Clic per tornare all'indiceTRADUZIONE DELLE NDEs

 PIU'SIGNIFICATIVE. (PAG 8)

Secondo gli Esseri di Luce,  "...lo scopo del tempo e dell'esperienza terrena
è quello di aiutarci a ricordare chi siamo veramente."

 

-----------------------------------------
 

NDE CONDIVISA DI JEFF OLSEN 09-09-20

Una delle prove più schiaccianti della realtà del fenomeno NDE è la condivisione delle visioni con soggetti sani e non certamente in punto di morte. In questo caso, un Medico del Pronto Soccorso
(il Dr. O'Driscoll) ed un'infermiera, hanno visto esattamente quel che ha visto il loro paziente. Chiedo agli scettici di riflettere sulle loro teorie negazioniste,
please!
++++++++++++++++++++++++++++++++++++++

L'incidente è avvenuto mentre stavamo tornando a casa nostra a Bountiful, Utah, da una visita ai parenti nella parte meridionale dello stato. Mia moglie, Tamara, dormiva accanto a me e  nostro figlio di sette anni, Spencer, era sul sedile posteriore e giocava con i suoi giocattoli. Il nostro secondo bambino, Griffin, dormiva nel suo seggiolino per auto. La strada si estendeva davanti a me e i miei occhi si fecero pesanti.
Mi sentivo come se avessi sbattuto le palpebre solo per un secondo.

Era tutto quello che ci voleva.
Ho perso il controllo. L'auto rotolò, i finestrini che esplodevano, la ghiaia che volava, mentre giravamo più e più volte finché non persi conoscenza. Mi sono svegliato solo per un secondo dopo che ci siamo fermati. Ho sentito un dolore orribile e ho sentito Spencer piangere sul sedile posteriore. Tutto è diventato di nuovo nero. Ero terrorizzato. Dov'è la mia famiglia? Sono al sicuro?
Poi, all'improvviso, ero calmo. Il dolore era sparito. Mi sono guardato intorno. Stavo fluttuando sopra il nostro incidente d'auto.
Prima che potessi reagire, sentii una presenza vicino a me. Era Tamara. Eravamo circondati da una bolla di luce che emanava una pace completa . Allora ho capito che se n'era andata, ma era come se il mio dolore fosse sospeso. Tutto quello che potevo sentire era serenità. Mi chiedevo se stessimo andando in paradiso.
Tamara mi guardò, il suo viso serio. "Jeff, non puoi essere qui", ha detto. "Devi tornare indietro." Come potrei? Lei era qui. Poi ho ricordato le grida di Spencer. Era ancora vivo. Aveva bisogno di me. Sapevo di dover fare una scelta. Ho attirato Tamara vicino a me. "Arrivederci", ho detto. Lascio andare. Poi mi sono sentito allontanarmi da Tamara e dalla luce confortante ...

DR. JEFF O'DRISCOLL: Avevo appena finito il mio giro al pronto soccorso quando ho saputo che era stato portato un paziente. Incidente d'auto. Il figlio maggiore ha riportato ferite lievi. Il padre aveva gravi ferite e necessitava di un intervento chirurgico.
 La madre e il bambino non ce l'avevano fatta. Fu allora che Rachel, un'infermiera del pronto soccorso, mi afferrò il braccio.

"Vieni a vedere questo", ha detto. "Sua moglie è ... qui."

Sapevo esattamente cosa intendeva. Rachel e io avevamo scoperto di avere qualcosa in comune. Dopo che ci conoscevamo da un paio di mesi, Rachel ha confidato che a volte vedeva o sentiva cose che non poteva spiegare. Cose che non avevano alcun senso logico, che mostravano una mano divina al lavoro - e ho rivelato che lo facevo anch'io. Ero abituato a tenere per me queste esperienze, per timore che i miei colleghi potessero mettere in dubbio la mia credibilità. Ma Rachel era una confidente con cui ho potuto discutere alcuni dei miracoli a cui abbiamo assistito.
Per me, questi incontri sono iniziati molto prima che diventassi un medico. La prima volta che è successo, avevo 16 anni. Ero un ragazzo ribelle. Una sera ero fuori con alcuni amici, guidando troppo veloce lungo strette strade di campagna. Mentre ci avvicinavamo a una brusca svolta, ho sentito una voce chiara nella mia testa. "Devi rallentare." Ho frenato proprio quando un'altra macchina ha svoltato la curva. Ci siamo scontrati, ma poiché avevo rallentato nessuno è rimasto ferito.
In seguito ho capito di chi avevo sentito la voce . L'unica persona che ascolterei: mio fratello maggiore. Stan era morto cinque anni prima in un incidente agricolo, ma avrei riconosciuto la sua voce ovunque.
Da allora, ho avuto più di queste esperienze. Mi avevano aiutato come medico di pronto soccorso alcune volte. Come la volta in cui un uomo è arrivato da un incidente in moto con ferite lievi. Stavamo per rilasciarlo, ma qualcosa mi diceva che aveva bisogno di una TAC. Non c'era una spiegazione medica per questo, ma la sensazione era così forte che alla fine ne ordinai uno. La scansione ha mostrato sanguinamento nel cervello. La mia misteriosa intuizione, o qualcosa di più, probabilmente gli ha salvato la vita.
Mi ero abituato a questi momenti e quando avevo bisogno di ascoltarli. L'uomo nell'incidente d'auto non era un mio paziente.
Altri medici stavano già lavorando su di lui. Ma quando Rachel è venuta a prendermi sapevo che dovevo andare.

OLSEN:  Improvvisamente, ero in ospedale. Non ero ancora tornato nel mio corpo: ero ancora senza peso, senza dolore. Mi muovevo liberamente per i corridoi, osservando le persone intorno a me. In qualche modo, sono stato in grado di vedere le loro intere vite mentre le guardavo. Le loro storie, le loro paure, le loro esperienze. Non ho sentito alcun giudizio verso nessuno di loro.
Ero pieno dell'amore e dell'unità più incredibili con ciascuno di loro.
Alla fine ho raggiunto una stanza e un corpo con cui non sentivo alcun legame. Il paziente era in condizioni terribili ei medici gli correvano intorno. Le sue gambe erano schiacciate, il suo addome un disastro, il suo braccio destro era stato quasi strappato via. Aspetta , ho pensato. Quello sono io? Riconoscevo la mia faccia adesso. Ero inorridito. Non potevo tornare indietro!
 Poi mi venne in mente quello che aveva detto Tamara. Ho pensato a Spencer. Non potevo lasciarlo solo.
Ho lasciato andare e ho scelto di muovermi verso la barella. La pesantezza è stata la prima cosa che ho notato, poi è arrivato il dolore orribile. Ma la parte peggiore era la colpa. Mi ha colpito come un maremoto. Tamara e Griffin erano scomparsi. Anche se percepivo i medici su di me, che lavoravano furiosamente per salvarmi la vita, l'unica cosa che riuscivo a pensare era: era colpa mia.

O'DRISCOLL: Rachel e io eravamo sulla soglia. La stanza era rumorosa. Un team di medici ha lavorato per stabilizzare il paziente. Mentre guardavo, i suoni intorno a me svanirono. Non riuscivo nemmeno a sentire Rachel parlare accanto a me. Ho percepito una presenza divina nella stanza. E poi ho notato una luce. Dentro c'era la forma di una donna, che galleggiava sopra il letto del paziente. Aveva capelli biondi ricci e fluenti ed era vestita in varie tonalità di bianco. La sua forma era quasi trasparente e lo sguardo sul suo viso era sereno. Aveva un aspetto vibrante, ultraterreno: sapevo per natura che quella era la moglie dell'uomo. La presenza divina nella stanza mi stava permettendo di vedere la sua anima eterna.
Mi sorrise, come se mi conoscesse da sempre. Ho percepito la sua immensa gratitudine verso i medici che stavano lavorando per salvare suo marito. Ha guardato direttamente me e di nuovo suo marito, poi di nuovo me. I suoi occhi erano attenti.
Poi tutto è tornato lentamente alla normalità. Potevo sentire i dottori parlare, e potevo sentire di nuovo Rachel.
"L'hai vista anche tu?" lei chiese. Ho guardato di nuovo. La moglie del paziente se n'era andata.
Il chirurgo traumatologico ha portato l'uomo in chirurgia.
Quando tutto fu finito, dissi a Rachel quello che avevo visto ma, a parte questo, rimasi zitta. Speravo che l'uomo si riprendesse e si riunisse a suo figlio. Allora non capii che non sarebbe stata la fine della nostra storia.

OLSEN: Dopo alcuni mesi e 18 interventi chirurgici , sono finalmente passato all'ala di riabilitazione. Una notte, pochi giorni prima del mio rilascio, caddi in un sonno profondo e feci un sogno più potente di qualsiasi altro avessi mai fatto. Mi trovavo in un grande campo. Tornò la serenità che avevo provato nella bolla di luce il giorno dell'incidente. Il mio corpo era guarito e potevo camminare liberamente. Mi sentivo leggera e ho iniziato a correre. Ho notato un corridoio apparire alla mia sinistra. Sono entrato e l'ho seguito fino alla fine. Ho trovato Griffin lì, addormentato nella sua culla. Sembrava perfetto. Le lacrime mi riempirono gli occhi mentre lo sollevavo e lo tenevo vicino. Potevo sentire il suo respiro sul mio collo mentre lo cullavo.
Non credo che riuscirò mai a perdonarmi, ho pensato.
Poi ho sentito una presenza divina dietro di me. Trasudava puro amore. Era come l'amore che avevo provato per le persone in ospedale il giorno dell'incidente, senza giudizio. Ora capivo che mi era stato mostrato un assaggio del tipo di amore completo che Dio aveva per me. Ho sentito due braccia avvolgere me e Griffin, avvolgerci. Una voce rassicurante disse: "Non c'è niente da perdonare".

O'DRISCOLL: Rachel alla fine mi ha incoraggiato a condividere ciò che avevo visto con questa paziente. Ero riluttante - non avevo mai detto ai pazienti quello che avevo visto prima - ma alla fine acconsentii.
Quando siamo entrati nella sua stanza, ho visto che la sua gamba era stata amputata e sapevo che stava ancora combattendo una grave infezione. Inoltre, sembrava emotivamente esausto.
Ho lasciato che fosse Rachel a parlare per la maggior parte del tempo. Le ha detto tutto. La mia esperienza di una presenza divina, poi il vedere sua moglie fluttuare sopra di lui nella stanza, il suo aspetto, il suo sentimento di gratitudine verso i dottori. Le lacrime gli scorrevano lungo le guance.
"Suona proprio come se fosse Tamara", ha detto. “Grazie per avermi detto questo.
Ho avuto la mia esperienza il giorno dell'incidente. "
Ho ascoltato mentre descriveva di aver avuto un'incredibile esperienza fuori dal corpo. Mentre parlava, ho iniziato ad avere un'intensa sensazione che fossimo stati uniti e che avremmo dovuto rimanere in contatto. Ho scritto il mio nome e il mio numero di cellulare da dare a quest'uomo.
"Se hai mai bisogno di parlare con qualcuno, per favore contattaci. Sono Jeff O'Driscoll."
"Jeff Olsen", rispose, stringendomi la mano.

OLSEN: Dopo essere stato dimesso dall'ospedale, sono rimasto a casa di mio fratello per continuare la mia guarigione. Non ho dimenticato la straordinaria esperienza che avevo avuto durante l'ala di riabilitazione, ma sentivo che non importava quello che aveva detto quella voce divina, avevo fatto qualcosa che era imperdonabile . Per come la vedevo, avevo distrutto la vita di tutti nella mia famiglia. Non meritavo di portare questo fardello?  Un pomeriggio, ho ricevuto una chiamata. Era il dottor Jeff O'Driscoll, l'uomo che mi aveva visitato mentre ero nell'ala di riabilitazione. Non lo sentivo da tempo e non lo avevo contattato; Ero stato troppo sopraffatto. Mi ha detto che voleva passare e vedere come stavo. Toccato, ho accettato.
Non appena Jeff ha varcato la soglia, mi sono sentito a mio agio. Sapevo di potermi fidare di lui perché entrambi eravamo stati parte della stessa strana esperienza divina. Abbiamo iniziato a parlare. Ho condiviso il sogno che avevo fatto con lui e lui ha ascoltato in silenzio. Avevo tenuto tutto per me ed era un tale sollievo avere qualcuno con cui parlare.
Quando sono arrivato alla parte in cui ho menzionato la voce che mi diceva che non c'era niente da perdonare, Jeff mi ha fermato.

"Jeff", ha detto. "Quella voce? Devi trovare un modo per ascoltarla. "

O'DRISCOLL:
Da quel giorno, Jeff Olsen e io siamo diventati amici. Ci sono state alcune volte durante la sua guarigione che ho sentito una spinta a raggiungerlo e l'ho fatto. Fu solo anni dopo che mi disse quanto fossero importanti questi momenti.

OLSEN: Mesi dopo l'incidente, ho dovuto affrontare l'arduo compito di disfare le valigie dall'incidente. Erano rimasti seduti intatti dopo essere stati rimossi dalla nostra macchina. Non pensavo di poter sopportare di vedere le cose di Tamara, mentre spiegava tutti i vestiti di Griffin. Non potevo parlare con la mia famiglia di cose del genere. Mi hanno già trattato come se fossi fragile. Inoltre, mi sembrava ingiusto scaricare i miei guai su persone che avevano perso anche Tamara e Griffin. In quel momento squillò il telefono. Era Jeff. "Ehi," disse. "Volevo solo controllare e assicurarmi che stessi andando bene." Gli ho detto cosa stavo facendo e Jeff è rimasto al telefono con me, parlandomi attraverso la raffica di emozioni che mi stava colpendo.
Alla fine, sono tornato a lavorare. Stavo ancora lottando per riconciliarmi con me stesso. Alcuni giorni sono stati peggiori di altri. Una sera, tornando a casa dall'ufficio, mi sentii sprofondare nella depressione . Odio ammetterlo, ma ho pensato di farla finita. Tornando a quel luogo indolore che avevo visitato, stando con Tamara e Griffin. Ma quando sono arrivato a casa, ho visto un libro  sulla veranda. Era del dottor Jeff. Aveva scritto un biglietto dicendo che pensava che mi sarebbe piaciuto e voleva che lo leggessi.
Quel libro sembrava un'ancora di salvezza. Mi ha dato un altro motivo per restare.
Jeff ha continuato a raggiungere. Sembrava sempre presentarsi proprio quando ero nei miei punti più bassi, un promemoria che non ero solo. Ogni volta sembrava confermare che condividevamo una connessione divina.
Negli anni successivi, Jeff mi ha aiutato a dare un senso a ciò che non riuscivo a spiegare. Parlare della mia esperienza con lui mi ha aiutato a riprendermi e ad addolorarmi - alla fine ho perdonato me stesso. Col passare del tempo, è diventato sempre più chiaro che eravamo stati riuniti per un motivo.

O'DRISCOLL:
Jeff e io siamo rimasti in contatto. Ci incontriamo spesso per parlare delle nostre vite e discutere di ciò che abbiamo vissuto. La mia amicizia con Jeff mi ha aiutato a capire che avrei dovuto condividere le mie storie, perché possono aiutare a mostrare agli altri la mano nascosta al lavoro nelle nostre vite.
Vent'anni dopo l'incidente, Jeff si stava preparando a trasferirsi fuori città. Una sera, ero a casa mia a prepararmi per andare a letto, quando ho sentito la presenza di Dio, seguita da una voce. La riconobbi come la voce di Tamara, anche se non l'avevo mai sentita parlare. "Non perdere il contatto con lui, Jeff," disse. "Non lasciare che nulla interferisca con la tua amicizia."
 Un altro messaggio dal cielo, che ricorda a me ea Jeff la profonda connessione che condividiamo.



Fonte: https://www.jeffodriscoll.com/blog/

 

LA NDE di Nicole Dron  (12-08-20)

Questo lungo racconto è particolarmente interessante per vari motivi. e' accaduto nel lontano 1968, in francia e non in usa, quando la ricerca sulle nde era ancora agli albori; poi possiamo trovare molte descrizioni riportate da altri famosi ritornati, dalle tipiche sensazioni di distacco dal corpo, all'autoscopia e persino al sense of humor delle guide, oltre alle promesse del ritorno di cristo e alle catastrofi che si sono poi verificate nel xxi secolo.
----------------------------------------------

La protagonista di questa esperienza di premorte si chiama Nicole Dron, una donna francese che nel 1968 all’età di 26 anni ha vissuto la sua avventura nell’altra dimensione. Nicole Dron è stata una delle prime persone a raccontare la sua esperienza nel 1978, affrontando all’epoca lo scherno e la derisione. Con il passare del tempo è riuscita a superare la sua apprensione e la sua resistenza ed ha accettato di raccontare la sua storia alla televisione e alla radio oltre che di tenere delle conferenze.
« Tutto avvenne nel 1968. Tre settimane dopo la nascita del mio secondo figlio ebbi una grave emorragia. Fui ricoverata in ospedale e operata d’urgenza. Nel corso dell’intervento (isterectomia, o ablazione dell’utero) ci fu una seconda violenta emorragia. Il mio cuore smise di battere, mi fu detto, per circa 45 secondi, con elettrocardiogramma piatto.
Durante quei 45 secondi vissi un istante di eternità!
Ricordo prima di tutto di essermi trovata all’altezza del soffitto. Ero là con tutti i miei pensieri, le mie emozioni, le mie impressioni, con tutto ciò che costituisce il mio essere profondo. Presi coscienza di essere in grado di vedere contemporaneamente da tutti i lati, ma soprattutto provavo un sentimento nuovo e incredibile: quello di esistere fuori dal mio corpo fisico. Vi assicuro che sentirsi vivere al di fuori di sé stessi è una cosa sconvolgente. Presi coscienza che ero l’inquilina del mio corpo, che era steso sul tavolo della sala operatoria. Lo guardai e non lo trovai bello. Ero cadaverica, avevo dei tubi che mi uscivano dal naso e dalla bocca, non ero assolutamente in forma. Cosa che non aveva più alcuna importanza, perché quel corpo non ero io, non era che il mio veicolo. Sentii il chirurgo esclamare: «Mi sfugge dalle mani!». Queste parole mi furono confermate un mese dopo dall’infermiera che aveva assistito all’operazione. Non rimasi a lungo in quella sala operatoria, perché pensai a mio marito e a mio suocero che erano in attesa nella sala d’aspetto. Pensando a loro, istantaneamente mi ci trovai accanto. Presi coscienza del fatto di poter attraversare i muri. Tutto mi sembrava naturale, solo in seguito mi sono chiesta come fosse stato possibile! Come avevo potuto attraversare i muri e ritrovarmi in quella sala d’aspetto, dal momento che non sapevo dove fosse ubicata?
Constatai che in quella sala d’attesa non c’erano sedie, cosa che mio marito mi confermò in seguito. Vedevo che mio marito e suo padre andavano su e giù per la stanza e io cercavo di manifestarmi a loro, ma invano. Non mi vedevano. Non capivo cosa stesse succedendo, provavo una sorta di disperazione per non essere in grado di comunicare con le persone che amavo. Tentando di farmi percepire, posai la mano (del corpo più sottile nel quale ora mi trovavo) sulla spalla di mio suocero, e la mia mano attraversò il suo corpo!
Al tempo stesso però prendevo coscienza di una facoltà nuova: quella di penetrare tutto ciò che esiste. Non ho mai perduto la nozione di essere “me stessa”, ma avevo l’impressione di occupare più spazio, e mi trovai nel cuore di mio marito. Conoscevo tutti i suoi pensieri e anche l’essenza del suo essere, ciò che egli valeva come essere umano. La stessa cosa avvenne con mio suocero. I miei suoceri avevano perduto il loro primo figlio all’età di 25 anni: il ragazzo era annegato nel vano tentativo di salvare un amico. Di conseguenza avevano concentrato tutto il loro amore sul loro secondo e ultimo figlio, che a quell’epoca aveva 14 anni. Quando in seguito era divenuto mio marito, io avevo avuto l’impressione di aver portato via il loro figlio e credevo che essi non mi amassero per me stessa, ma soltanto in base alla mia capacità di renderlo felice. E questo mi faceva soffrire. Ed ecco che ora che potevo leggere nel cuore di mio suocero mi rendevo conto di tutta la compassione e di tutto l’affetto che egli nutriva per me ed ero capace di vedere al di là delle mie proiezioni.

In seguito mi trovai in un abisso di tenebre, di silenzio. Ero sola al mondo, in un nulla infinito e avrei dato qualunque cosa pur di sentire un rumore e vedere qualcosa. Non so quanto tempo sia durato quello stato. Forse una frazione di secondo? Il tempo non esisteva. Pensai: “Ecco qui ragazza mia, sei morta”. E tuttavia non ero morta perché esistevo. Mi tornò alla memoria una frase che mi era stata insegnata al catechismo quando ero bambina: “Si vive fino alla fine dei tempi, fino alla resurrezione finale”. In quel contesto, l’idea di vivere in quel nulla e in quelle tenebre mi sembrava insopportabile.
Qualcosa dentro di me invocò aiuto e da lontano vidi una luce. A partire da quel momento non fui più sola al mondo. Fui proiettata ad una velocità prodigiosa verso quella Luce, e via via che mi avvicinavo la Luce divenne sempre più grande fino a occupare tutto lo spazio. Le tenebre si rischiararono, avvertii distintamente delle presenze intorno a me, senza peraltro vederle, ma soprattutto sentivo nascermi in cuore una gioia infinita, una gioia mille volte più grande di tutte le gioie che avevo potuto sperimentare su questa terra.
E così entrai nella Luce. Là non ci sono più parole… Questa luce era anche un oceano di amore, ma di un amore puro, che si offre senza chiedere niente, un amore-sole, e io ero l’amore. Ero immersa in un oceano di amore, amata per quello che ero, lontana da tutte le preoccupazioni e le agitazioni della terra! Non avevo più coscienza del tempo e dello spazio, ma ero consapevole di essere, di essere sempre stata. Avevo compreso di essere una particella di questa luce ed ero eterna. In quella pienezza e in quella pace immensa compresi il senso delle parole: “Io sono”. Era come se, restando me stessa, io divenissi tutto e ritrovassi la mia natura reale. Avevo ritrovato la mia patria. Ero divenuta amore ed ero la vita. Come fare, mio Dio, a condividere quest’esperienza? Se ognuno di noi potesse viverla anche per un solo istante, su questo pianeta non ci sarebbero più miseria, violenza e guerra.
In quella luce vidi venire verso di me un giovane luminoso. Il mio cuore si riempì di gioia perché riconobbi mio fratello. Quando io avevo 11 anni, i miei genitori avevano perduto un bambino di 7 mesi. Io adoravo quel piccino, ero la sua mammina. Dopo la sua morte i miei genitori ed io avevamo vissuto quella sofferenza così ben espressa da queste parole di Victor Hugo: “Un solo essere vi manca, e tutto è deserto”. Ma ora lui era davanti a me, vivo! Ed io ero felice, ero tanto felice! Mi trovai fra le sue braccia. Era solido e anch’io lo ero. Comunicavamo col pensiero e i sentimenti, e io gli “dissi”: “Come sarebbero contenti di vederti papà e mamma!”.
Lui mi disse che ci aveva sempre seguiti e accompagnati nella nostra vita, e io capii che i legami d’amore non muoiono mai. Come facevo ad esser certa che quell’essere era mio fratello? Evidentemente c’è una grande differenza fra i tratti fisici di un bebè e quelli di un adolescente. E tuttavia io so con assoluta certezza che era lui. Penso che si tratti di un riconoscimento fra anime…
Incontrai anche il fratello di mio marito, Jacques, che avevo visto soltanto in fotografia. Fui sorpresa e felice di constatare che mi voleva bene e che mi conosceva. Egli mi mostrò le circostanze del suo decesso e quanto i suoi genitori avessero sofferto, in particolare mia suocera. Mi augurai di non dover mai affrontare nella mia vita una simile prova.
Incontrai anche degli esseri che non avevo mai visto sulla terra. E tuttavia li conoscevo e provavo una felicità immensa rivedendoli. Essi leggevano in me come in un libro aperto e avrei voluto poter mostrar loro solo aspetti positivi di me stessa.
So che questi esseri mi accompagnano e mi guidano nella vita.
Tutti questi incontri ebbero luogo in un paesaggio inondato di luce, di bellezza e di pace. Ero in un bellissimo giardino, la natura era magnifica. L’erba era più verde di quella terrena, c’erano altri fiori, altri colori, i suoni stessi si trasformavano in colori. E tutto questo creava un’armonia, un’unità tale che compresi la sacralità della vita. Tutto viveva, un semplice filo d’erba mi rapiva perché vedevo in esso le molecole della vita, vedevo la loro luce interiore. Pensai allora che al di là della sofferenza umana che proviamo quando muoiono le persone che amiamo, dovremmo gioire sapendo che stanno ritrovando la Vita.
Ho rivissuto la mia vita a rovescio, dai miei 26 anni all’epoca della mia nascita. Accanto a me c’era un Essere di Luce, una creatura che il mio cuore conosceva. Non so descrivere la radiazione e la forza d’amore che emanava.
Mi accorsi in seguito che aveva anche molto humour.
Udii la sua voce che sembrava venire dal fondo dell’universo, una voce possente e dolce al tempo stesso. Una voce fatta di forza e d’amore che mi domandò: “Come hai amato e che cosa hai fatto per gli altri?”. Compresi immediatamente l’importanza della domanda. Al tempo stesso ebbi la visione di una moltitudine di esseri con le braccia tese al cielo, in atteggiamento implorante. Sapevo che quegli esseri soffrivano e io percepivo tutte le loro sofferenze. Che cosa avevo fatto per loro? Non ero stata cattiva, ma non avevo fatto niente di particolare. La domanda che mi era stata rivolta esigeva, per usare le parole di Emerson, “di fare tutto il bene che esiste nell’individuo”, e io capivo adesso che ciò richiedeva tanto amore. Richiedeva anche una crescita, una trasformazione, che a sua volta avrebbe aiutato gli altri a trasformarsi. Sentii allora che l’umanità è un solo essere le cui membra sono interdipendenti una dall’altra per il loro progresso e la loro sopravvivenza. Mi ridestai a una responsabilità nuova. La comprensione di tutto ciò, semplice in apparenza, continua ad approfondirsi nel tempo.
Tutta la mia vita era là, con tutte le gioie, le aspettative, le speranze e le sofferenze che ne avevano fatto parte. Ritrovai le mie emozioni di bambina, riscoprii certi episodi dimenticati, rividi tutte le motivazioni degli anni che avevo vissuto: non è possibile nascondere niente, tutto è scritto nel grande libro della vita. Era sconvolgente, perché durante quel bilancio io ero al tempo stesso colei che riviveva ogni situazione con tutte le emozioni che l’accompagnavano ed ero anche l’altra parte di me stessa, quella che non provava emozioni e che era soltanto saggezza, conoscenza, amore e giustizia. Era questa pura luce, quest’altra parte di me stessa, che valutava la mia vita e rendeva chiara ogni cosa. Compresi tutti i miei meccanismi psicologici, ne vidi i funzionamenti, vidi i miei limiti, le mia carenze e tante altre cose più sottili che non sono ancora riuscita a tradurre in parole.
Presi coscienza del bene e del male che avevo fatto senza rendermi conto delle ripercussioni che i miei atti e i miei pensieri avrebbero avuto in me stessa e nelle persone che mi stavano vicine. Mi resi conto di ciò che provavano coloro ai quali avevo fatto del bene e coloro verso i quali mi ero comportata in modo sgradevole.
Questa grande coscienza valuta la nostra vita in base a criteri di amore assoluto e saggezza, e noi ci rendiamo conto delle nostre manchevolezze, miserie e debolezze. Allora si rimpiange il tempo passato alla ricerca di falsi valori e si rimpiange di non avere veramente vissuto. Questa presa di coscienza si accompagna anche alla compassione per sé stessi perché si scopre che l’ignoranza, la paura, i condizionamenti, le debolezze ci hanno allontanati da ciò che in realtà siamo e da ciò che avremmo potuto realizzare nella vita.
Mi fu mostrata la mia vita dopo il mio ritorno sulla terra. Prima però mi era stato chiesto se desideravo restare o tornare a vivere. La mia anima voleva restare, ma aveva pensato ai miei due bambini che avevano bisogno della loro mamma. Mi fu detto anche che quando fossi ritornata avrei necessariamente dimenticato molte delle cose che avevo vissuto. Malgrado il mio desiderio di fissare dentro di me tutte quelle conoscenze, so che molte sono svanite: non ho potuto portare con me che qualche briciola, e me ne dispiace.
Quando dico “mi fu mostrato”, “mi fu detto”, voglio dire che ricevevo queste informazioni da un essere (per esempio mio fratello) o dalla grande luce. Era come se fossi in una classe senza professori.
Vidi dunque i miei figli crescere ed ero fiera di loro. Mi fu mostrato che i miei suoceri e mia nonna avrebbero lasciato questa terra quasi nello stesso periodo e che due di loro se ne sarebbero andati a tre settimane di distanza, cosa che mi colpì. Mio suocero e mia nonna ci hanno lasciati 13 anni dopo quest’esperienza, a tre settimane esatte di distanza uno dall’altro, e mia suocera morì l’anno successivo… Avevo rivelato queste informazioni a mio marito e ai miei genitori che ne erano rimasti molto turbati.
So di aver saputo molte cose, ma le ho dimenticate. Mi fu detto che Dio era la forza, la vita e il movimento, che la vita esisteva ovunque nell’universo, che quando morirò non mi sarà chiesto a quale religione, filosofia o razza appartengo, ma come ho amato e che cosa ho fatto per gli altri, perché l’unica cosa importante è la qualità interiore di un individuo.
Mi fu detto anche che tutto ciò che andava nel senso dell’unità era positivo e che la mia vita rapportata all’eternità corrispondeva a un battito di ciglia della mia propria vita.
Mi fu mostrato anche il futuro dell’umanità. Vidi che la nostra terra sarebbe stata oggetto di grandi capovolgimenti e che noi avremmo attraversato delle grandi prove, delle grandi tribolazioni, perché avevamo una tecnologia avanzata, molta scienza, ma poca fraternità e saggezza. E mi fu mostrato tutto quello che minacciava di avvenire se non avessimo cambiato. Insisto sul “se” perché è determinante.
Mi fu detto che eravamo come a un crocevia e che niente era ineluttabile, tutto dipendeva dalla nostra capacità di amare e di agire con saggezza. Avvertii comunque l’urgenza estrema di una grande trasformazione individuale e planetaria dell’umanità e la necessità di instaurare la pace e la tolleranza in noi e intorno a noi per vivere in armonia e nel rispetto di tutto ciò che vive.
Vidi anche che avevo già vissuto su questa terra. Mi furono mostrati spezzoni di altre vite e il legame che le collegava tutte. Mi fu detto che si ritorna su questa terra finché non si acquisisce sufficiente amore e saggezza: è tutta questione di evoluzione. Nello stato in cui ero, trovavo tutto molto logico ed evidente. In seguito, quando fui ritornata nel corpo, questo ricordo mi è risultato sconvolgente; sono però intimamente convinta che questo concetto delle “vite successive” non deve far discutere, nel senso che non è importante far propria una credenza o una convinzione, ma trasformarsi. A livello di assoluto, al di là del tempo e dello spazio, non c’è che la vita, la Grande Vita… Ma nella nostra dimensione, limitata dallo spazio e dal tempo, noi prendiamo coscienza soltanto di un segmento, di una parte di questa vita che scorre tra la nascita e la morte, e pensiamo che questa piccola vita sia tutto quello che c’è da conoscere. Invece non è così.
Mi fu detto anche che il Cristo sarebbe ritornato sulla terra e che il suo ritorno era imminente. Io però non so più se ad incarnarsi sulla terra sarà un’entità come il Cristo oppure se è questa grande coscienza, questa grande vita che circola in noi come potenzialità che deve risvegliarsi alla dimensione cristica; so che piansi perché avevo capito che l’unica cosa che poteva salvarci era la sua venuta.
Il Cristo, così come l’ho compreso nel corso della mia esperienza (ma non ho certo la pretesa di aver capito tutto il suo mistero), rappresenta tutta la pienezza della vita in tutto ciò che esiste, ed è la coscienza, l’amore e la vita che si manifestano totalmente nell’essere umano e nell’umanità liberata dalle sue miserie umane. Il Cristo non appartiene a nessuna religione perché è nel cuore di ognuno, è la pienezza di Dio nell’uomo. Ero emozionata e capivo che ciò che ci salverà da noi stessi ed eviterà guerre, catastrofi e calamità sarà il risveglio di questa dimensione di Cristo in noi tutti.
Ricordo anche di essere andata di piano in piano, di livello in livello. Avevo l’impressione di penetrare profondamente nella mia coscienza che si manifestava attraverso una lucidità ed una comprensione interiore che crescevano continuamente. Mi ritrovai poi in una città di luce, d’oro e pietre preziose, la gloria delle glorie.
Mi sentivo trasportata ed innalzata al livello più alto. Compresi allora più profondamente il senso dei 26 anni che avevo trascorso sulla terra e ciò che avevo fatto di quest’opportunità. Poi mi fu mostrato che avrei avuto molte prove e sofferenze nel tempo che mi restava da vivere sulla terra. Mi sono vista piangere molte volte e chiesi il perché di queste prove. Mi fu detto allora che le avevo accettate prima di nascere, perché grazie ad esse sarei cresciuta. Pregai allora che mi fossero date tutte le esperienze e le prove necessarie per arrivare allo scopo finale nel corso di una sola vita, perché non volevo tornare di nuovo sulla terra. Capivo che l’inferno era sulla terra ed ero pronta alle più grandi rinunce e ai più grandi sacrifici pur di non dover ritornare. Mi fu però fatto capire che non era possibile caricarmi più di quanto le mie spalle fossero capaci di sopportare.
Potrà apparire stravagante o contro natura desiderare una cosa simile. Grazie a Dio, non sono masochista, amo la vita, ma in quello stato di coscienza sublime non avevo che un solo desiderio: arrivare il più presto possibile allo scopo, cioè riuscire a fondermi con quello splendore. Sulla terra ci si rivolta alle sofferenze e alle malattie. Ma “dall’altra parte” se ne capisce il perché e se ne vedono i risultati, e tutto diviene chiaro.
Vidi poi venire verso di me un essere molto bello. Mi è impossibile dire se fosse un uomo o una donna, perché era virile e femminile al tempo stesso. Avevo l’impressione di conoscerlo fin dalla notte dei tempi e volevo fondermi con lui. Gli dissi: “Voglio unirmi per sempre a te…” Ed in quel momento presi coscienza del fatto che quell’essere ero io, ma io alla fine dei tempi, io totalmente realizzata. Fu quella una grande lezione di umiltà, perché misurai tutto il cammino che mi restava da percorrere per divenire ciò che sono… Capivo che il tempo non era che la distanza che mi separava da me stessa. La mia incapacità di vivere la pienezza di ciò che sono attira le esperienze necessarie per acquisire ciò che mi manca.
Mio fratello ed io ci salutammo. Lui mi consigliò di non parlare delle mie esperienze al mio risveglio e di aspettare 17 anni prima di darne testimonianza, perché prima di quel tempo sarebbero state considerate come un trauma conseguente allo shock operatorio.
Non ricordo di essere uscita dal mio corpo, ma ricordo di esserci rientrata passando per la testa e di essermici infilata come in una calza. La pienezza svanì, la libertà si dileguò, finì la sensazione di essere uno e tutto al tempo stesso. Si rientra nel proprio corpo come dentro una scatola. Si dimentica che gli altri fanno parte di noi stessi, sono noi stessi, e ci si fa reciprocamente del male…
Mi fecero risvegliare rapidamente. Al mio risveglio avevo nelle orecchie una musica sublime, una sinfonia infinita, di una dolcezza che mi faceva fondere d’amore. Ho cercato in seguito di ritrovare quella musica ascoltando musica sacra e classica, ma invano. Dietro a quella musica c’era un senso di completezza, una pace infinita, una pienezza, una conoscenza che avrei voluto poter conservare per sempre in me. Ho portato con me una particella d’eternità e la sensazione di aver compreso ogni cosa. Tutto era perfetto…
Quando mi risvegliai, si risvegliò anche il dolore (avevo un lungo taglio all’addome) e tutta l’esperienza divenne meno nitida. Non riuscivo a trattenerla. Non ne ho conservato nella memoria che una parte infinitesimale. Da allora però so che l’amore è il segreto della vita, il segreto di Dio e so anche che Dio è questa Luce splendida e meravigliosa e insieme l’energia che impregna l’universo.
Credo in una religione senza frontiere, quella dell’amore che è nel cuore di ogni essere umano e che, al di là dei dogmi, conduce l’uomo a trasformarsi da bruco in farfalla. »

Fonte: http://www.liberamente.co/cms/articles/2013/11/02/l%E2%80%99esperienza-di-premorte-di-nicole-dron

LA NDE DI INGRID HONKALA (08-08-20)

Autorizzazione a pubblicare:
Sì, puoi tradurlo. È  importante che i nostri messaggi di Amore e Luce possano essere trasmessi a chiunque, specialmente durante questi tempi difficili. Per favore condividilo con me quando sarà tradotto (in italiano, non è vero?). Mi piacerebbe vederlo! Grazie mille per aver voluto condividere il mio messaggio, mi sento onorata!

Cordiali saluti, Ingrid

 Sono nata e cresciuta a Bogotà, in Colombia, dove vivevo con i miei genitori e tre sorelle. Fin da piccola i miei genitori hanno scoperto che le mie capacità di apprendimento erano sorprendenti, ma non era tutto.
In seguito hanno anche scoperto che potevo vedere e sentire cose che nessun altro poteva.
Tutto questo sembrava essere legato alle conseguenze di un'esperienza di pre-morte (NDE) quando sono annegata all'età di due anni. Non molto tempo dopo, ho iniziato a comunicare con Esseri di Luce che mi hanno guidato attraverso un viaggio di miracoli, non solo intorno al mondo, ma anche attraverso le barriere del tempo. Con loro, sono stata in grado di accedere a esperienze di vita passate di me stessa e degli altri, nonché a eventi futuri.

Quando è avvenuta la mia NDE, ero solo una bambina. Non avevo idee preconcette su una NDE. All'epoca ero troppo giovane per capire che ero essenzialmente morta. Tutto quello che sapevo era che avevo lasciato il mio corpo e mi ero recata in un luogo di indescrivibile benessere. Tuttavia, questa esperienza non mi sembrava insolita; in qualche modo, ho capito che la vita attuale che stavo vivendo era solo la continuazione di una lunghissima esistenza.

Crescendo e ricordando il mio annegamento, non potetti mai eludere la domanda:
"Come avrei potuto vedere il mio corpo senza vita sebbene fossi ancora viva?"
Questa esperienza mi ha reso chiaro che esisteva un'esistenza oltre il corpo. Come il guscio di un granchio è un'estensione del granchio stesso, anche il nostro corpo non è che un guscio e quando non è necessario cadrà. Prima dei tre anni, avevo il dono di sapere che esistevo da molto tempo. In effetti, sono venuta e andata via molte volte in diversi regni, indossando molte conchiglie diverse.

Sapere che sono un essere eterno di luce mi ha anche liberato dalla paura della morte. Mi sono resa conto che nulla può danneggiare l'essenza di ciò che sono. Durante una delle esperienze di vita più terrificanti in cui ci si potrebbe ritrovare, sono stata in grado di convalidare questa verità per me stessa. In una bellissima spiaggia, mentre stavo per essere uccisa, distolsi lo sguardo dalla scena per ammirare un orizzonte sorprendente. In quell'istante, ho avuto una resa totale e mi sono allineata con la verità che il mio Spirito non può morire. Il primo pensiero che mi è passato per la mente è stato: "Oggi è un buon giorno per morire!"
Come risultato di essere senza paura, la mia mente era lucida e la mia saggezza interiore mi ha guidato a fare i passi necessari per uscire dalla situazione apparentemente impossibile. La conferma che non posso morire mi ha portato a vivere la mia vita senza paura.

Sebbene la mia NDE e le mie esperienze extracorporee (OBE) e di trasformazione spirituale (STE) mi abbiano offerto doni incredibili, ho passato la maggior parte della mia vita a sentirmi diversa e solo per due ragioni: (1) il mio annegamento è avvenuto in giovane età Non avevo mezzi per capire ed elaborare ciò che era accaduto e (2) ho passato più di 40 anni senza conoscere o trovare nessuno con cui parlare e che avesse avuto un'esperienza simile. Le mie NDE  mi hanno aperto porte al di là della comprensione di chiunque in quel momento, e solo in tutti questi anni, grazie all'aiuto e alla guida che ho ricevuto da Spiriti guida, insegnanti spirituali, libri e ora da gruppi come IANDS dove mi sono incontrata tante persone che hanno vissuto esperienze simili, io sono in grado di capirlo e condividerlo.

Tuttavia, per arrivare dove sono oggi, ho dovuto affrontare molte sofferenze. Quando avevo diciannove anni, gli Esseri di Luce mi dissero: "Un giorno le tue esperienze di vita parleranno per te e passerai i nostri insegnamenti agli altri".
Oggi il significato di questo messaggio mi è chiaro, che le mie difficoltà mi permettono di relazionarmi e aiutare gli altri a riconnettersi con la loro saggezza interiore. Le persone non hanno bisogno di essere al buio quando abbiamo tra le mani l'aiuto di cui hanno bisogno per essere nella Luce!

La mia autobiografia, A Brightly Guided Life , rivela come dopo aver avuto un'esperienza di pre-morte all'età di quasi tre anni, i primi scorci del paradiso mi furono rivelati e le porte che mi permettevano di comunicare con Esseri di Luce furono aperte.
Da allora una miriade di esperienze, che molti potrebbero definire mistiche e forse impossibili, hanno attraversato il mio cammino. Tuttavia, gli Esseri di Luce mi hanno chiarito che non sono qui per convincere nessuno di nulla, ma di essere un donatore di Luce.

Per raggiungere questo scopo, sono stata guidata attraverso un fantastico viaggio di sfide, risvegli e miracoli inimmaginabili, e lungo la strada, sono diventata il veicolo per aiutare gli altri a sollevarsi da alcuni degli stati più profondi di disperazione e riportarli indietro alla vita. Aiutando gli altri, sono stata anche in grado di prendere coscienza delle mie ombre e anche di superarle.
Per tutte queste esperienze, sarò per sempre grata. Ora voglio continuare a risvegliarmi, crescere e dare tutto quello che posso a chiunque sia aperto all'ascolto.

ALCUNE CONSIDERAZIONI DEL WM:

Dal video che potete trovare sul sito della dr.ssa Honkala, emergono importanti dettagli sulla sua NDE.
Durante l'uscita dal corpo ella vide sua madre che si stava recando al lavoro e che improvvisamente rientrava a casa, perchè aveva percepito un grave pericolo, sebbene Ingrid con le sue sorelline fosse stata affidata ad una baby sitter non molto attenta che, invece di  sorvegliare le bambine, si era buttata sul letto per seguire una soap opera alla radio.
 Ingrid e le sorelle, allontanatesi da casa, avevano deciso di giocare a pallanuoto dentro una grossa vasca piena d'acqua, ma per prendere il pallone, Ingrid cadeva, affogando.  Dopo i primi attimi di panico, si veniva a trovare in un mondo di bolle luminose che fluttuavano intorno a lei e poi, ad un certo punto, vide il suo corpicino esanime che giaceva sul fondo della vasca.
Uscita dal corpo, Ingrid vide la baby sitter stesa sul letto e poi fu in grado di riferire persino il titolo del programma seguito dalla donna. Sempre durante la fase di uscita dal corpo, Ingrid capì che poteva spostarsi nello spazio e nel tempo a sua volontà ed in maniera istantanea a prova del fatto che l'Anima conosce cose che non sono alla portata di una bambina di tre anni, conoscenze che riemergono durante una NDE ma che persistono per tutta la vita. 
Ovviamente la madre riuscì a tirar fuori la piccola dalla vasca e a rianimarla, ma Ingrid avrebbe preferito rimanere in quel bellissimo regno di luce che aveva visitato. Da allora non ha più paura della morte e si è dedicata con grande impegno a diffondere la sua storia con libri, video e conferenze pur lavorando come Biologa Marina/Oceanografa con la NASA.

Webmaster


Sito Web : https://www.ingridhonkala.com