persone che amavo. Tentando di farmi percepire, posai la mano (del corpo più sottile nel quale ora mi trovavo) sulla spalla di mio suocero, e la mia mano attraversò il suo corpo!
Al tempo stesso però prendevo coscienza di una facoltà nuova: quella di penetrare tutto ciò che esiste. Non ho mai perduto la nozione di essere “me stessa”, ma avevo l’impressione di occupare più spazio, e mi trovai nel cuore di mio marito. Conoscevo tutti i suoi pensieri e anche l’essenza del suo essere, ciò che egli valeva come essere umano. La stessa cosa avvenne con mio suocero. I miei suoceri avevano perduto il loro primo figlio all’età di 25 anni: il ragazzo era annegato nel vano tentativo di salvare un amico. Di conseguenza avevano concentrato tutto il loro amore sul loro secondo e ultimo figlio, che a quell’epoca aveva 14 anni. Quando in seguito era divenuto mio marito, io avevo avuto l’impressione di aver portato via il loro figlio e credevo che essi non mi amassero per me stessa, ma soltanto in base alla mia capacità di renderlo felice. E questo mi faceva soffrire. Ed ecco che ora che potevo leggere nel cuore di mio suocero mi rendevo conto di tutta la compassione e di tutto l’affetto che egli nutriva per me ed ero capace di vedere al di là delle mie proiezioni.

In seguito mi trovai in un abisso di tenebre, di silenzio. Ero sola al mondo, in un nulla infinito e avrei dato qualunque cosa pur di sentire un rumore e vedere qualcosa. Non so quanto tempo sia durato quello stato. Forse una frazione di secondo? Il tempo non esisteva. Pensai: “Ecco qui ragazza mia, sei morta”. E tuttavia non ero morta perché esistevo. Mi tornò alla memoria una frase che mi era stata insegnata al catechismo quando ero bambina: “Si vive fino alla fine dei tempi, fino alla resurrezione finale”. In quel contesto, l’idea di vivere in quel nulla e in quelle tenebre mi sembrava insopportabile.
Qualcosa dentro di me invocò aiuto e da lontano vidi una luce. A partire da quel momento non fui più sola al mondo. Fui proiettata ad una velocità prodigiosa verso quella Luce, e via via che mi avvicinavo la Luce divenne sempre più grande fino a occupare tutto lo spazio. Le tenebre si rischiararono, avvertii distintamente delle presenze intorno a me, senza peraltro vederle, ma soprattutto sentivo nascermi in cuore una gioia infinita, una gioia mille volte più grande di tutte le gioie che avevo potuto sperimentare su questa terra.
E così entrai nella Luce. Là non ci sono più parole… Questa luce era anche un oceano di amore, ma di un amore puro, che si offre senza chiedere niente, un amore-sole, e io ero l’amore. Ero immersa in un oceano di amore, amata per quello che ero, lontana da tutte le preoccupazioni e le agitazioni della terra! Non avevo più coscienza del tempo e dello spazio, ma ero consapevole di essere, di essere sempre stata. Avevo compreso di essere una particella di questa luce ed ero eterna. In quella pienezza e in quella pace immensa compresi il senso delle parole: “Io sono”. Era come se, restando me stessa, io divenissi tutto e ritrovassi la mia natura reale. Avevo ritrovato la mia patria. Ero divenuta amore ed ero la vita. Come fare, mio Dio, a condividere quest’esperienza? Se ognuno di noi potesse viverla anche per un solo istante, su questo pianeta non ci sarebbero più miseria, violenza e guerra.
In quella luce vidi venire verso di me un giovane luminoso. Il mio cuore si riempì di gioia perché riconobbi mio fratello. Quando io avevo 11 anni, i miei genitori avevano perduto un bambino di 7 mesi. Io adoravo quel piccino, ero la sua mammina. Dopo la sua morte i miei genitori ed io avevamo vissuto quella sofferenza così ben espressa da queste parole di Victor Hugo: “Un solo essere vi manca, e tutto è deserto”. Ma ora lui era davanti a me, vivo! Ed io ero felice, ero tanto felice! Mi trovai fra le sue braccia. Era solido e anch’io lo ero. Comunicavamo col pensiero e i sentimenti, e io gli “dissi”: “Come sarebbero contenti di vederti papà e mamma!”.
Lui mi disse che ci aveva sempre seguiti e accompagnati nella nostra vita, e io capii che i legami d’amore non muoiono mai. Come facevo ad esser certa che quell’essere era mio fratello? Evidentemente c’è una grande differenza fra i tratti fisici di un bebè e quelli di un adolescente. E tuttavia io so con assoluta certezza che era lui. Penso che si tratti di un riconoscimento fra anime…
Incontrai anche il fratello di mio marito, Jacques, che avevo visto soltanto in fotografia. Fui sorpresa e felice di constatare che mi voleva bene e che mi conosceva. Egli mi mostrò le circostanze del suo decesso e quanto i suoi genitori avessero sofferto, in particolare mia suocera. Mi augurai di non dover mai affrontare nella mia vita una simile prova.
Incontrai anche degli esseri che non avevo mai visto sulla terra. E tuttavia li conoscevo e provavo una felicità immensa rivedendoli. Essi leggevano in me come in un libro aperto e avrei voluto poter mostrar loro solo aspetti positivi di me stessa.
So che questi esseri mi accompagnano e mi guidano nella vita.
Tutti questi incontri ebbero luogo in un paesaggio inondato di luce, di bellezza e di pace. Ero in un bellissimo giardino, la natura era magnifica. L’erba era più verde di quella terrena, c’erano altri fiori, altri colori, i suoni stessi si trasformavano in colori. E tutto questo creava un’armonia, un’unità tale che compresi la sacralità della vita. Tutto viveva, un semplice filo d’erba mi rapiva perché vedevo in esso le molecole della vita, vedevo la loro luce interiore. Pensai allora che al di là della sofferenza umana che proviamo quando muoiono le persone che amiamo, dovremmo gioire sapendo che stanno ritrovando la Vita.
Ho rivissuto la mia vita a rovescio, dai miei 26 anni all’epoca della mia nascita. Accanto a me c’era un Essere di Luce, una creatura che il mio cuore conosceva. Non so descrivere la radiazione e la forza d’amore che emanava.
Mi accorsi in seguito che aveva anche molto humour.
Udii la sua voce che sembrava venire dal fondo dell’universo, una voce possente e dolce al tempo stesso. Una voce fatta di forza e d’amore che mi domandò: “Come hai amato e che cosa hai fatto per gli altri?”. Compresi immediatamente l’importanza della domanda. Al tempo stesso ebbi la visione di una moltitudine di esseri con le braccia tese al cielo, in atteggiamento implorante. Sapevo che quegli esseri soffrivano e io percepivo tutte le loro sofferenze. Che cosa avevo fatto per loro? Non ero stata cattiva, ma non avevo fatto niente di particolare. La domanda che mi era stata rivolta esigeva, per usare le parole di Emerson, “di fare tutto il bene che esiste nell’individuo”, e io capivo adesso che ciò richiedeva tanto amore. Richiedeva anche una crescita, una trasformazione, che a sua volta avrebbe aiutato gli altri a trasformarsi. Sentii allora che l’umanità è un solo essere le cui membra sono interdipendenti una dall’altra per il loro progresso e la loro sopravvivenza. Mi ridestai a una responsabilità nuova. La comprensione di tutto ciò, semplice in apparenza, continua ad approfondirsi nel tempo.
Tutta la mia vita era là, con tutte le gioie, le aspettative, le speranze e le sofferenze che ne avevano fatto parte. Ritrovai le mie emozioni di bambina, riscoprii certi episodi dimenticati, rividi tutte le motivazioni degli anni che avevo vissuto: non è possibile nascondere niente, tutto è scritto nel grande libro della vita. Era sconvolgente, perché durante quel bilancio io ero al tempo stesso colei che riviveva ogni situazione con tutte le emozioni che l’accompagnavano ed ero anche l’altra parte di me stessa, quella che non provava emozioni e che era soltanto saggezza, conoscenza, amore e giustizia. Era questa pura luce, quest’altra parte di me stessa, che valutava la mia vita e rendeva chiara ogni cosa. Compresi tutti i miei meccanismi psicologici, ne vidi i funzionamenti, vidi i miei limiti, le mia carenze e tante altre cose più sottili che non sono ancora riuscita a tradurre in parole.
Presi coscienza del bene e del male che avevo fatto senza rendermi conto delle ripercussioni che i miei atti e i miei pensieri avrebbero avuto in me stessa e nelle persone che mi stavano vicine. Mi resi conto di ciò che provavano coloro ai quali avevo fatto del bene e coloro verso i quali mi ero comportata in modo sgradevole.
Questa grande coscienza valuta la nostra vita in base a criteri di amore assoluto e saggezza, e noi ci rendiamo conto delle nostre manchevolezze, miserie e debolezze. Allora si rimpiange il tempo passato alla ricerca di falsi valori e si rimpiange di non avere veramente vissuto. Questa presa di coscienza si accompagna anche alla compassione per sé stessi perché si scopre che l’ignoranza, la paura, i condizionamenti, le debolezze ci hanno allontanati da ciò che in realtà siamo e da ciò che avremmo potuto realizzare nella vita.
Mi fu mostrata la mia vita dopo il mio ritorno sulla terra. Prima però mi era stato chiesto se desideravo restare o tornare a vivere. La mia anima voleva restare, ma aveva pensato ai miei due bambini che avevano bisogno della loro mamma. Mi fu detto anche che quando fossi ritornata avrei necessariamente dimenticato molte delle cose che avevo vissuto. Malgrado il mio desiderio di fissare dentro di me tutte quelle conoscenze, so che molte sono svanite: non ho potuto portare con me che qualche briciola, e me ne dispiace.
Quando dico “mi fu mostrato”, “mi fu detto”, voglio dire che ricevevo queste informazioni da un essere (per esempio mio fratello) o dalla grande luce. Era come se fossi in una classe senza professori.
Vidi dunque i miei figli crescere ed ero fiera di loro. Mi fu mostrato che i miei suoceri e mia nonna avrebbero lasciato questa terra quasi nello stesso periodo e che due di loro se ne sarebbero andati a tre settimane di distanza, cosa che mi colpì. Mio suocero e mia nonna ci hanno lasciati 13 anni dopo quest’esperienza, a tre settimane esatte di distanza uno dall’altro, e mia suocera morì l’anno successivo… Avevo rivelato queste informazioni a mio marito e ai miei genitori che ne erano rimasti molto turbati.
So di aver saputo molte cose, ma le ho dimenticate. Mi fu detto che Dio era la forza, la vita e il movimento, che la vita esisteva ovunque nell’universo, che quando morirò non mi sarà chiesto a quale religione, filosofia o razza appartengo, ma come ho amato e che cosa ho fatto per gli altri, perché l’unica cosa importante è la qualità interiore di un individuo.
Mi fu detto anche che tutto ciò che andava nel senso dell’unità era positivo e che la mia vita rapportata all’eternità corrispondeva a un battito di ciglia della mia propria vita.
Mi fu mostrato anche il futuro dell’umanità. Vidi che la nostra terra sarebbe stata oggetto di grandi capovolgimenti e che noi avremmo attraversato delle grandi prove, delle grandi tribolazioni, perché avevamo una tecnologia avanzata, molta scienza, ma poca fraternità e saggezza. E mi fu mostrato tutto quello che minacciava di avvenire se non avessimo cambiato. Insisto sul “se” perché è determinante.
Mi fu detto che eravamo come a un crocevia e che niente era ineluttabile, tutto dipendeva dalla nostra capacità di amare e di agire con saggezza. Avvertii comunque l’urgenza estrema di una grande trasformazione individuale e planetaria dell’umanità e la necessità di instaurare la pace e la tolleranza in noi e intorno a noi per vivere in armonia e nel rispetto di tutto ciò che vive.
Vidi anche che avevo già vissuto su questa terra. Mi furono mostrati spezzoni di altre vite e il legame che le collegava tutte. Mi fu detto che si ritorna su questa terra finché non si acquisisce sufficiente amore e saggezza: è tutta questione di evoluzione. Nello stato in cui ero, trovavo tutto molto logico ed evidente. In seguito, quando fui ritornata nel corpo, questo ricordo mi è risultato sconvolgente; sono però intimamente convinta che questo concetto delle “vite successive” non deve far discutere, nel senso che non è importante far propria una credenza o una convinzione, ma trasformarsi. A livello di assoluto, al di là del tempo e dello spazio, non c’è che la vita, la Grande Vita… Ma nella nostra dimensione, limitata dallo spazio e dal tempo, noi prendiamo coscienza soltanto di un segmento, di una parte di questa vita che scorre tra la nascita e la morte, e pensiamo che questa piccola vita sia tutto quello che c’è da conoscere. Invece non è così.
Mi fu detto anche che il Cristo sarebbe ritornato sulla terra e che il suo ritorno era imminente. Io però non so più se ad incarnarsi sulla terra sarà un’entità come il Cristo oppure se è questa grande coscienza, questa grande vita che circola in noi come potenzialità che deve risvegliarsi alla dimensione cristica; so che piansi perché avevo capito che l’unica cosa che poteva salvarci era la sua venuta.
Il Cristo, così come l’ho compreso nel corso della mia esperienza (ma non ho certo la pretesa di aver capito tutto il suo mistero), rappresenta tutta la pienezza della vita in tutto ciò che esiste, ed è la coscienza, l’amore e la vita che si manifestano totalmente nell’essere umano e nell’umanità liberata dalle sue miserie umane. Il Cristo non appartiene a nessuna religione perché è nel cuore di ognuno, è la pienezza di Dio nell’uomo. Ero emozionata e capivo che ciò che ci salverà da noi stessi ed eviterà guerre, catastrofi e calamità sarà il risveglio di questa dimensione di Cristo in noi tutti.
Ricordo anche di essere andata di piano in piano, di livello in livello. Avevo l’impressione di penetrare profondamente nella mia coscienza che si manifestava attraverso una lucidità ed una comprensione interiore che crescevano continuamente. Mi ritrovai poi in una città di luce, d’oro e pietre preziose, la gloria delle glorie.
Mi sentivo trasportata ed innalzata al livello più alto. Compresi allora più profondamente il senso dei 26 anni che avevo trascorso sulla terra e ciò che avevo fatto di quest’opportunità. Poi mi fu mostrato che avrei avuto molte prove e sofferenze nel tempo che mi restava da vivere sulla terra. Mi sono vista piangere molte volte e chiesi il perché di queste prove. Mi fu detto allora che le avevo accettate prima di nascere, perché grazie ad esse sarei cresciuta. Pregai allora che mi fossero date tutte le esperienze e le prove necessarie per arrivare allo scopo finale nel corso di una sola vita, perché non volevo tornare di nuovo sulla terra. Capivo che l’inferno era sulla terra ed ero pronta alle più grandi rinunce e ai più grandi sacrifici pur di non dover ritornare. Mi fu però fatto capire che non era possibile caricarmi più di quanto le mie spalle fossero capaci di sopportare.
Potrà apparire stravagante o contro natura desiderare una cosa simile. Grazie a Dio, non sono masochista, amo la vita, ma in quello stato di coscienza sublime non avevo che un solo desiderio: arrivare il più presto possibile allo scopo, cioè riuscire a fondermi con quello splendore. Sulla terra ci si rivolta alle sofferenze e alle malattie. Ma “dall’altra parte” se ne capisce il perché e se ne vedono i risultati, e tutto diviene chiaro.
Vidi poi venire verso di me un essere molto bello. Mi è impossibile dire se fosse un uomo o una donna, perché era virile e femminile al tempo stesso. Avevo l’impressione di conoscerlo fin dalla notte dei tempi e volevo fondermi con lui. Gli dissi: “Voglio unirmi per sempre a te…” Ed in quel momento presi coscienza del fatto che quell’essere ero io, ma io alla fine dei tempi, io totalmente realizzata. Fu quella una grande lezione di umiltà, perché misurai tutto il cammino che mi restava da percorrere per divenire ciò che sono… Capivo che il tempo non era che la distanza che mi separava da me stessa. La mia incapacità di vivere la pienezza di ciò che sono attira le esperienze necessarie per acquisire ciò che mi manca.
Mio fratello ed io ci salutammo. Lui mi consigliò di non parlare delle mie esperienze al mio risveglio e di aspettare 17 anni prima di darne testimonianza, perché prima di quel tempo sarebbero state considerate come un trauma conseguente allo shock operatorio.
Non ricordo di essere uscita dal mio corpo, ma ricordo di esserci rientrata passando per la testa e di essermici infilata come in una calza. La pienezza svanì, la libertà si dileguò, finì la sensazione di essere uno e tutto al tempo stesso. Si rientra nel proprio corpo come dentro una scatola. Si dimentica che gli altri fanno parte di noi stessi, sono noi stessi, e ci si fa reciprocamente del male…
Mi fecero risvegliare rapidamente. Al mio risveglio avevo nelle orecchie una musica sublime, una sinfonia infinita, di una dolcezza che mi faceva fondere d’amore. Ho cercato in seguito di ritrovare quella musica ascoltando musica sacra e classica, ma invano. Dietro a quella musica c’era un senso di completezza, una pace infinita, una pienezza, una conoscenza che avrei voluto poter conservare per sempre in me. Ho portato con me una particella d’eternità e la sensazione di aver compreso ogni cosa. Tutto era perfetto…
Quando mi risvegliai, si risvegliò anche il dolore (avevo un lungo taglio all’addome) e tutta l’esperienza divenne meno nitida. Non riuscivo a trattenerla. Non ne ho conservato nella memoria che una parte infinitesimale. Da allora però so che l’amore è il segreto della vita, il segreto di Dio e so anche che Dio è questa Luce splendida e meravigliosa e insieme l’energia che impregna l’universo.
Credo in una religione senza frontiere, quella dell’amore che è nel cuore di ogni essere umano e che, al di là dei dogmi, conduce l’uomo a trasformarsi da bruco in farfalla. »

Fonte: http://www.liberamente.co/cms/articles/2013/11/02/l%E2%80%99esperienza-di-premorte-di-nicole-dron

LA NDE DI INGRID HONKALA (08-08-20)

Autorizzazione a pubblicare:
Sì, puoi tradurlo. È  importante che i nostri messaggi di Amore e Luce possano essere trasmessi a chiunque, specialmente durante questi tempi difficili. Per favore condividilo con me quando sarà tradotto (in italiano, non è vero?). Mi piacerebbe vederlo! Grazie mille per aver voluto condividere il mio messaggio, mi sento onorata!

Cordiali saluti, Ingrid

 Sono nata e cresciuta a Bogotà, in Colombia, dove vivevo con i miei genitori e tre sorelle. Fin da piccola i miei genitori hanno scoperto che le mie capacità di apprendimento erano sorprendenti, ma non era tutto.
In seguito hanno anche scoperto che potevo vedere e sentire cose che nessun altro poteva.
Tutto questo sembrava essere legato alle conseguenze di un'esperienza di pre-morte (NDE) quando sono annegata all'età di due anni. Non molto tempo dopo, ho iniziato a comunicare con Esseri di Luce che mi hanno guidato attraverso un viaggio di miracoli, non solo intorno al mondo, ma anche attraverso le barriere del tempo. Con loro, sono stata in grado di accedere a esperienze di vita passate di me stessa e degli altri, nonché a eventi futuri.

Quando è avvenuta la mia NDE, ero solo una bambina. Non avevo idee preconcette su una NDE. All'epoca ero troppo giovane per capire che ero essenzialmente morta. Tutto quello che sapevo era che avevo lasciato il mio corpo e mi ero recata in un luogo di indescrivibile benessere. Tuttavia, questa esperienza non mi sembrava insolita; in qualche modo, ho capito che la vita attuale che stavo vivendo era solo la continuazione di una lunghissima esistenza.

Crescendo e ricordando il mio annegamento, non potetti mai eludere la domanda:
"Come avrei potuto vedere il mio corpo senza vita sebbene fossi ancora viva?"
Questa esperienza mi ha reso chiaro che esisteva un'esistenza oltre il corpo. Come il guscio di un granchio è un'estensione del granchio stesso, anche il nostro corpo non è che un guscio e quando non è necessario cadrà. Prima dei tre anni, avevo il dono di sapere che esistevo da molto tempo. In effetti, sono venuta e andata via molte volte in diversi regni, indossando molte conchiglie diverse.

Sapere che sono un essere eterno di luce mi ha anche liberato dalla paura della morte. Mi sono resa conto che nulla può danneggiare l'essenza di ciò che sono. Durante una delle esperienze di vita più terrificanti in cui ci si potrebbe ritrovare, sono stata in grado di convalidare questa verità per me stessa. In una bellissima spiaggia, mentre stavo per essere uccisa, distolsi lo sguardo dalla scena per ammirare un orizzonte sorprendente. In quell'istante, ho avuto una resa totale e mi sono allineata con la verità che il mio Spirito non può morire. Il primo pensiero che mi è passato per la mente è stato: "Oggi è un buon giorno per morire!"
Come risultato di essere senza paura, la mia mente era lucida e la mia saggezza interiore mi ha guidato a fare i passi necessari per uscire dalla situazione apparentemente impossibile. La conferma che non posso morire mi ha portato a vivere la mia vita senza paura.

Sebbene la mia NDE e le mie esperienze extracorporee (OBE) e di trasformazione spirituale (STE) mi abbiano offerto doni incredibili, ho passato la maggior parte della mia vita a sentirmi diversa e solo per due ragioni: (1) il mio annegamento è avvenuto in giovane età Non avevo mezzi per capire ed elaborare ciò che era accaduto e (2) ho passato più di 40 anni senza conoscere o trovare nessuno con cui parlare e che avesse avuto un'esperienza simile. Le mie NDE  mi hanno aperto porte al di là della comprensione di chiunque in quel momento, e solo in tutti questi anni, grazie all'aiuto e alla guida che ho ricevuto da Spiriti guida, insegnanti spirituali, libri e ora da gruppi come IANDS dove mi sono incontrata tante persone che hanno vissuto esperienze simili, io sono in grado di capirlo e condividerlo.

Tuttavia, per arrivare dove sono oggi, ho dovuto affrontare molte sofferenze. Quando avevo diciannove anni, gli Esseri di Luce mi dissero: "Un giorno le tue esperienze di vita parleranno per te e passerai i nostri insegnamenti agli altri".
Oggi il significato di questo messaggio mi è chiaro, che le mie difficoltà mi permettono di relazionarmi e aiutare gli altri a riconnettersi con la loro saggezza interiore. Le persone non hanno bisogno di essere al buio quando abbiamo tra le mani l'aiuto di cui hanno bisogno per essere nella Luce!

La mia autobiografia, A Brightly Guided Life , rivela come dopo aver avuto un'esperienza di pre-morte all'età di quasi tre anni, i primi scorci del paradiso mi furono rivelati e le porte che mi permettevano di comunicare con Esseri di Luce furono aperte.
Da allora una miriade di esperienze, che molti potrebbero definire mistiche e forse impossibili, hanno attraversato il mio cammino. Tuttavia, gli Esseri di Luce mi hanno chiarito che non sono qui per convincere nessuno di nulla, ma di essere un donatore di Luce.

Per raggiungere questo scopo, sono stata guidata attraverso un fantastico viaggio di sfide, risvegli e miracoli inimmaginabili, e lungo la strada, sono diventata il veicolo per aiutare gli altri a sollevarsi da alcuni degli stati più profondi di disperazione e riportarli indietro alla vita. Aiutando gli altri, sono stata anche in grado di prendere coscienza delle mie ombre e anche di superarle.
Per tutte queste esperienze, sarò per sempre grata. Ora voglio continuare a risvegliarmi, crescere e dare tutto quello che posso a chiunque sia aperto all'ascolto.

ALCUNE CONSIDERAZIONI DEL WM:

Dal video che potete trovare sul sito della dr.ssa Honkala, emergono importanti dettagli sulla sua NDE.
Durante l'uscita dal corpo ella vide sua madre che si stava recando al lavoro e che improvvisamente rientrava a casa, perchè aveva percepito un grave pericolo, sebbene Ingrid con le sue sorelline fosse stata affidata ad una baby sitter non molto attenta che, invece di  sorvegliare le bambine, si era buttata sul letto per seguire una soap opera alla radio.
 Ingrid e le sorelle, allontanatesi da casa, avevano deciso di giocare a pallanuoto dentro una grossa vasca piena d'acqua, ma per prendere il pallone, Ingrid cadeva, affogando.  Dopo i primi attimi di panico, si veniva a trovare in un mondo di bolle luminose che fluttuavano intorno a lei e poi, ad un certo punto, vide il suo corpicino esanime che giaceva sul fondo della vasca.
Uscita dal corpo, Ingrid vide la baby sitter stesa sul letto e poi fu in grado di riferire persino il titolo del programma seguito dalla donna. Sempre durante la fase di uscita dal corpo, Ingrid capì che poteva spostarsi nello spazio e nel tempo a sua volontà ed in maniera istantanea a prova del fatto che l'Anima conosce cose che non sono alla portata di una bambina di tre anni, conoscenze che riemergono durante una NDE ma che persistono per tutta la vita. 
Ovviamente la madre riuscì a tirar fuori la piccola dalla vasca e a rianimarla, ma Ingrid avrebbe preferito rimanere in quel bellissimo regno di luce che aveva visitato. Da allora non ha più paura della morte e si è dedicata con grande impegno a diffondere la sua storia con libri, video e conferenze pur lavorando come Biologa Marina/Oceanografa con la NASA.

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Sito Web : https://www.ingridhonkala.com